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Arte & Cultura

I 50 anni di “Profondo Rosso”, icona dell’ horror

Era il 1975 quando nelle sale cinematografiche italiane il film “Profondo Rosso” incoronava Dario Argento Principe della “paura” sul grande schermo

Questo 2025, ormai entrato nell’ultimo quarto della propria durata, è l’anno del 50° anniversario di “Profondo Rosso”, il film più iconico del genere horror di Dario Argento. Infatti fu il marzo del 1975 il mese dell’uscita di questa pellicola nelle sale italiane, ma nel settembre dello stesso anno (praticamente dall’inizio della nuova stagione del grande schermo, dopo una sostanziale pausa estiva) quest’opera del regista romano venne rilanciata, confermandosi il simbolo di quel cinema che “fa paura”.

“Prondo Rosso” è un’opera che non invecchia mai, rimane il simbolo del terrore “sparato” in platea dal grande schermo, chissà perchè?

“Forse perché è un film sincero e non costruito a tavolino -rispose una decina d’anni fa Dario Argento in un’intervista rilasciata al giornalista Stefano Corradino – è nato dai miei pensieri più profondi. Come in un sogno. Può darsi che sia per questo che varie generazioni ci si ritrovano, perché non è legato a un periodo storico particolare e per questo non invecchia. E’ un film senza tempo”

La sua connotazione di emblema italiano del genere cinematografico dell’orrore, fu anche grazie    alla colonna sonora dei “Goblin”, traino delle scene più mozzafiato. La città di Torino fu la vera protagonista delle ambientazioni, tra Via Roma e Piazza C.L.N., con le celeberrime fontane gemelle, su cui poggiano le statue delle allegorie antropomorfe del Po e della Dora Riparia. Ma l’inquietante simbolo del film è Villa Scott, teatro delle scene di maggior suspense della pellicola.

La trama è risaputa: a Torino, città sulla quale Dario Argento fa calare luci, ombre e colori spettrali, uno spietato serial killer commette sanguinosi omicidi, accompagnati da una canzoncina in sottofondo, con la voce innocente di un bambino. Durante una conferenza sui fenomeni paranormali, la sensitiva e piscoterapeuta Helga Ulmann (interpretata dall’attrice Macha Méril) percepisce che tra gli spettatori presenti in sala c’è una persona che ha commesso crimini. Dopo aver riferito la sua sensazione a un collega, il professor Giordani (Glauco Mauri), la Ulmann torna a casa dove viene ammazzata con una mannaia da una mano misteriosa. Ad assistere al delitto, dalla strada sottostante la finestra della sensitiva, si trovano Marc Daly (David Hemmings), pianista jazz che abita nello stesso palazzo della donna uccisa, e il suo collega Carlo (Gabriele Lavia), un alcolista perennemente in depressione. Entra in gioco la Polizia, con il commissario Calcabrini (Eros Pagni) e, a “disturbare” la scena, rendendola  conturbante, si mette la giornalista Gianna Brezzi (Daria Nicolodi). Marc inizia subito una sua personale indagine per scoprire l’autore del delitto, trovando la complicità di Gianna, che non nasconde una forte simpatia per il pianista. Avviene poi il delitto la cui vittima è la scrittrice Amanda Righetti, che in passato aveva pubblicato un libro su un misterioso bambino urlante all’interno di una inquietante villa. Questa uccisione  mette Marc sulla pista giusta per capire chi sia il serial killer; il pianista ha le idee più chiare dopo l’omicidio del professor Giordani, il quale aveva capito chi aveva ucciso la Righetti. Marc Daly si reca alla villa del bambino urlante, trovandola grazie alla foto pubblicata sul libro della scrittrice e, in questa casa, scopre un disegno sul muro, nascosto dall’intonaco: raffigura  una scena mortale di una pugnalata ad un uomo. Il musicista investigatore, con un piccone, abbatte una parete, scoprendo una camera murata con all’interno uno scheletro. Marc e Gianna riescono a scoprire il killer, ovvero la madre di Carlo (Clara Calamai); vengono così a sapere che, tanti anni prima, aveva accoltellato il marito, davanti agli occhi dello stesso Carlo, ancora bambino; il delitto ebbe come movente l’intenzione del coniuge di ricoverare la moglie in una clinica per disturbi mentali. Il finale vede Marc uccidere quest’ultima con la celeberrima decapitazione causata dalla collana agganciata dall’ascensore in movimento.

Le città, teatro delle riprese di questo thriller, sono Roma, Perugia e, naturalmente, l’iconica Torino, luogo del mistero per antonomasia. 

Fabio Buffa

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