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Perché scrivere a mano

La Bastarda Italiana, modello di scrittura Cancelleresca molto inclinata a destra, caratterizzata da diverse legature e da un tratteggio fluido, è una scrittura elegante e al tempo stesso corsiva, che si afferma intorno al 1560 come scrittura delle cancellerie, delle segreterie e dell’uso comune da parte delle persone mediamente colte. La Bastarda Italiana, sul finire del XVI secolo, grazie alla cultura umanistica, inizia a diffondersi in tutta Europa, portando con sé la tradizione grafica della scrittura italiana.

Una grande tradizione grafica quella della scrittura italiana, alla quale mi piace fare riferimento per parlare di segni grafici e di grafologia. Scrivere a mano facilita l’apprendimento nei bambini e lo sviluppo cerebrale e quando prendiamo appunti ricordiamo meglio; è una scrittura più emozionale, più intima. E gli studi sulla calligrafia possono dare un grande apporto alla conoscenza della persona. Ciò significa che attraverso quello che scriviamo passa molto di noi, introvabile sulla tastiera.

Può risultare anacronistico parlare di scrittura manuale in un’epoca in cui la tecnologia e la trasformazione digitale, hanno quasi completamente soppiantato l’uso di carta e penna, facendo finire nel dimenticatoio le lettere arrotondate della grafia in corsivo apprese durante l’insegnamento del modello calligrafico impartito a scuola. Eppure l’apporto prezioso e in costante evoluzione delle neuroscienze, ha ampiamente dimostrato come la scrittura non sia semplicemente il prodotto di un atto manuale, bensì si configuri come un processo cerebrale il cui prodotto grafico sia il risultato delle stesse attività neuronali da cui derivano i comportamenti; tutta la funzione cerebrale è il risultato della stretta interazione tra congenito e acquisito, ed è l’effetto di un complesso lavoro di interconnessione tra sistemi emozionali e neocorticali. La mano è solo uno strumento guidato dal cervello, come dimostrano non solo gli studi neurologici specifici ma soprattutto le rieducazioni grafomotorie in caso di handicap: scrittura con i piedi, con la bocca, per citare solo le più conosciute. Già da qualche anno, all’Università dell’Indiana la neuroscienziata Karin Harman James ha concluso, sulla base dell’esame dell’attività cerebrale attraverso la risonanza magnetica, che i bambini riescono a memorizzare maggiormente le parole quando le scrivono a mano piuttosto che con la tastiera: «È come se l’attività cerebrale rafforzasse il processo visivo», commenta Harman James.

E ancora, in una ricerca a lunga verifica temporale, la dott.ssa Laura Dineheart, ricercatrice alla Florida International University, ha accertato che i bambini che avevano imparato a scrivere manualmente nei primi anni di scuola raggiungevano migliori risultati negli studi alle superiori, rispetto ad altri che avevano dato priorità all’uso della scrittura con tastiera.

Gli studi più recenti, di neurologi e psicoterapeutici, segnalano che la deriva verso la scrittura su tastiera o verso forme semplificate di scrittura manuale, lo stampatello rispetto al corsivo, riduce gli stimoli di produttività ideativa e linguistica e rallenta la comprensione nella lettura. Insomma, la recente e dilagante tendenza a preferire precocemente la tastiera e a non curare le forme della grafia personale ci fa perdere una parte notevole degli effetti che l’antichissima pratica tattile-cognitiva della mano e delle dita producevano sulla formazione dell’individuo.

Come scrive l’Istituto Grafologico Internazionale Moretti (il francescano padre Girolamo Maria Moretti, 1879-1963, è stato l’iniziatore della grafologia in Italia) nel suo manifesto per il lancio della Campagna per la valorizzazione della scrittura a mano: «La scrittura a mano corsiva stimola a:

migliorare la capacità di lettura e di calcolo; potenziare la capacità di attenzione e di apprendimento; imparare l’autodisciplina e la concentrazione; allenare la memoria e accrescere la fiducia in se stessi; favorire il pensiero critico; costruire buone relazioni comunicando le proprie idee; esprimere la creatività individuale ed uscire dall’anonimato incoraggiando l’originalità individuale».

È la ‘battaglia delle battaglie’ contro lo spappolamento della capacità critica dei futuri cittadini – afferma Daniela Mennichelli, consulente grafologa, collaboratrice dell’Istituto grafologico Moretti di Urbino, “Bisogna fare una rivoluzione culturale altrimenti rischiamo di perdere una capacità antropologica: scrivere a mano accende molte più aree del cervello, aiuta a sviluppare il pensiero associativo e a costruire una memoria interna, favorisce la capacità di introspezione e concentrazione, aiuta ad adattarsi a circostanze diverse. È un gesto unico e assolutamente personale, utile per la costruzione della propria identità”.

La relazione fra scrittura manuale e personalità , la conoscenza di sé e delle proprie attitudini e potenzialità, la selezione professionale, l’orientamento scolastico, l’affinità di coppia sono tutti aspetti per i quali la scrittura manuale è speculare alla grafologia.

Giovanna Sellaroli

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