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Il ritorno della lince nell’area Alpina italiana, un sogno di tanti zoologi

Si lavora per riportare l’animale sulle nostre montagne dopo un secolo di assenza

Le cause che hanno portato la lince a scomparire dal nostro territorio sono da attribuire pressoché esclusivamente all’uomo: la caccia diretta dell’animale; l’abbattimento intensivo degli ungulati, prede
principali della lince; la deforestazione e l’espansione delle aree urbane e delle colture. Negli anni ’70 le ultime prove certe della presenza della lince sulle Alpi consistevano prettamente in animali imbalsamati che risalivano
al 1909. Invece le ultime testimonianze non confermate di avvistamenti arrivavano fino agli anni ’40.

Dal 1971 al 1987 un’equipe di studiosi ha lavorato ad un progetto che ha portato al reinserimento di almeno 50 esemplari in territori compresi tra le Alpi italiane, francesi, svizzere, austriache e tedesche. Tra il 1982 e il 1989 si sono poi effettuate ricerche al fine di sondare se il tentativo di ripopolamento aveva sortito gli effetti sperati, con l’ampia collaborazione dei guardiacaccia locali, addestrati a riconoscere i segni dell’animale sul
territorio (resti di pasto, feci ecc.). Gli studi hanno dimostrato come nell’arco di 2/3 anni la lince si sia diffusa in maniera progressiva nel territorio alpino, con ampliamento costante dell’areale in cui si sono rilevate le sue tracce. I dati hanno evidenziato una sua netta preferenza dell’attività diurna a quella notturna e della frequentazione degli ambienti di alta quota (circa l’80% delle tracce è infatti stato rinvenuto tra i 1000 e i 2000 metri). Si è rilevato un comportamento fortemente schivo nei confronti dell’uomo, le tracce sono state per lo più rinvenute ad almeno 1000 metri dagli insediamenti umani e i contatti ravvicinati in natura sono stati rarissimi. Tracce e avvistamenti di giovani esemplari non ancora adulti sembravano provare il riuscito reinserimento della lince nel territorio alpino. In realtà ad oggi la presenza della lince sulle Alpi italiane
riguarda pochissimi individui che non ci permettono di parlare di un suo vero ritorno nel nostro territorio.
La scomparsa della lince, così come le difficoltà trovate dagli zoologi nel suo reinserimento, sono conseguenza di un processo di espansione sconsiderato dell’uomo sul territorio e di una ancora troppo ampia mancanza di
sensibilità verso le problematiche ambientali. Gli esperti, per giunta, devono lottare contro i tempi lunghi delle procedure burocratiche italiane e una politica altalenante che non garantisce il sostegno efficace di cui
necessitano i delicati processi di reinserimento come quello in questione. La lince sulle nostre Alpi è dunque per il momento un sogno, la cui realizzazione dipende, ancora per una volta, dalla capacità della nostra società di rispondere alle esigenze di cura del nostro territorio.

Glenda Oddi

Bibliografia:
-Ragni B., Lapini L., Perco F., Situazione attuale del gatto selvatico Felis silvestris silvestris e della lince Lynx lynx nell’area delle
Alpi sud-orientali, in Biogeographia, 13, 1987, pp.867-901.
-Mingozzi T., Guidali F., Tosi G., Dati storici sulla presenza della lince Lynx lynx (L.) nell’Italia nord-occidentale, in Supplemento
alle ricerche di biologia della selvaggina, 14, 1988, pp. 479-500.
– Ragni B., Possenti M., Il ritorno della lince nelle Alpi, in Le scienze, 273, 1991, pp. 54-63.

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