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10 anni fa moriva Umberto Eco, il filosofo anti-social

Con il romanzo “Il nome della rosa”, Eco riuscì a battere record di vendita

Dieci anni fa moriva uno dei più grandi intellettuali del panorama culturale internazionale del ‘900: il 16 febbario 2016 a Milano si spegneva Umberto Eco, sconfitto, a 84 anni, da un tumore al pancreas. Era nato ad Alessandria il 5 gennaio 1932 e, dopo gli studi superiori nella città piemontese, lasciò quel mondo di “provincia” che gli stava tanto stretto, per cercare nuovi orizzonti di vita altrove.

Si laureò in Filosofia nel 1954 a Torino, con tanto di lode e di complimenti e battimani dei professori.

Poi arrivò a Milano, fece per un po’ il viveur, raffinato, gaudente, amante della vita mondana e dei piaceri che essa offre; nel capoluogo meneghino passava dal Giamaica di via Brera al Blu Bar di Piazza Meda, naturalmnete parliamo di  caffè raffinati, frequentati dal filosofo  Enzo Paci, dal pittore Enrico Baj, piuttosto che con dal musicista Luciano Berio.

Dicevamo della nascita alessandrina di Eco: il papà si chiamava Gino e la mamma Rita Bisio; da giovane era iscritto all’ Azione Cattolica, poi divenne un riferimento per la sinistra; in principio fu  estimatore di San Tommaso d’Aquino (ci ha fatto pure la tesi di laurea), successivamente passa all’ateismo più convinto. Umberto Eco non ha mai smesso i panni di colui che si forma e si trasforma, in un dinamismo a cavallo tra l’ingenuità di un provinciale e la furbizia dell’intellettuale. Da bambino frequenta l’oratorio di San Francesco, per le superiori sceglie il Liceo Classico della propria città, fino a pochi anni fa dedicato all’astronomo “Giovanni Plana” e oggi intitolato allo stesso Eco, dopo mesi di acerrime polemiche tra la sinistra alessandrina, che voleva intitolare la scuola a Eco, e la destra, che voleva mantenere l’antico nome di Plana. 

Umberto Eco è anche, soprattutto, letteratura, libri che inventano un modo di scrivere e un nuovo orientamento nell’intendere i rapporti sociali tra le persone: il primo libro Umberto Eco lo scrive all’età di 24 anni, riprendendo la tematica della tesi di laurea su San Tommaso e l’estetica. Nel 1954 entra alla Rai, con l’incarico di creare una televisione in grado di offrire un prodotto innovativo e moderno, fa parte del team che studiava e pensava i programmi da offrire ad un’Italia in ricostruzione.

A Milano entra in contatto con Valentino Bompiani, che lo assume nella omonima casa editrice.  E’ il periodo in cui diventa uno dei maggiori rappresentati dell’avanguardia letteraria e artistica. Grazie a lui viene aperto il Dams a Bologna: è il 1971 e sentire parlare di  “discipline della arti, della musica e dello spettacolo” in una università, appare rivoluzionario, ma anche sconvolgente.  Ad Umberto Eco si deve anche la nascita del corso di laurea in Scienze della Comunicazione, lui che per tutta la vita studiò il modo di rapportarsi tra la gente, partendo dai volantini ciclostilati delle Brigate Rosse per arrivare ad internet e ai social: “i social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli”, era il pensiero di questo filosofo quando, ormai anziano e nichlizzato dall’età e dalla stanchezza, gli toccò pure commentare le orde di mani che battono sulla tastiera per dire la propria su internet.

Umberto Eco fu giornalista (L’Espresso, Il Giorno, La Stampa, Il Corriere della Sera…), scrittore (Il nome della rosa, Il Pendolo di Foucault, Il Cimitero di Praga, Baudolino…), intellettuale capace di offrire un contributo prezioso nelle tematiche politiche di almeno mezzo secolo.

Fabio Buffa

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