Per la prima volta in Italia la biennale internazionale d’arte contemporanea BIENALSUR. Dal 22 ottobre al 30 gennaio 2026, 8 progetti fra Biella, Milano, Roma e Napoli costituiscono il cartellone della prima edizione italiana della biennale nata in Sudamerica.
Roma è devota al sacro, al monumentale, al travertino, puntellato ma resiste e non trema (quasi) mai. Poi arriva Bienalsur — e all’improvviso tutto vibra. Non è una mostra: è un’invasione silenziosa prima, fragorosa poi. Un’onda che entra nelle sale di Palazzo Braschi e riscrive il concetto stesso di “esposizione”, trasformandolo in una collisione tra mondi.
Per la prima volta in Italia la biennale internazionale d’arte contemporanea BIENALSUR. Dal 22 ottobre al 30 gennaio 2026, 8 progetti fra Biella, Milano, Roma e Napoli costituiscono il cartellone della prima edizione italiana della biennale nata in Sudamerica. Ideata dall’Universidad Nacional de Tres de Febrero (UNTREF), un’Università pubblica argentina, si tratta di una biennale molto peculiare: decentralizzata, democratica, orizzontale e umanistica, che abbraccia le problematiche del mondo contemporaneo. Giunta alla quinta edizione, dopo l’esordio locale a Buenos Aires, la Biennale si è notevolmente proiettata sulla mappa culturale mondiale
Il tema è “Invocazioni”, ma non con cori angelici, qui si invoca come tribù, con la terra addosso, con il corpo che parla la lingua di specie non umane, pietre, piante, materiali che sembrano respirare. È arte che non vuole rassicurare: vuole disturbare l’ordine, aprire crepe, far passare aria nuova.
Gli artisti arrivano come una banda di disertori dell’estetica tradizionale. Usano gesti primitivi, stratificano oggetti quotidiani fino a farli esplodere di natura, dialogano con il paesaggio come fosse un partner in un duetto selvaggio. Qui non c’è distanza tra organico e artificiale: ogni cosa si contamina, si mescola, si trasforma. Una metamorfosi continua, quasi animale.
Passeggiando nelle sale, sembra di attraversare un rituale. In un angolo la natura invade lo spazio come un ritorno alle origini, in un altro la pittura si ribella alle regole, altrove la pietra — sì, proprio lei, quella “immobile” — diventa un’entità da ascoltare più che da osservare. Tutto pulsa, tutto sussurra, tutto richiama qualcosa che abbiamo dimenticato.
Bienalsur non ti accompagna: ti strattona. Ti costringe a mettere da parte l’idea comoda dell’essere umano al centro del mondo. Qui l’uomo è solo uno degli elementi in gioco, uno dei corpi possibili, e non per forza il più importante. L’arte ci guarda e sembra dire: “Tocca a te adesso. Deciditi. Vuoi restare fermo o vuoi trasformarti?”
Roma, con la sua architettura eterna, diventa improvvisamente il teatro perfetto per questa rivoluzione silenziosa. Il contrasto è così netto da essere quasi fisico: il peso del passato contro il movimento incessante del presente. E in mezzo, Bienalsur che scuote tutto come un riff elettrico mandato a tutto volume.
Alla fine, esci con la sensazione di aver attraversato qualcosa. Un rito, un’onda, un cambio di pelle. Bienalsur non lascia souvenir: lascia scosse, domande, formicolii. L’arte è nata per esprimere, esplorare nuovi mondi, mettere in discussioni muri e creare ponti e porte. Questa è una preziosa occasione per Roma.
Per maggiori informazioni:
https://www.museodiroma.it/it/mostra-evento/bienalsur-2025
Marino Ceci


