Image default
Arte & Cultura

Cosa si ascoltava in spiaggia 50 anni fa ?

Abbiamo voluto esplorare i gusti musicali dei giovani nel 1976, anno molto delicato per il paese

Musicalmente parlando, l’estate italiana del 2026 sta fondendo (non solo per il caldo)  le sonorità urban più moderne con melodie raffinate e prestigiose, in un clima in cui i giovani, per quanto riguarda la musica leggera, stanno preferendo il progetto pensato da De Palma, Anitta ed Emis Killa, con il brano “La testa gira”. Angelina Mango e Marco Mengoni hanno creato una sinergia vocale nel singolo “Canto d’amore”, che sta dominando le playlist di streaming e i passaggi radiofonici, facendosi ascoltare in tutte le spiagge. Il ritmo folk sta caratterizzando la bella stagione, con  la proposta di Serena Brancale, Levante e Delia, intitolata “Al mio paese”.

Questo per il presente: ma come erano i gusti musicali dei giovani di 50 anni fa?

Che vinili si facevano girare nei giradischi in quel periodo?

L’estate del 1976 in Italia si accende sotto il sole cocente di una stagione complessa e carica di tensioni, dove la musica diventa una via di fuga (e uno specchio) di una società in profonda trasformazione. E’ il cuore temporale degli anni Anni di Piombo, sono mesi segnati da una fortissima polarizzazione ideologica, dal terremoto del Friuli che ha sconvolto il Paese a maggio e dalle storiche elezioni politiche di giugno, che vedono il clamoroso avanzamento del Partito Comunista e la tenuta della Democrazia Cristiana, in un clima di perenne scontro sociale.

In questo scenario, così denso e tormentato, le radio libere, esplose proprio in quell’anno grazie alla storica sentenza della Corte Costituzionale che ne legittima le trasmissioni, iniziano a diffondere nell’aria la colonna sonora di un’Italia che ha un disperato bisogno di leggerezza ma che non rinuncia alla riflessione e all’impegno musicale.

A dominare le classifiche di quell’estate di cinquant’anni fa è “Ancora tu” di Lucio Battisti, un brano dal ritmo trascinante, influenzato dalle prime sonorità della disco music americana, che descrive con efficacia il riaccendersi di una passione amorosa. Questo brano diventa l’inno delle spiagge e dei jukebox.

Accanto a Battisti, il pubblico italiano si rifugia nelle note sognanti di “Non si può morire dentro”, di Gianni Bella, che vincerà il Festivalbar.

Il ritmo esotico di “Ramaya”, cantata da  Afric Simone, sarà un’altra hit di quell’etate, così come la sigla di uno dei telefilm più popolari di sempre, ovvero Sandokan, degli Oliver Onions.

Ma l’estate del 1976 è anche il momento in cui la canzone d’autore più impegnata riesce a fare breccia nel grande mercato commerciale, dimostrando come i giovani dell’epoca cerchino risposte anche nella musica pop. È il caso di Edoardo Bennato che, con la sua graffiante ironia rock, conquista tutti grazie a “La torre di Babele”, una provocatoria riflessione sulla sete di potere dell’umanità. Francesco De Gregori, con l’album “Bufalo Bill” e brani intensi come “Atlantide” fotografa la realtà di una generazione alla ricerca di una propria identità.

A “Un disco per l’Estate” 1976, vinceva “Margherita” di Riccardo Cocciante, una struggente canzone d’amore, raccontato in un modo certamente originale per l’epoca.

Tornando al Festivalbar, che vide tra i partecipanti lo stesso Cocciante, si fece largo, in quanto a popolarità, “Se mi lasci non vale”, cantata da Julio Iglesias, mentre Umberto Tozzi, con “Donna amante mia” preparava il terreno per “esplodere” nell’anno successivo con “Ti amo”.

Tra i brani che ebbero più successo nel 1976 ci fu “Amore” cantata dai Krisma (Christina Moser e Maurizio Arceri), una sorta di “spoken word” in cui, su una base musicale che trasudava sensualità, i due cantanti esprimevano frasi e parole seducenti. La particolarità del brano è che fu scritto in pochi minuti dalla stessa Moser.

Sulle spiagge, soprattutto verso sera, quando il tramonto rosseggiava il cielo, era molto frequente ascoltare il brano strumentale “Europa” dei Santana.

Fabio Buffa

Altri articoli