In Argentina, nato nel 1935 a Monteros, Florencio Roque Fernández è passato alla cronaca con i soprannomi di “Vampiro argentino” e “Vampiro della finestra”, appellativi legati al presunto modus operandi che gli venne attribuito.
La sua figura è tuttora avvolta nel mistero. Le informazioni disponibili sono poche e spesso contraddittorie, tanto che nel corso degli anni realtà e leggenda si sono progressivamente intrecciate. Alcuni sostengono addirittura che non sia mai esistito e che la sua storia sia il frutto del folklore popolare, mentre altri ritengono che sia realmente esistito ma che non sia mai stato formalmente accusato di omicidio.
Secondo la versione più diffusa della vicenda, Fernández sarebbe stato affetto da gravi disturbi mentali caratterizzati da deliri e allucinazioni che lo avrebbero portato a identificarsi con un vampiro. Si racconta inoltre che provasse una morbosa attrazione per il sangue e che, al momento del suo arresto, vivesse in una grotta a causa di una forte fotofobia.
Sempre secondo la leggenda, era solito pedinare le sue vittime per diversi giorni e colpire quando si trovavano sole in casa. Nelle notti primaverili ed estive, approfittando delle finestre lasciate aperte, si sarebbe introdotto nelle abitazioni attraverso di esse per aggredire le vittime, mordendole al collo o recidendo loro la carotide per poi berne il sangue.
La sua cattura sarebbe avvenuta dopo che alcuni testimoni lo videro aggirarsi per le strade alla ricerca di una nuova vittima.
Dichiarato incapace di intendere e di volere, venne internato in un ospedale psichiatrico, dove morì nel 1968.
Ancora oggi la sua storia continua a suscitare dibattiti. L’assenza di prove documentali certe ha portato diversi ricercatori a mettere in dubbio molti degli episodi attribuiti al cosiddetto “Vampiro della finestra”, contribuendo ad alimentare il confine sottile tra cronaca nera e leggenda popolare.
Benedetta Giovannetti


