Gerardina Trovato, dopo i successi canori degli anni novanta e una crisi personale, è tornata ad esibirsi
Quando nel 1993 sale sul palco del Festival di Sanremo, si siede a gambe incrociate su un cubo di legno e, con la chitarra, dà l’attacco alla canzone; già dalle prime note e dalla prime parole si capisce che siamo davanti ad una cantante (cantautrice) non solo di grande livello, ma dal carisma forte e semplice al tempo stesso, dall’indole ribelle e originale, schietta e dolce. La canzone, presentata nella categoria delle nuove proposte (allora si chiamava “Novità”), è di quelle che “spaccano”: è totalmente autobiografica, racconta di questa artista che, per avere successo con la musica, lascia la propria Catania, per trasferirsi in una fantomatica città più a Nord, con tutte le speranze, le contraddizioni, le nostalgie, i dubbi, le crisi, che una ragazza di 20 anni può provare in un cambiamento di vita così invasivo.
Il brano si intitola “Ma non ho più la mia città”, la musica è una ballata folkeggiante, il testo è cristallino, crudo e inzuppato di nostalgia; c’è né già abbastanza per trasmettere emozioni, poi, all’improvviso, questa giovane butta lì la strofa, “chi non ha paura di morire, muore una volta sola”, la frase di Paolo Borsellino diventata una sorta di inno alla lotta contro la mafia. E qui il battito del cuore, di chi ha la sensibilità per capire, aumenta. Quando finisce l’esibizione, gli applausi del pubblico di Sanremo sono assordanti e sinceri. Ci sarebbe da dire, “oggi è nata una stella”.
Quella ventiseienne di allora è Gerardina Trovato, artista estrosa e ruvida, malinconica e graffiante, che, dopo un’uscita dalle scene durata ventidue lunghi anni, caratterizzati da problemi di salute che psicologicamente l’hanno messa a dura prova, infliggendole una gracilità nel fisico e ferite nell’anima che hanno preoccupato seriamente i suoi fans. Di Gerardina non si è saputo nulla per gran parte di questi primi venticinque anni del duemila, giravano voci più o meno attendibili, alcune davvero poco opportune, che davano l’artista catanese ormai impossibilitata a tornare sul palco. Fino ad arrivare alla scorsa estate, quando, grazie ai social media, nel web hanno iniziato a girare delle immagini con la Trovato sul palco a cantare quei successi degli anni novanta che l’hanno resa popolare. Si trattava di una Gerardina dimagrita, con il volto segnato da una vita sofferta, un’estensione vocale che a fatica tiene le performance di un tempo, ma con una plastica voglia di tornare davanti al pubblico per rimettersi in gioco. Quella fatica “vocale” però non ha appannato il suo timbro canoro (ovvero la qualità) che ha emozionato il pubblico degli anni novanta e dei primi duemila.
Recentemente Gerardina Trovato ha voluto riproporsi cercando platee quantitativamente più ampie rispetto a quelle dell’ultimo anno. Pian piano ha trovato gli agganci giusti per esibirsi, cercando di migliorare, concerto dopo concerto, canzone dopo canzone. Lo scorso inverno era stata ospite nella trasmissione RaiPlay “Gli occhi del musicista”.
Ma torniamo indietro per raccontare sinteticamente la storia umana e professionale di questa artista: nata a Catania il 27 maggio 1967, sin da bambina si appassiona alla musica e al canto. La madre è maestra di pianoforte, il padre è un apprezzato medico.
Cresce ascoltando Renato Zero ed Elton John, “alle scuole superiori, quando tornavo a casa da scuola, mi rifugiavo nella mia stanza, chiudevo la porta, abbassavo la tapparella, accendevo una abat jour che emanava una luce rossa, e mettevo il disco del live di Elton in Australia -confidò recentemente in una trasmissione Rai- davanti allo specchio ascoltavo gli applausi del pubblico come fossero per me, e sognavo ….”.
Per vedere quel sogno diventare realtà ci vorrà ancora qualche anno: dopo l’esame di maturità lascia Catania per andare a Roma a cercare la strada giusta per iniziare a fare del canto e della musica il proprio lavoro. Prima è ospite di uno zio paterno, poi va a vivere con Emanuela Villa, finché non si troverà una casa tutta per sé.
E’ il 1992 e, dopo tanta gavetta, ecco che arriva la grande occasione: Caterina Caselli, nel ruolo di talent scout, si accorge di lei e le fa sottoscrivere un contratto. Qualche mese dopo è al Festival di Sanremo, nella sezione dei giovani, con la già citata “Ma non ho più la mia città”. L’anno dopo è di nuovo sul palco del Festival, ma nella sezione big, con la canzone “Non è un film”, che tratta degli orrori della guerra nella ex Jugoslavia. Poi scrive e interpreta con Andrea Bocelli il brano “Vivere”, che la consacrerà nel novero delle cantanti “impegnate” e “ricercate”.
Nel 2000 torna prepotentemente sulle scene con la canzone “Gechi e vampiri”, uno sfogo, una confessione pubblica struggente “regalata” al pubblico, su come siano stati tormentati e complicati gli anni che hanno preceduto questo brano.
Nel 2003 si chiude la collaborazione con Caterina Caselli, Gerardina cerca un nuovo produttore, intanto scrive e ha quasi cinquanta inediti da proporre.
Trova supporto da un fidato amico e dal Maestro Vessicchio, rivede, in fondo al tunnel, una luce, prima debole debole, poi sempre più forte, un po’ come quella luce rossa che accendeva in cameretta ascoltando Elton John.
Sino ad arrivare alle esibizioni di questo ultimo anno che, per Gerardina, potrebbe rappresentare il vero trampolino di lancio per una rinascita artistica importante.
La Trovato ha partecipato a tre edizioni del Festival di Sanremo, a due Festivalbar, un Disco per l’Estate ed è stata premiata nel 2012 al Premio Lunezia. Ha vintyo due dischi di Platino e ha registrato tre album, “Gerardina Trovato” del 1993, “Non è un film” del 1994 e “Ho trovato Gerardina” del 1996. Ha inciso l’ EP “I sogni” e vanta innumerevoli singoli di successo, oltre ai già citati brani, aggiungiamo, “Lasciami le mani libere”, “Sognare, sognare”, “Piccoli già grandi” e “Energia diretta”.


