Image default
Arte & Cultura

Monica Vitti raccontata dallo scrittore Carlo Castellaneta

L’antidiva per eccellenza in un mondo di femme fatale – Monica Vitti

“Mi ha sempre interessato, nella biografia delle persone di successo, individuare quale sia stato il momento dello scatto, il punto in cui …”. Questo quanto si legge sulla copertina del libro di Carlo Castellaneta dal titolo “Gente famosa” edito da Rizzoli. Tra i profili che compongono la rosa di persone prescelte dallo scrittore figura anche l’attrice Monica Vitti. “Una donna – definita – sognatrice, sempre stata antidiva, cioè il contrario della femme fatale”. Chi va controcorrente è animato da una “vis”, direbbero i latini, non comune. Vediamo cosa Castellaneta ne pensa al riguardo.

“Tra le molte frecce che Monica ha al suo arco – è lui stesso a dire – la più sicura, quella che immancabilmente raggiunge il bersaglio, credo sia l’ingenuità, o meglio l’innocenza, o meglio lo stupore che si legge nei suoi occhi verdi”. Attributi che poi vengono riconosciuti come motivo di seduzione e al contempo di comicità. Passando alla timbrica vocale è lei stessa a dire: “Avevo anche da ragazza questa voce da night-club. Mi chiamavano per doppiare prostitute … ma si vede che era espressiva perché Antonioni l’ho conosciuto così…”. E sarà proprio questo, volendo prendere in prestito da Castellaneta la trovata linguistica citata, “il momento dello scatto” nella vita dell’attrice.

“Per Monica è la serata della prima al suo debutto nella compagnia di Tofano, e Antonioni è seduto tra gli spettatori, è lo scrittore a dire. Quella voce così particolare lascia un segno; seguirà un invito a prendere parte al doppiaggio di un film e l’inizio di una storia d’amore. Lei però resta una anti-diva: anziché buttarsi nelle facili tentazioni che potevano offrirsi in seno all’Accademia d’Arte Drammatica, “fugge come una novizia” scrive Castellaneta. Complice forse un suo intimo senso d’inadeguatezza che non le fa andare a genio quasi nulla di sé, a cominciare dal suo vero nome: Maria Luisa.

“Un giorno, al tavolino di un bar, cominciai a fare una lista di nomi femminili, ma neanche uno mi piaceva” dice la Vitti. La rivelazione poi arriva grazie alla lettura di un libro tedesco dove la protagonista porta il nome di Monika. Una personalità non comune quella della Vitti che sembra trovare solo nella recitazione una modalità per placare le sue inquietudini. “Appena finisco di recitare – è lei stessa a dire – mi si spalanca il vuoto. Io della realtà non capisco le regole, i riti, i doveri…Nella finzione invece si è liberi, si è sé stessi”. Recitazione quindi quale antidoto alla difficoltà del vivere, ma sarà poi lei stessa ad aggiungere un suo tratto ambivalente. “Io che faccio cinema, sono la più disarmata delle spettatrici. Piango, rido, mi dispero, ma non so farne a meno” e questo nonostante sia ben consapevole che si tratti di finzione filmica.              

Maria Teresa Biscarini

Altri articoli