Nel cuore della campagna toscana, tra Chiusdino e Monticiano, in provincia di Siena, si ergono i resti della chiesa abbaziale di San Galgano, un monumento affascinante e indimenticabile: una chiesa medievale incompiuta e senza tetto, dove il cielo stesso funge da volta naturale.
Origini e nascita dell’Abbazia
L’Abbazia fu edificata nel luogo della morte di Galgano Guidotti, un cavaliere locale che, convertitosi, decise di ritirarsi come eremita ed eresse una piccola cappella sul Monte Siepi intorno al 1185. Dopo la sua morte, il vescovo di Volterra incaricò i Cistercensi della comunità di Casamari di fondare un monastero nella valle sottostante, attivo fin dal 1201.
I lavori per la grande chiesa iniziarono tra il 1218 e il 1224, con la consacrazione avvenuta nel 1288.
Lo stile è gotico – cistercense, con pianta a croce latina, tre navate divise da pilastri cruciformi, monofore, bifore ogivali, grandi rosoni nell’abside e navata centrale ampia e luminosa. L’Abbazia divenne ricca e influente, intrecciando relazioni con la Repubblica di Siena e fungendo spesso da centro amministrativo e culturale.
Tuttavia, dal XIV secolo la comunità subì carestie (1328), peste (1348) e saccheggi, compresi quelli del condottiero Giovanni Acuto (John Hawkwood).
Il declino culminò nel XV secolo, quando i monaci si spostarono a Siena (1474), abbandonando l’abbazia.
Perché la chiesa è senza tetto?
Si diffusero leggende – poco fondate – secondo cui il tetto sarebbe stato venduto perché costituito in piombo. In realtà, studi e scavi archeologici hanno mostrato che il tetto originale era in tegole e coppi, non piombo. Il progressivo degrado, la mancata manutenzione e l’incuria portarono al crollo delle volte nel 1781, seguito dall’abbattimento del campanile – e del tetto – colpito da un fulmine nel 1786.
La chiesa fu sconsacrata nel 1789 e gli ambienti monastici trasformati in stalla o fattoria. Solo tra XIX e XX secolo si risvegliò l’interesse per il monumento: nel 1924 iniziarono interventi conservativi secondo le idee di John Ruskin, tesi a consolidare la struttura senza ricostruirla arbitrariamente.
Oggi l’Abbazia è tutelata come patrimonio culturale, meta simbolo del gotico toscano e luogo affascinante noto in tutta Italia. Senza tetto, la chiesa appare come un “guscio sacro”: la luce naturale illumina le navate, la struttura si fonde con il cielo, suscitando sensazioni potenti di spiritualità e mistero. I visitatori la descrivono come un’esperienza fuori dal tempo, dove l’architettura dialoga con la natura e l’immaginazione.

La leggenda della spada nella roccia
A breve distanza dall’Abbazia, si trova l’Eremo di Montesiepi, una cappella circolare costruita intorno al 1180 che conserva la leggendaria spada di San Galgano conficcata nella roccia – simbolo della sua rinuncia alla violenza e alla vita cavalleresca.
La spada è protetta da una teca e rende il luogo ancora più carico di leggenda e fascino Spesso San Galgano è associato a figure arturiane, come quella di Re Artù e la sua Excalibur.
L’Abbazia di San Galgano è più di un rudere: è un simbolo della bellezza incompiuta, della storia che resiste, della pietra che trafigge il cielo.
Un luogo carico di spiritualità, arte e mito: un’Italia che si mostra nella sua suggestione più autentica.
Rosa Maria Garofalo


