Donald Trump, con la consueta arroganza, ha definito il cambiamento climatico “la più grande truffa mai perpetrata al mondo” davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Una dichiarazione che, se non avesse conseguenze drammatiche, potrebbe sembrare quasi grottesca. È facile pronunciarla per un uomo di quasi 80 anni che difficilmente vedrà il 2050 e che, in ogni caso, non accorcerà di molto la propria esistenza a causa del riscaldamento globale. Il problema, però, è che queste frasi hanno un impatto enorme sul dibattito politico e rischiano di frenare l’azione climatica in un momento in cui ogni anno di ritardo si traduce in vite umane perse e danni economici incalcolabili.
La realtà fuori dalla Casa Bianca
Basta guardare i numeri del 2024 negli Stati Uniti per capire quanto sia vuoto il negazionismo climatico di Trump. In un solo anno si sono registrati circa trenta disastri naturali legati a eventi estremi, con un bilancio di 568 morti e danni economici per 182 miliardi di dollari. Non si tratta di previsioni apocalittiche, ma di dati ufficiali forniti dalle autorità federali. Eventi che stanno avvenendo oggi, non in un futuro lontano. A ribadire l’origine umana del cambiamento climatico non sono solo le immagini delle alluvioni, degli incendi o delle ondate di calore che colpiscono ogni continente. Lo fanno le principali istituzioni scientifiche del mondo. Negli Stati Uniti, la National Academy of Sciences ha pubblicato pochi giorni fa un rapporto inequivocabile: il riscaldamento globale è causato dalla combustione di carbone, petrolio e gas fossile, e i suoi effetti sulla salute pubblica e sull’economia sono ormai al di là di qualsiasi controversia scientifica. È la stessa conclusione raggiunta dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), il gruppo intergovernativo dell’ONU, che dal 1988 raccoglie migliaia di scienziati e pubblica rapporti sottoposti a revisione tra pari.
La Cina come capro espiatorio
Uno dei passaggi più fragili del discorso di Trump è stato l’attacco alla Cina, accusata di essere il principale inquinatore mondiale. Il dato è parzialmente vero se si guarda alle emissioni assolute, ma fuorviante. La Cina, infatti, produce circa 12 miliardi di tonnellate di anidride carbonica l’anno, ma conta oltre un miliardo di abitanti. Tradotto in emissioni pro capite, un cittadino cinese produce 8,8 tonnellate di questo gas climalterante, molto meno delle oltre 14 tonnellate di un cittadino statunitense. Ancora una volta, il dito puntato serve più a distogliere l’attenzione dalle responsabilità di casa propria che a leggere correttamente la realtà. C’è di più: la Cina è oggi leader mondiale nelle rinnovabili. Nel 2024 ha installato 357 gigawatt di nuova capacità solare ed eolica, superando con sei anni di anticipo i target previsti per il 2030. Il Paese asiatico ha ridotto le emissioni dell’1,6% nel primo trimestre del 2025 nonostante un aumento dei consumi energetici, un risultato possibile grazie alla crescita impressionante di pannelli solari, auto elettriche e impianti eolici offshore. Dati che smentiscono in pieno la narrazione di Trump secondo cui le rinnovabili sarebbero solo un lusso costoso e inefficace.
Il “fake” Accordo di Parigi
Trump non si è limitato a deridere le energie pulite. Ha rilanciato anche la sua vecchia crociata contro l’Accordo di Parigi, definendolo “una truffa”. Un trattato che invece rappresenta il più grande sforzo multilaterale mai realizzato per ridurre le emissioni globali. Laurence Tubiana, tra gli architetti dell’Accordo, ha risposto con fermezza: “Quasi tutti i governi del mondo riconoscono che il cambiamento climatico non è una bufala, ma una sfida decisiva. Fingere il contrario significa negare la realtà”. Il paradosso è che gli stessi Stati Uniti hanno contribuito in modo determinante alla ricerca scientifica che oggi documenta l’origine antropica del cambiamento climatico. Ignorare questa eredità equivale a tradire non solo la comunità internazionale, ma anche la propria storia.
I costi delle bugie
La narrazione di Trump non è solo ideologica: è anche economicamente fallace. L’Agenzia Internazionale per l’Energia certifica che il 96% delle nuove energie rinnovabili oggi costa meno del carbone o del gas. Negli ultimi anni, le bollette elettriche negli Stati Uniti sono aumentate del 10%, smentendo le promesse del presidente di prezzi più bassi grazie al fossile. E secondo le stime della stessa Environmental Protection Agency (EPA), smantellare le politiche climatiche porterà a un aumento delle emissioni pari a 7 miliardi di tonnellate di gas serra entro il 2030, con danni climatici valutati in 1,6 trilioni di dollari a livello globale. Eppure Trump insiste a rilanciare carbone e trivellazioni petrolifere, regali costosi e pericolosi alle lobby fossili che non portano alcun beneficio reale alla popolazione.
Una menzogna criminale
Definire il cambiamento climatico una bufala non è un’opinione: è una menzogna criminale. Perché non parliamo di un dibattito teorico, ma di fenomeni che causano morti, distruzione e insicurezza alimentare. Alimentare il negazionismo significa sprecare tempo prezioso, inondare il dibattito pubblico di falsità, distrarre i media mentre dietro le quinte si smantellano le politiche per il futuro. Le leggi della fisica non si piegano alle convenienze elettorali. Le emissioni accumulate negli ultimi due secoli stanno già lavorando contro di noi, portandoci a un riscaldamento medio di 1,4 gradi rispetto all’epoca preindustriale. Continuare a negarlo significa solo rendere più grave e più ingiusta la crisi che erediteranno le prossime generazioni.
Riccardo Pallotta


