La Vuelta a España è l’ultimo dei tre Grandi Giri della stagione. Più giovane dei tre, è stato a lungo anche quello meno prestigioso, ma negli ultimi anni sta guadagnando interesse sia per il livello dei corridori (all’inizio quasi esclusivamente spagnoli) che per quello organizzativo, essendo gestito da ASO, che già è il “padrone” del Tour de France.
La caratteristica principale della Vuelta sono le tappe “unipuerto”, ovvero percorsi per la maggioranza piatti ma con una salita finale, generalmente molto impegnativa. Nell’edizione 2026 saranno pochi gli Unipuerto perché nella maggioranza delle tappe di montagna vedremo più salite susseguirsi: tra le più interessanti la terza con Font Romeu (unipuerto), la sesta con Castellon e un tratto in pavè, la nona con Alto de Aitana (tappa con 5000 m di dislivello) e poi la doppietta finale prima della festa dell’ultimo giorno con Peñas Blancas e Collado del Alguacil. Quest’anno la partenza sarà il 22 agosto dal Principato di Monaco con l’unica cronometro prevista, poi dopo due frazioni in Francia si sbarca ad Andorra e poi in Spagna, chiudendo il 13 settembre a Granada.
Non è ancora stata diramata la lista dei partecipanti completa, ma ha da poco preso la scena una notizia, peraltro già nell’aria durante il Tour de France: Tadej Pogacar sarà al via della Vuelta 2026. I pronostici sembrano già chiusi visto che negli ultimi tre anni lo sloveno ha vinto tutte le gare a tappe a cui ha partecipato, ma un motivo di interesse c’è comunque: se dovesse vincere, otterrebbe pochi mesi dopo il grande rivale Vingegaard la “Tripla corona”, ambito riconoscimento nel ciclismo per chi conquista tutti e tre i grandi giri in carriera.
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