Il 17 luglio scorso, la Camera dei Deputati brasiliana ha approvato in via definitiva il disegno di legge 2159/2021, già passato al Senato nel maggio scorso. Il provvedimento, noto come “Devastation Bill” tra le organizzazioni ambientaliste, è ora in attesa della promulgazione da parte del presidente Luiz Inácio Lula da Silva. La proposta modifica in modo radicale il sistema di licenze ambientali, riducendo drasticamente i controlli e le garanzie oggi previste per progetti potenzialmente impattanti per l’ambiente. Il disegno di legge introduce strumenti come l’autolicenza – una forma di autocertificazione ambientale da parte degli stessi proponenti dei progetti – e il rinnovo automatico dei permessi. Inoltre, alcune attività ad alto impatto, come l’agricoltura industriale e le infrastrutture energetiche, potrebbero essere esentate da qualsiasi procedura di autorizzazione ambientale.
L’allarme degli esperti delle Nazioni Unite
La reazione della comunità internazionale non si è fatta attendere. Diversi esperti indipendenti delle Nazioni Unite per i diritti umani hanno espresso “profonda preoccupazione” per l’approvazione del disegno di legge, affermando che la norma rappresenta “una significativa regressione” che minaccia i diritti fondamentali alla vita, alla salute, a un ambiente sano e alla partecipazione pubblica. Le misure contenute nella legge, secondo l’ONU, aggravano le crisi ambientali globali – dal cambiamento climatico alla perdita di biodiversità – e violano gli obblighi internazionali assunti dal Brasile. Gli esperti hanno sottolineato che la nuova normativa colpisce in modo sproporzionato le popolazioni indigene e le comunità afrodiscendenti dei Quilombola, già duramente provate dai danni ambientali e climatici. Inoltre, la legge compromette il diritto alla consultazione libera, preventiva e informata, sancito dalla Convenzione 169 dell’OIL.
Una minaccia per l’Amazzonia e la sicurezza idrica del Paese
Uno degli aspetti più contestati è la cosiddetta “Licenza Ambientale Speciale”, che permetterebbe al Consiglio di Governo – un organo politico – di decidere quali progetti siano di “interesse nazionale”, avviando per essi procedure accelerate e semplificate. Tra questi figurano attività altamente invasive come l’esplorazione di petrolio e gas lungo il Margine Equatoriale e la costruzione di infrastrutture stradali che attraversano l’Amazzonia, con il conseguente rischio di deforestazione massiccia. Il provvedimento prevede inoltre l’esenzione dalle licenze per le attività agricole, aprendo la strada a un aumento della deforestazione e dell’inquinamento ambientale. Questo solleva forti timori anche per la gestione delle risorse idriche: le fonti d’acqua, essenziali per la biodiversità e l’agricoltura nazionale, non saranno più tutelate in modo adeguato rispetto a progetti potenzialmente inquinanti.
Una legge che aumenta l’incertezza e alimenta i conflitti socio-ambientali
Nonostante i sostenitori del disegno di legge – in particolare i ministeri dell’Agricoltura, delle Miniere e dell’Energia – abbiano sottolineato la necessità di snellire le procedure autorizzative, numerosi analisti avvertono che questa semplificazione potrebbe tradursi in un aumento dell’incertezza giuridica, dei conflitti socio-ambientali e dei contenziosi. La riforma, infatti, non solo indebolisce i controlli, ma riduce anche gli spazi di partecipazione e trasparenza per le comunità locali e la società civile. La tempistica dell’approvazione del disegno di legge solleva ulteriori perplessità. Proprio mentre il Brasile si prepara a ospitare la COP30 – la Conferenza ONU sui cambiamenti climatici prevista a novembre 2025 a Belém, nel cuore dell’Amazzonia – questa norma rischia di compromettere la credibilità internazionale del Paese. L’Osservatorio del Clima, una rete che riunisce oltre 130 organizzazioni ambientaliste e centri di ricerca, ha definito la legge “il più grande arretramento legislativo ambientale dai tempi della dittatura militare”. Gli esperti dell’ONU hanno chiesto ufficialmente al presidente Lula di porre il veto alle parti della legge che violano la Costituzione e gli accordi internazionali. Hanno inoltre ricordato il principio di non regressione, fondamentale nel diritto internazionale ambientale, secondo cui gli Stati non possono indebolire le tutele già in vigore.
Un appello alla responsabilità politica e morale
Alla luce della crisi climatica globale e degli obblighi derivanti dall’Accordo di Parigi, il Brasile è chiamato ad agire con coerenza e responsabilità. L’approvazione di una legge che riduce le tutele ambientali non solo danneggia l’ecosistema amazzonico, ma rappresenta un pericoloso precedente per il diritto ambientale internazionale. In un momento in cui la protezione dell’ambiente è indissolubilmente legata alla tutela dei diritti umani, ogni scelta politica dovrebbe mettere al centro la vita, la salute e la dignità delle generazioni presenti e future.
Riccardo Pallotta


