La moda italiana: per trasformare la tracciabilità in un processo sistematico, continuo e affidabile, basato su dati verificabili e non solo sulla fiducia
La moda italiana sceglie la tecnologia, guarda al futuro con l’ausilio dell’innovazione al fine di gestire al meglio l’asset economico. «Conviene ricordare che – secondo l’ultima analisi della Direzione Strategie Settoriali e Impatto di Cdp – la moda italiana contribuisce per il 5% al PIL nazionale, genera un valore aggiunto di 75 miliardi di euro e produce 65 miliardi di esportazioni». E comprende un settore economico molto ampio: dai grandi brand di lusso alle botteghe artigiane, dai materiali alle lavorazioni su misura. Potremmo definirlo un trend incoraggiante che si misura con la pressione giudiziaria di alcune amministrazioni italiane che hanno denunciato casi di caporalato e irregolarità nella filiera manifatturiera. Le segnalazioni riguardano criticità legate alle condizioni di lavoro e alla trasparenza dei processi produttivi, aspetti che possono condizionare la reputazione e la sostenibilità del business.
Il ruolo della tecnologia Le tecnologie digitali permettono di trasformare la tracciabilità in un processo sistematico, continuo e affidabile, basato su dati verificabili e non solo sulla fiducia. È in questa direzione che si muove REMIRA Italia: grazie alla sua piattaforma di supplier collaboration, centralizza dati e documenti, monitora la relazione con i fornitori, garantisce processi efficienti e trasparenti, supportando i brand moda nel percorso verso il rispetto delle future normative europee. Digitalizzare la mappatura dei fornitori significa trasformare una visione parziale della supply chain in un quadro completo, che comprende non solo quelli diretti ma anche subfornitori e terzisti. È un’occasione specifica per raccogliere dati aggiornati e monitorare le produzioni, conoscendo dove si svolgono e verificando di conseguenza il rispetto dei principi etici, ambientali e sociali.
Francesco Fravolini


