Tra i molti pesci del Nilo gli antichi egizi rimasero affascinati dal pesce gatto segno di potere e fertilità, scopriamo perché.
Gli egizi ad un certo punto iniziarono a focalizzare la loro attenzione su un pesce d’acqua dolce, con abitudini prettamente notturne che viveva sul fondo limaccioso del Nilo.
Il pesce gatto.
In primis furono attratti dal suo aspetto insolito: appartenente all’ordine dei siluriformi il pesce gatto è dotato di appendici carnose o barbigli che simili ai baffi di un gatto spuntano dalla testa e servono per individuare la posizione e il movimento delle prede.
Il pesce gatto è un cacciatore aggressivo e forte che può lottare in luoghi con carenza di ossigeno e spostarsi in superficie per respirare.
Emette scariche elettriche di notevole potenza sia per catturare le prede che per difendersi.
Proprio per questo gli egizi credevano che il pesce gatto avesse dei poteri superiori rispetto agli altri pesci e lo hanno incluso nel pantheon dei geni divini.
Anche nelle decorazioni il pesce gatto ebbe un ruolo, in alcune occasioni si può vederlo nuotare sotto le fragili imbarcazioni in papiro, in altre compare in alcune scene di pesca ed anzi non è improbabile pensare che fosse usato anche come fonte di sostentamento e che la sua carne dovesse essere pregiata per via del suo sapore dolciastro.
Benedetta Giovannetti


