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Arte & Cultura

Scienza e ricerca secondo Franco Battiato

Ricerca scientifica e ricerca spirituale nei tempi moderni

“La scienza mi appassiona quando non è ottusa”. Questo quanto si legge nella summa dei pensieri del ricercatore spirituale e musicista Franco Battiato. Si sta parlando del libro, fresco di stampa, dal titolo evocativo “all’essenza” edizioni Mondadori. “Il misticismo e la scienza – è sempre lui a dire – sono molto più vicini di quanto si creda”. Un binomio che così, sulle prime, potrebbe sconcertare ed infatti c’è un “Ma” suggerito dallo stesso Battiato che prosegue in questo modo. “Ma il buono scienziato deve avere l’umiltà di definirsi come colui che cerca e mai e poi mai come colui che sa”.

Ad ascoltare queste parole viene subito in mente la figura di Diogene, il filosofo greco che vagava con una lanterna in pieno giorno nelle strade di Atene. Che cosa cercava armato di lanterna? Quella parte autentica dell’essere umano libera da convenzioni e pressioni sociali. Una scienza dunque improntata alla ricerca e non ai dogmi fideistici che hanno, volenti o nolenti, traghettato verso il pensiero unico degli ultimi anni. Una linea d’indirizzo che dà molto da pensare e che porta a porsi una domanda di fondo: “Ma cosa s’intende per scienza al giorno d’oggi?”. Lo scienziato è davvero libero? Chi paga la ricerca? Qual è il fine ultimo della ricerca in ambito scientifico?

Seguendo le parole di Battiato apparse su un depliant di un concerto tenutosi a Torino nel 1981, quindi in tempi meno “sospetti” degli attuali, sta scritto quanto segue. “Io non ho più tutta questa fiducia nella scienza. Credo piuttosto nel miglioramento culturale dei singoli, nella loro capacità di ragionare con la propria testa senza farsi condizionare come avviene oggi”. Gli uomini quindi al centro della rivoluzione culturale auspicata da Battiato. Perché “solo quando tutti cominceranno a dire di no – è sempre lui a dire – si risolveranno i problemi, non certo con la scienza”.  

Ma è sempre lui ad evidenziare che “non c’è rivoluzione né alcun cambiamento sociale senza un lavoro di consapevolezza, senza una ricerca e un percorso interiore”. Ricerca sì, verrebbe da dire, ma quella rivolta verso l’interno, più che quella finanziata dalle multinazionali del farmaco. Una bella sfida per l’uomo moderno, quest’ultima e al contempo una posizione assolutamente comprensibile per chi, come Battiato, si definiva un ricercatore spirituale. Passando ora alla ricca simbologia contenuta nei suoi testi musicali, è bene ricordare il “Cinghiale Bianco” che nella tradizione celtica rappresentava il potere spirituale.

“Il Cinghiale Bianco – è sempre Battiato a ricordarci – rappresentava un ciclo positivo in cui la conoscenza prescindeva dalla deduzione…Ebbene questo tempo venne spodestato dalla ribellione del potere temporale per cui, secondo le teorie esoteriste, noi stiamo vivendo il Kali-Yuga, che è il ciclo più basso dell’universo”. Una “bella” rivoluzione copernicana quella che si profila all’orizzonte. Uomini dunque e non scienziati al centro di un processo di crescita ed evoluzione interiore per contrastare il declino di un’epoca attuale spacciata da certi comunicatori per “evoluta”!

Maria Teresa Biscarini

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