Nel 1920 nasceva Gianni Rodari, il più grande scrittore italiano per bambini del ‘900
105 anni fa nasceva Gianni Rodari, uno dei più grandi scrittori per l’infanzia del ‘900. Forse il più grande.
I Racconti, le poesie e le filastrocche di Rodari hanno cresciuto (e stanno crescendo) generazioni di bambini, da quelle delle cartelle e dei grembiuli a questa, dell’ iPhone e della didattica a distanza. Rodari nacque ad Omegna, sul Lago d’Orta, il 23 ottobre 1920, dalle seconde nozze del padre, Giuseppe. I genitori gestivano un forno e vendevano pasta. I pacchi di questo alimento giungevano in negozio dentro casse di legno e il piccolo Gianni Rodari amava entrare in una di esse con un panino al cioccolato e un libro e leggeva. Una delle sue prime letture dentro questi contenitori fu “Cuore”. A nove anni perse il papà e la madre decise di cedere il negozio, trasferendo la famiglia a Gavirate, nel varesotto. Rodari si diplomò in un istituto magistrale e il suo primo lavoro fu quello di maestro per i bambini di una famiglia ebrea che, dalla Germania, era fuggita a Sesto Calende. Era il 1938, l’anno delle leggi razziali e il periodo dell’imminente inizio della seconda guerra mondiale. Dopo un breve percorso universitario, non concluso, lavorò come insegnate in alcuni comuni attorno al lago Maggiore. Non andò in guerra, ma venne arruolato dalla Repubblica di Salò nel 1943: le vicende personali lo portarono non solo a prendere le distanze dai Repubblichini, ma aderì alla Resistenza contro il nazifascismo, entrando in clandestinità. Finita la guerra iniziò a lavorare per lo storico giornale comunista l’Unità, dove si occupava della rubrica per i bambini. Successivamente fondò la rivista “Il Pioniere”: era il giornale dei Pionieri d’Italia, ovvero dell’associazione che si costituì nel dopoguerra a livello nazionale per raggruppare sotto un unico tetto le associazioni giovanili di sinistra. In quegli anni inizia a scrivere filastrocche, racconti e poesie e diventa autore televisivo per la trasmissione dedicata ai più giovani intitolata “Giocagiò”. Erano gli anni sessanta e Rodari ebbe la grande intuizione di coniugare le pulsioni per un cambiamento sociale con i bisogni, i pensieri e i sogni dei bambini. Nel 1970 fu il primo autore italiano a vincere il Premio Hans Christian Andersen, il così detto piccolo Nobel , per la narrativa dedicata all’infanzia.
Il suo capolavoro è “La grammatica della fantasia”, libro in cui viene offerta la materia prima (sotto forma di idee, occasioni e riflessioni) per esaltare il ruolo della creatività all’interno dell’educazione dei bambini.
In una trasmissione Rai di tanti anni fa un bambino gli chiese, “Rodari, lei preferisce le storie che finiscono bene o quelle che finiscono male?”
“Io preferisco le storie che non finiscono -rispondeva lo scrittore- le storie in cui il finale viene deciso dalla fantasia dei bambini” .
Gli insegnati più sensibili si rivolgevano a lui per chiedere consigli didattico-educativi, sul migliore approccio da adottare verso i bambini: “occorre far parlare i ragazzini e stimolarli al dialogo e al confronto -diceva Rodari- Il punto di partenza della scuola sono i bambini, non la cattedra e la maestra. I bambini, con la loro cultura, la loro lingua, le loro curiosità, i loro vissuti. Ogni bambino ha una propria personalità che va valorizzata”.
Poi vi era la convinzione assoluta di Gianni Rodari verso il valore della fantasia: “essa è fondamentale per il pensiero del bambino, tutto il pensiero. La fantasia è importante anche per il pensiero logico, per stimolare la logica e la scienza”.
Ma cos’è la fiaba per Gianni Rodari?
“La favola -rispondeva- è un modo alternativo di entrare nella realtà; anziché dalla porta, con la fiaba si entra dal tetto, dal camino, dalla finestra, nella realtà e nel pensiero concreto”.
Gianni Rodari, negli incontri con le classi elementari, proponeva spesso questo gioco: ad ogni bambino veniva chiesto di scrivere su un foglio una parola; questi fogli venivano poi mescolati e il secondo step era abbinare due parole a caso ed elaborare un pensiero che contenesse i due termini.
Più le due parole sono lontane concettualmente tra loro e più la fantasia lavora. In una scuola di Arezzo negli anni settanta un bambino abbinò casualmente le parole “volpe” e “lampadina”. Due termini distanti tra loro. Ma in pochi secondi inventò la brevissima storiella di una volpe che brillava al buio come una lampadina e per colpa di questa caratteristica tutte le prede le sfuggivano, perchè queste ultime di notte la vedevano in anticipo e avevano il tempo di scappare.
Questa è una semplice ed elementare apoteosi della fantasia. Tanto cara a Gianni Rodari.
Scrisse 70 opere tra filastrocche, poesie , libri e testi teatrali: citiamo per esempio, “Favole al Telefono”, “Il gioco dei quattro cantoni”, “C’era due volte il barone Lamberto”…
Ma le opere di Rodari stanno anche nelle riflessioni che, chi lo ha letto e lo ha conosciuto, elabora costantemente sul come educare i bambini.
Fabio Buffa


