Per la prima volta da almeno sei anni, il Brasile registra una riduzione della deforestazione in tutti i suoi biomi. È quanto emerge dal nuovo Rapporto annuale sulla deforestazione (RAD) dell’iniziativa MapBiomas, pubblicato lo scorso 15 maggio. La notizia più incoraggiante arriva dall’Amazzonia, dove il tasso di disboscamento è calato del 16,8% rispetto all’anno precedente. Un dato che, dopo il drastico -63,6% del 2023, conferma una tendenza al ribasso, anche se resta ancora molto da fare.
Un calo generalizzato con un’unica eccezione: Matopiba
Cinque dei sei grandi biomi brasiliani hanno visto diminuire la perdita di vegetazione autoctona. Il Pantanal guida il cambiamento con un impressionante -58,6%, seguito da pampa (-42,1%), cerrado (-41,2%), Amazzonia (-16,8%) e Caatinga (-13,4%). Solo la foresta atlantica non ha seguito il trend virtuoso, registrando un lieve aumento del 2% – dovuto, secondo i ricercatori, a eventi climatici estremi che ne hanno amplificato la vulnerabilità. Nonostante il miglioramento generale, la pressione si è spostata dalla foresta amazzonica al cerrado, la savana tropicale del Brasile centrale. Qui si concentra oltre la metà della deforestazione nazionale, con 652.197 ettari persi nel 2024. La maggior parte delle perdite si verifica nella regione di Matopiba (acronimo di Maranhão, Tocantins, Piauí e Bahia), una delle principali aree di espansione dell’agroindustria brasiliana. Solo in questa regione, lo scorso anno, si è registrato il 75% della deforestazione del cerrado e il 42% della perdita complessiva di vegetazione autoctona nel Paese.
Il ruolo dell’agricoltura e della legalità
Oltre il 97% della deforestazione in Brasile tra il 2019 e il 2024 è legata direttamente alle attività agricole. La coltivazione intensiva della soia e l’allevamento di bestiame dominano il paesaggio, in particolare nella fascia centrale del Paese. Tuttavia, un elemento significativo emerge dal nuovo rapporto: nel 2024, il 43% dell’area deforestata era coperta da qualche forma di autorizzazione legale, con il cerrado che detiene il primato (66%), mentre in Amazzonia solo il 14% delle aree disboscate era autorizzato. Secondo Tasso Azevedo, coordinatore generale di MapBiomas, il calo della deforestazione è frutto di almeno tre fattori chiave: l’adozione di piani anti-deforestazione specifici per ogni bioma, il rafforzamento del ruolo degli stati nell’emissione di embarghi e allerte, e l’uso crescente dei dati ambientali nella concessione del credito rurale. Una sinergia tra monitoraggio, politiche pubbliche e strumenti economici che comincia a dare i suoi frutti.
Una vittoria fragile ma concreta
Nel 2024 sono stati disboscati in Brasile 1.242.079 ettari, con un calo del 32,4% rispetto al 2023 e quasi 61.000 allerte validate. Si tratta del secondo anno consecutivo di riduzione, un trend che conferma il cambio di passo delle politiche ambientali brasiliane. Tuttavia, il numero resta elevato: ogni giorno, in media, sono stati distrutti oltre 3.400 ettari di vegetazione autoctona, l’equivalente di circa 142 ettari all’ora. Il nuovo volto della deforestazione in Brasile parla di una migrazione silenziosa: dalle fitte foreste amazzoniche alle distese di savana del cerrado. Il Codice Forestale brasiliano impone vincoli più stringenti nelle aree amazzoniche, dove è necessario conservare l’80% della vegetazione originaria, contro il 35% nelle regioni di savana. Questo squilibrio normativo, unito alla spinta economica dell’agroindustria, contribuisce a spostare la pressione su aree meno protette e più redditizie.
Un’opportunità da non sprecare
Il calo della deforestazione in tutti i biomi è una notizia da accogliere con cauto ottimismo. È il risultato di una maggiore attenzione istituzionale, di politiche pubbliche più coordinate e di una società civile più vigile. Ma è anche un punto di partenza, non di arrivo. Le cifre ricordano che la distruzione continua, seppur rallentata, e che il destino dell’Amazzonia, e di tutta la biodiversità brasiliana, dipenderà dalla volontà politica, dalla pressione internazionale e dalla consapevolezza dei consumatori. Il 2024 segna un’inversione di tendenza. Il Brasile dimostra che è possibile contenere la deforestazione, anche in un contesto di forti pressioni economiche e nonostante i violenti incendi. Il futuro del polmone verde del pianeta resta fragile, ma oggi possiamo almeno affermare che qualcosa sta cambiando. La sfida sarà consolidare questo risultato e impedire che si tratti solo di una tregua temporanea. Perché salvare l’Amazzonia non è solo un affare brasiliano: è una responsabilità globale.
Riccardo Pallotta©


