140 anni fa entrava in commercio la macchina da caffè per i bar
Andare al bar per prendere un caffè, consumare una colazione, oppure gustarsi un apertivo conviviale con gli amici o con i famigliari, è uno dei gesti più naturali e spontantei che si possano realizzare. Verrebbe da dire che è un gesto “universalmente” condiviso. Ma dietro al bar, a questo luogo che, comunque la si pensi, reca sempre un po’ di buonumore, c’è tutta una storia che vogliamo raccontare proprio ora, visto che queste ultime settimane del 2025 possiamo definirle il 140° anniversario dall’inizio della grande popolarità della macchina da caffè espresso, brevettata dal torinese Angelo Moriondo nel maggio del 1884.
L’origine dei luoghi di ristoro e conviviliatà, intesi come oggi intendiamo i bar, risale al 1683, quando i turchi assediano Vienna e, oltre ad importare in questa città il caffè turco, creano le locande sullo stile di quelle che si trovavano in Medio Oriente, ovvero come luoghi di incontro di intellettuali ed artisti.
In Italia aprono i primi “Caffè” e l’inaugurazione del “Florian” in Piazza San Marco a Venezia, avvenuta proprio 305 anni fa, ovvero nel dicembre del 1720, rappresenta il primo esempio di locale italiano che si può avvicinare al concetto moderno di bar.
La prima volta che in Italia appare la scritta “Bar” risale al 1898 quando, a Firenze, Alessandro Manaresi apre il primo locale definito “Banco a ristoro”. E’ per questo che diverse interpretazioni riferiscono il termine “Bar” all’acronimo di Banco A Ristoro, ma, ancor prima, tale termine veniva riferito all’abbreviazione della parola inglese“barrier”, che significa non solo “barriera” ma anche “sbarra”. Era riferito alla sbarra di divisione che, nei locali inglesi dell’ ‘800, veniva posizionata per separare il locale dall’area dove si vendevano generi alcolici. Quando poi la vendita di vini, birre e liquori venne vietata, i locali che non si erano adeguati alle nuove normative vedevano le porte inchiodate con delle “sbarre”, che confermano un’altra versione dell’origine del termine “bar”.
Nel corso deigli anni (tra l’ ‘800 e il ‘900) la “sbarra” però assunse un significato meno severo, riferendosi alla corda di divisione tra il bancone del barista e la zona dei clienti.
Dai primi del ‘900 la scritta “caffè” inizia a scomparire per lasciare posto a “bar”, anche se il primo termine venne mantenuto nel tempo, e viene mantenuto tutt’ora da diversi locali, quasi a voler sottolinerare un tocco di eleganza in più.
Se fino alla metà del secolo scorso i bar e i caffè erano luoghi di ristoro e di incontro, con il boom economico e il conseguente aumento dei ritmi di vita, con una società che ti imponeva (e ti impone tutt’ora) di andare sempre più di corsa, il bar ha inziato ad essere un momento di veloce passaggio, per consumare in fretta una colazione, o bersi alla veloce un caffè, per poi ripredere l’intenso ritmo lavorativo.
L’Italia ha saputo coniugare a questo luogo varie opzioni: la colazione o il caffè frettolosi della mattina, l’aperitivo in pieno relax con gli stuzzichini, un momento di merenda pomeridiana, con dolci e bevande calde o con il gelato.
E da queste sfaccettature è nato il tradizionale bar all’italiana, simbolo di un’abbondante scelta nel viversi questo luogo. E la vita.
Fabio Buffa


