Il bullismo ha radici antiche, ora fortunatamente c’è più sensibilizzazione verso un fenomeno che con i social ha incrementato il raggio d’azione
In questi ultimi anni contro il fenomeno del bullismo sono stati coniati molti ed efficaci slogan di sensibilizzazione: spesso sono stati diffusi via social con hashtag come #NonStiamoZitti, oppure frasi del tipo,“Spegni il bullismo, accendi l’altruismo”, oppure, “Non è grande chi ha bisogno di farti sentire piccolo” e “La gentilezza è un superpotere”.
Ci si sbaglia se si pensa che il bullismo sia un fenomeno “nuovo”, nato con l’avvento del terzo millennio, magari incentivato dai social. E’ un fenomeno che accompagna da sempre la vita delle comunità, soprattutto nei contesti frequentati da giovani come la scuola, lo sport o i luoghi di aggregazione. Il bullismo è sempre esistito, solo che in passato veniva minimizzato, considerato una semplice “ragazzata” o un rito di crescita. Oggi, fortunatamente, la sensibilità verso questo tema è molto maggiore e si riconosce con più chiarezza quanto queste dinamiche possano ferire profondamente chi le subisce.
Molto spesso i bulli scelgono come bersaglio ragazzi e ragazze più tranquilli, timidi o introversi. Chi appare meno incline allo scontro, chi parla poco o tende a stare in disparte può essere percepito come una “preda facile”. Il bullo, infatti, cerca spesso qualcuno che non reagisca con forza, perché questo gli permette di sentirsi più potente agli occhi degli altri. In molti casi il bullismo nasce proprio dal bisogno di affermarsi nel gruppo, di attirare l’attenzione o di ottenere consenso attraverso la sopraffazione di chi sembra più debole.
È importante ricordare che dietro il comportamento di un bullo possono nascondersi insicurezze, difficoltà familiari o un bisogno di riconoscimento che non trova altre strade per esprimersi. Questo non giustifica le azioni compiute, ma aiuta a comprendere che il fenomeno deve essere affrontato in modo educativo e collettivo, non solo punitivo.
Le soluzioni per contrastare il bullismo devono partire innanzitutto dalla famiglia. I genitori hanno un ruolo fondamentale nell’educare i figli al rispetto, all’empatia e alla gestione delle emozioni. Parlare apertamente con i ragazzi, insegnare loro a mettersi nei panni degli altri e intervenire quando emergono comportamenti aggressivi è essenziale. Allo stesso tempo, la famiglia deve essere un punto di riferimento sicuro anche per chi subisce bullismo, incoraggiando i figli a raccontare ciò che accade senza paura di essere giudicati o minimizzati.
Anche la scuola svolge un ruolo centrale. Gli insegnanti possono promuovere un clima di classe basato sulla collaborazione e sul rispetto reciproco, intervenendo tempestivamente quando si verificano episodi di prepotenza. Progetti educativi, incontri di sensibilizzazione e attività che sviluppano l’intelligenza emotiva aiutano gli studenti a comprendere le conseguenze delle proprie azioni. Inoltre, è importante che le scuole adottino protocolli chiari per affrontare i casi di bullismo e offrano supporto alle vittime. Perchè quasi sempre ci si concetra su cosa fare per punire i bulli e quasi mai come difendere le loro vittime anche attraverso azioni di prevenzione.
Un altro elemento decisivo è il ruolo dei pari, cioè dei compagni di classe e degli amici. Spesso il bullismo continua perché chi assiste rimane in silenzio o ride per conformarsi al gruppo. Quando invece i coetanei prendono posizione, difendono la vittima o segnalano l’accaduto agli adulti, il potere del bullo si riduce drasticamente. Promuovere una cultura della solidarietà tra ragazzi significa insegnare che il coraggio non sta nell’attaccare chi è più debole, ma nel proteggere chi ha bisogno di aiuto.
Combattere il bullismo, quindi, non è responsabilità di una sola persona o istituzione. È un impegno condiviso che coinvolge famiglie, scuole e giovani stessi. Solo attraverso l’educazione, il dialogo e la collaborazione si può costruire un ambiente in cui il rispetto reciproco diventi la norma e nessuno debba sentirsi solo o indifeso.
Molto spesso tendiamo a focalizzare l’attenzione su “cosa deve fare il bullo per cambiare in meglio”, mai su “come deve reagire la vittima”.
La prima cosa da fare è non rimanere in silenzio. Chi subisce bullismo spesso prova vergogna o paura di non essere capito, ma parlare con un adulto di fiducia (come un genitore, un insegnante o un educatore) è fondamentale. Raccontare ciò che sta accadendo permette di non affrontare la situazione da soli e consente agli adulti di intervenire per fermare i comportamenti aggressivi.
Il bullismo tende a colpire più facilmente chi appare solo o isolato. Per questo è importante cercare la compagnia di amici, compagni di classe o persone con cui ci si sente a proprio agio. Stare in gruppo può ridurre le occasioni di attacco e offre anche un sostegno emotivo molto importante nei momenti difficili
Il bullo spesso cerca di far sentire la vittima debole o inferiore. Per reagire è utile lavorare sulla propria autostima, ricordando che le offese ricevute non definiscono il proprio valore. Attività come lo sport, gli hobby o qualsiasi interesse personale possono aiutare a sviluppare sicurezza e a sentirsi più forti, sia dentro che fuori. Insomma, sentirsi competenti in qualcosa rafforza l’autostima e rende più difficile che le parole del bullo abbiano un forte impatto emotivo.
Spesso il bullo cerca una reazione emotiva forte, come pianto, rabbia o paura, perché questo gli dà la sensazione di avere potere. Quando possibile, mantenere la calma, ignorare le provocazioni o rispondere in modo fermo ma tranquillo può ridurre la soddisfazione che il bullo ottiene dal comportamento aggressivo.
Fabio Buffa


