La Vanoni ha percorso una carriera lunga oltre settant’anni
La morte di Ornella Vanoni lascia un vuoto incolmabile nel mondo della musica, ma soprattutto dell’arte e della cultura. Perchè lei non era soltanto una “cantante”, bensì un’entità umana che sapeva interpreatre, emozionare e vivere ogni riga di qualsiasi brano che cantava, con poetica suggestione. Anche in quella che, secondo chi vi scrive, rappresenta la grande eredità artistica lasciata da Ornella a tutti noi, ovvero la canzone “Un sorriso dentro al pianto”, uscita nel 2021 e scritta con una vincente collaborazione tra la Vanoni stessa, Stefano Gabbani e Luigi De Crescenzo (Pacifico).
“(…) io sono tutto l’amore che ho dato, tutto l’amore incondizionato, l’imbarazzo dietro al vanto, un sorriso d entro al pianto (…)”, è un’unità ritmica che esprime in modo straordinario il carattere, le emozioni ed il lavoro di una cantante, unica, che ha saputo interpretare e rappresentare oltre sett’antanni di storia e di cultura del nostro paese. Attraverso la sua voce incantevole, ora sottile e fragile, ora intensa e imponente, Ornella Vanoni ha raccontato amori, ingenui e struggenti, drammatici e senza redenzione; ha raccontato le oscure vite della mala milanese, le schiette riflessioni sulle esistenze di noi, forti e gracili essere umani, che una redenzione la cerchiamo, ma spesso non siamo disposti a sacrificare le nostre passioni, per ottenerla, questa redenzione.
E tutto ciò, Ornella, ce lo ha cantato (narrato, raccontato) con tanta umanità e altrettanta ironia. Lei che, da ragazza timida, che si “bloccava” davanti al pubblico, ha saputo tirare fuori le unghie e, al tempo stesso, non prendersi troppo sul serio e prenderci un po’ in giro. Ma se lo poteva permettere.
Nessuna, ma proprio nessuna, ha collezionato così tanti anni di lavoro artistico. Ornella Vanoni era nata a Milano nel settembre del 1934; dopo aver studiato in collegio all’estero, a 19 anni torna nella propria città e si iscrive all’Accademia di Arte drammatica del Piccolo Teatro, dove ovviamente c’è Giorgio Strehler, che ne riconosce subito grandi capacità. Debutta nel ’56 in “Sei personaggi in cerca d’autore”, come attrice, mentre il debutto canoro è del 1957, interpretando le canzoni della Rivoluzione Francese, sempre al “Piccolo” di Milano. Allora era considerata un’ attrice puntigliosa e una cantante impegnata, quindi un po’ di nicchia. La canzone che la renderà famosa è “L’appuntamento”, all’inizio degli anni settanta, ma allora lei avrà già alle spalle una carriera invidiabile, come le canzoni della mala milanese, sei album, sette film, quattro opere teatrali e nove partecipazioni in altrettanti varietà. E questo è nulla rispetto ai lavori che, fino al decesso, ha saputo realizzare con maestria, tra opere canore e di recitazione. Ornella Vanoni è stata una delle poche artiste (forse l’unica), ad avere una carriera tanto poliedrica (canzoni, teatro, Tv, cinema) quanto di grande qualità, visto che la sua iniziale timidezza, con la costante paura di sbagliare, l’aveva resa una donna dello spettacolo sempre attenta e scrupolosa. Nella sua vita ci sono stati tre grandi amori, Strehler, Gino Paoli e Lucio Ardenzi, che le ha dato il figlio, Cristiano. Ora Ornella, è una stella sempre brillante nel cielo dell’arte.
Fabio Buffa


