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Arte & Cultura

Familiari a noleggio: è già realtà …

Le agenzie di “Rental Family”

E’ uscito un film della regista giapponese Hikari, con il titolo italiano “Rental Family – Nella vita degli altri” che sta facendo molto discutere. Il focus si concentra su un fenomeno presente in Giappone ormai da tempo. Sintetizzando al massimo si affronta il controverso fenomeno sociale delle “famiglie a noleggio”. Di cosa si tratta? Brutalmente detto, ci si riferisce ad un tipo di servizi a pagamento erogati da apposite agenzie per sopperire alla mancanza di figure di familiari vere e proprie. Leggendo tra le righe di questo fenomeno che resiste al tempo e che, forse, è pure in ascesa, si potrebbe interpretarlo come una sorta di extrema ratio per rispondere a situazioni di solitudine. Va anche detto che in società, come quella nipponica, il rispetto di certe formalità è quasi obbligatorio ai fini di essere socialmente accettati. Da qui il bisogno di reperire delle figure familiari vicarie in mancanza dei familiari “autentici”.    

Una vicarianza che non può non far pensare ai vuoti esistenziali che gli attuali schemi sociali “impongono”, essendo il lavoro ormai diventato il centro della vita di molti. Ne discende che a soffrirne sono sicuramente i tempi delle relazioni e delle emozioni alla base dei legami intimi e familiari. Per cui, in una società sempre più fluida, vengono meno quegli spazi deputati alla vicinanza emotiva, e quindi anche le relazioni. Venendo ora alla trama del film, la vicenda principale è quella che ha come protagonista Phillip Vandarploeug, interpretato da Brendan Fraser. Nella finzione filmica Philip è un attore in difficoltà che vive a Tokyo e che per sbarcare il lunario, ad un certo punto accetta un incarico presso un’agenzia di “Rental family” appunto.

Una scelta, questa, che segnerà un vero e proprio cambio di paradigma. Interpretando infatti i vari ruoli che gli vengono proposti, verrà a contatto con l’anima altrui ma anche con la propria. Una finzione, dunque, che lo mette dinnanzi alla cruda realtà dei vuoti esistenziali propri e dei “clienti”. Una solitudine moderna e un isolamento sociale che, peraltro, si sta diffondendo ovunque, Italia inclusa. Si pensi anche al fenomeno degli Hikikomori. Agenzie, dunque, che si incaricano di reperire sul “mercato” dei figuranti per eventi ufficiali come funerali, convention o matrimoni, ma anche per situazioni di più ristretta portata, come eventi scolastici e cene sociali. A dirla con Pirandello appare di schiacciante attualità come l’uomo moderno sia sempre più “uno, nessuno e centomila”.

Maria Teresa Biscarini

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