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Arte & Cultura

Addio a Sofia Corradi, “Mamma Erasmus”

La professoressa Sofia Corradi ha creato il progetto Erasmus, che ogni anno muove milioni di studenti in tutto il mondo.

Lo scorso 17 ottobre ci ha lasciati “Mamma Erasmus”, colei che, partendo da una situazione che considerò una grave ingiustizia subita, trovò, con caparbietà e coraggio, il modo per consentire ai giovani studenti di girare il modo per studiare e farsi esperienze preziosissime per il futuro. La storia di Sofia Corradi, anzi della Professoressa Corradi, è di quelle che attirano l’attenzione anche dei più restii e dei più distanti dalla visione cosmopolita della vita.

Era nata a Roma il 5 settembre 1934, in una famiglia in cui, papà e mamma, erano molto sensibili al piacere del viaggiare: “ci portavano sempre in vacanza all’estero -disse la Corradi in un’intervista alla Rai di alcuni anni fa- mio padre era ingegnere in ferrovia e aveva diritto ai biglietti gratis per sé e per i propri famigliari. Mamma e papà si sentivano cittadini del mondo”. Così Sofia e la sorella Gemma imparano sin da bambine quanto sia bello viaggiare.

Nel 1957 Sofia Corradi è al 4° anno di Giurisprudenza alla Sapienza di Roma e, con la sorella, ha inoltrato domanda per una borsa di studio per frequentare un anno accademico negli Stati Uniti.

Il “premio” formativo lo vincono entrambe, così corrono dai genitori per informarli della lieta notizia: “mio padre non la prese bene ma non ci disse nulla di ostativo, mentre nostra madre, che ci vedeva ancora come due bambine, addirittura si ammalò di una febbre somatica”.

Però due genitori che si sono sempre comportati da “cittadini del mondo”, non potevano certo impedire alle due figlie di godere di questa straordinaria esperienza oltreoceano. Le due ragazze viaggiano in nave, dall’Italia agli Usa ci impegano una settimana, poi finalmente approdano a New York. Sofia frequenta la Columbia University, studia e lavora: “venni ingaggiata dal tribunale per tradurre le deposizioni degli italiani, che erano appena emigrati in America e che non sapevano ancora l’inglese”. Ma non solo: lavorò per una casa di moda, anche se non si fece mai distrarre nell’impegno per lo studio.

Un anno accademico volò e alla fine dell’etate del 1958 Sofia e Gemma tornarono in Italia.

“Mi sentivo cambiata, mi sentivo molto meglio dentro la mia pelle”.

A settembre del ’58 si reca in segreteria universitaria della Sapienza, per farsi riconoscere gli esasmi sostenuti alla Columbia. “Columbia ?! Mai sentita nominare -le risposero negli uffici dell’Ateneo capitolino- lei va a spasso per il mondo, si va a divertire e noi dovremmo darle una laurea?! Se lo scordi!!”, conclusero alla Sapienza.

Così dovette ridare gli esami che aveva sostenuto a New York e, otto mesi dopo da quel triste giorno in cui le vennero rifiutate le conversioni, si laurea.

Solo per l’esperienza americana che aveva messo sul curriculuim, furono svariate le aziende che la contattarono per offrirle lavoro, ma Sofia decise di rimanere all’Università, come insegnante.

Non solo fu un’ottima professoressa di Scienza della Formazione, ma si adoperò per anni per vedere riconoscere ufficialmente qulasiasi periodo di studio all’estero.    

“Occorreva creare una cultura favorevole alla circolazione degli studenti in giro per il mondo, per motivi di studio, dando a loro il riconoscimneto ufficiale degli esami sostenuti”, disse la Corradi nell’intervista Rai. E inizia così la sua lunga marcia verso la sensibilizzaione ai progetti di studio all’estero, ufficialmente riconosciuti a livello formativo.

“Lo devo ammettere: rompevo le scatole a chiunque: rettori, professori e politici, ma mi scontrai contro un muro di gomma”.

Fino al 1987, quando il progetto della Prof. Corradi viene finalmente riconosciuto e promosso. Parliamo dell’ “European Region Action Scheme for the Mobility of University Students”, il cui acronimo è ERASMUS, come il celeberrimo intellettuale nonché viaggiatore olandese Erasmo da Rotterdam. Tutto ciò grazie alla caparbietà di Sofia Corradi che ha speso tutta la propria vita professionale, e non solo, per vedere riconosciuto e valorizzato il progetto cosmopolita.

“Questa mia battaglia è durata 18 anni, è stata dura, ho ricevuto tante porte in faccia, ma alla fine Eramus è diventato realtà”.

Fabio Buffa

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