Quando uno spazio materiale e metaforico fa la differenza
“Quando le donne avranno una stanza tutta per sé […]allora potranno essere se stesse e vivere a contatto con la realtà, non più in isolamento, ma in una nuova e più intensa relazione con il mondo”. Così scrive Graziella Mistrulli nell’introduzione al noto libro di Virginia Woolf dal titolo appunto “Una stanza tutta per sé”. A leggere ora a distanza di anni questo testo, potrà magari sembrare una cosa piuttosto scontata quella di poter disporre di una propria stanza. Indifferente che si tratti di una camera da letto, uno studio, un salotto; l’importante che sia un proprio spazio. Eppure ripercorrendo la storia che ha caratterizzato la vita delle donne in generale, alle più diverse latitudini, questo “possesso” deve considerarsi una vera e propria conquista degli ultimi tempi.
Seguendo l’excursus proposto da Mistrulli va infatti evidenziato che per stanza non si deve intendere “quella stanza in cui le donne sono state rinchiuse per secoli a sognare il mondo al di fuori, ma il luogo fisico e metaforico, in cui potersi allontanare dalle interruzioni della vita domestica, da coloro che consigliano, ordinano, giudicano”. Ma vi è di più. “Una stanza tutta per sé e cinquecento sterline all’anno: questa è la risposta di Virginia Woolf al problema delle donne e il romanzo, ed è questa l’esortazione che rivolge alle studentesse di Cambridge”. Una stanza dunque come microcosmo dove poter esprimere se stesse al riparo da condizionamenti e incombenze varie. Volenti o nolenti infatti, certe mansioni di accudimento, cura, mediazione sono sempre piovute, in modo quasi automatico, su coloro che appartengono a quello che nella migliore delle ipotesi è stato definito “gentil sesso” e nella peggiore “sesso debole”.
Figurarsi ciò che poteva accadere se una donna, oltre a ritirarsi in uno spazio privato, avesse avuto pure l’ardire di mettersi a scrivere! Ne è ben conscia Florence Nightingale, (prima “infermiera” della storia) quando dice “le donne non hanno mai una mezz’ora…che possono chiamare propria”. Ma poi è la stessa Woolf sul finire del libro a farsi portatrice di una luce. “Una perorazione rivolta alle donne dovrebbe avere qualcosa di particolarmente esaltante e nobilitante. […] dovrei ricordarvi che molto dipende da voi e che potete esercitare una grande influenza sul futuro”.
by Maria Teresa Biscarini


