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La seduzione di Amedeo Modigliani nel romanzo “Rosso Carminio”

Il viaggio iniziatico di Alice tra arte e psicoanalisi

“Quando conoscerò la tua anima, dipingerò i tuoi occhi”. Eˈ questa una celebre frase attribuita all’artista livornese Amedeo Modigliani, detto anche Dedo, che la dice lunga sulla sua “filosofia” artistica. Eˈ pur vero però che Modigliani è salito alla ribalta mondiale non solo per i suoi volti stilizzati dai colli affusolati e dagli sguardi assenti, ma anche per i suoi sensuali nudi femminili. Ed è forse questo mix di sensualità sfuggente e d’introspezione nei recessi dell’anima alla base dell’ispirazione del libro di recente pubblicazione. Si sta parlando del romanzo “Rosso Carminio”, scritto dallo psicoterapeuta Massimiliano Cappelletti, uscito con Bookabook e presentato a Perugia nel mese di maggio 2025 per cui si rimanda al presente link.

“Dedo – è lo stesso autore a scrivere – non dipingeva semplici ritratti; della modella catturava l’anima”. Ed è da un divano di colore rosso carminio, da cui nasce il titolo del romanzo, che prende avvio la creazione artistica su cui ruota l’intero impianto narrativo. Una storia che contempla, come è giusto che sia, anche Jeanne Hébuterne: musa e compagna di vita di Modigliani. Il romanzo si muove, altresì, su due livelli: quello dell’artista Modigliani e quello della protagonista principale di nome Alice. Si potrebbe dire che ci si trova dinnanzi ad una storia nella storia. Da una parte il dispiegarsi delle vicende storiche ambientate in una Parigi, sede mondiale dell’arte delle avanguardie artistiche, dall’altra il viaggio iniziatico della giovane Alice.

Un viaggio che, metaforicamente parlando, prende il volo quando Alice avvolta in un abitino rosso, stretto in vita con un grazioso colletto bianco, sale sul treno per andare incontro al suo destino. Un destino che dovrà scontrarsi con la faticosa ricerca della propria identità, messa a dura prova dalle avversità della vita e dagli spettri che aleggiano attorno alla sua famiglia d’origine. E sarà proprio questo carico di sofferenze a spingere Alice, ormai adulta, “alla ricerca di uno specchio in cui riflettersi”. Uno specchio che assumerà le sembianze umane del dottor Carter. E sarà grazie a questo incontro e allo scambio di parole tra i due che si comincerà a “sciogliere dentro di lei il senso di colpa con il quale aveva convissuto per anni”.

Un viaggio dunque nell’arte ma anche nell’inconscio che, come scrive l’autore, “ha il potere d’intuire ciò che la mente non vede, o addirittura nega”. E sarà proprio grazie a questa introspezione guidata che, ad un certo punto, l’attenzione si dirigerà sulla necessità vitale di riconoscersi in uno sguardo. Ma, si sa, gli sguardi possono rimandare indietro immagini riflesse, più o meno aderenti alla realtà, se non deformate. E così dagli iniziali sguardi materni tutt’altro che incoraggianti, Alice si vedrà riflessa nello sguardo di approvazione della sua “madre adottiva” Chantal, una figura particolarmente “amata” dallo stesso autore. Fino ad arrivare allo sguardo di Modigliani “così intenso e ammiccante” da arrivare a sedurre.

“Quando lei ha incontrato quell’uomo – sarà il dott. Carter a dire ad Alice – senza rendersene conto, lei si è vista riflessa nel suo sguardo”. Eˈ infatti proprio “attraverso un intenso gioco di sguardi tra l’artista e la modella che si innesca un meccanismo di seduzione”. Una seduzione che, nel romanzo, nasce tra la figura immaginaria di Alice e l’artista Modigliani. Una finzione narrativa che si intreccia e culmina con la storia della prima mostra personale di Modigliani che aprì i battenti la mattina del 3 dicembre 1917 alla Galérie Berthe Weill di Parigi. Ma quando dal chiuso dello studio d’arte l’opera esce allo scoperto nella società, scrive l’autore, “non si ha più a che fare con la capacità dell’artista di far dialogare l’anima con quella dello spettatore”. Sono infatti altre le regole che entrano ed effettivamente, anche allora, entrarono in gioco. Ma se questo può considerarsi, in un certo senso, l’epilogo della storia, il suo prologo ha molto a che fare con la materia rarefatta e impalpabile di cui sono fatti i sogni intesi come desideri.

Non a caso il “monito” che Modigliani ha lasciato a ciascuno di noi e che l’autore ha scelto di apporre nella pagina di anteprima al romanzo è il seguente: “Il tuo vero dovere è di salvare il tuo sogno”. Un sogno che, nel caso di Alice, riesce a diventare realtà anche a dispetto delle “pesanti zavorre alla fantasia” che più di qualcuno le aveva ingiustamente scaricato addosso. Ma, ad un certo punto, il “frasario” che le ruota intorno comincia a cambiare, tanto che le parole inizialmente giudicanti e screditanti si fanno “rivelatrici”.

Le parole del dott. Carter, sarà la stessa Alice a dire “penetrarono nelle ombre della mia coscienza come un raggio di luce. Era come se, improvvisamente, mi avessero rivelato quanto fossi vittima di pregiudizi, dogmi che io stessa avevo covato dentro di me senza neppure accorgermene”. A chiusura di questo viaggio, lasciamo ora che sia proprio Alice a pronunciare le ultime parole sul presente romanzo di formazione personale e artistica. “Un albero, prima di crescere forte e robusto, è stato un piccolo seme. Ecco io ho voluto raccontare la storia di quel piccolo seme”.

Maria Teresa Biscarini

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