Quando è la vita a fornire ispirazione
“Quando una veggente le preannuncia un destino di scrittrice, Isabel Allende è sposata, ha due figli, e nel suo paese, il Cile, lavora in vari ambiti, tutti ai confini della letteratura”. Così inizia il ritratto della scrittrice cilena tratteggiato da Annalisa Bellerio nel suo “Donne tra le righe” edito da Sperling & Kupfer. Una premonizione che va di pari passo con una vita piuttosto singolare. E’ infatti la stessa autrice a dire: “con una famiglia come la mia non è necessaria l’immaginazione per scrivere romanzi, è sufficiente prendere appunti”. (Cit. dall’introduzione a “La vita secondo Isabel” di Celia Correas Zapata).
Isabel nasce a Lima ed è qui che vive, insieme ai fratelli, per i primi anni di vita. Poi entra nella grande e suggestiva casa dei nonni a Santiago ed è proprio dalla madere, figura di spicco nella sua crescita, che riceverà un segnale che si rivelerà importantissimo. E’ infatti lei stessa a riferire: “Mi diede un quaderno per annotare la vita nell’età in cui le altre bambine giocano con le bambole”. La sua infanzia è quindi costellata di letture segrete, appunti, ma anche di sedute spiritiche della nonna. Una figura, quest’ultima, appartenente a quel pianeta femminile dedito alla magia e all’affabulazione.
Quasi inutile aggiungere che chi ha inclinazione per la scrittura sperimenta spesso qualcosa che ha del magico e del misterico. Ne è in qualche modo prova anche il vaticinio della veggente. E quindi non è forse un caso che il libro che ha costituito la sua rampa di lancio per la ribalta internazionale si intitoli proprio “La casa degli spiriti”. Ma Allende è la risultante di forze, se si vuole contrapposte; da un parte la percezione per l’ “ultrasensibile”, dall’altra un profondo radicamento nella vita della propria terra.Un aneddotto da lei stessa riferito, può rivelare più di tante parole a questo riguardo.Con l’inizio della dittatura la vita di Allende cambia bruscamente; è infatti costretta a fuggire dal Cile ed è proprio in questo frangente che si avvicina alla politica e ai diritti dei perseguitati dal regime.
“Quando feci le valigie per andarmene dal Cile gettai alcune manciate di terra del mio giardino in una borsa. A Caracas le misi in un vaso e piantai nella terra cilena un non ti scordar di me. Durante questi anni non ha fatto che crescere e crescere. Come la mia nostalgia”. Una nostalgia dichiarata senza mezzi termini che però non le ha impedito di impegnarsi direttamente contro la guerra. Attraverso la fondazione “Isabel Allende”, di cui al presente link, le donne in difficoltà trovano infatti un supporto concreto. Una catena umana iniziata dalle donne della “famiglia Allende” e che ora si estende alla “famiglia allargata” delle donne nel mondo.
by Maria Teresa Biscarini


