Nell’estate del 1955 Buscaglione completa il suo primo disco, che uscirà all’inizio del ’56
70 anni veniva ultimato il primo disco di Fred Buscaglione, contenente due tracce, una di queste è la popolarissima “Che bambola !”, tipica canzone “cialtrona” degli anni cinquanta (era infatti il 1955), che ancora oggi rappresenta una delle icone musicali che aiutano a comprendere le sonorità popolari del secondo dopoguerra. L’altra traccia è “Giacomino”, un brano che Buscaglione non riuscì a rendere famoso come il primo. Pensate, quel disco vendette quasi un milione di copie, senza promozione o pubblicità, solo col passaparola di un’Italia che, anche grazie alla musica e al divertimento, oltreché col duro lavoro, stava ricostruendo una nazione dopo il disastro del ventennio fascista e della guerra.
E Fred Buscaglione è stato uno dei simboli “leggeri” di quella rinascita (forse, dopo la Resistenza Partigiana, la sola vera rivoluzione conosciuta dal nostro paese), i suoi brani più noti (“Teresa non sparare”, “Whisky facile”, “Eri piccola così”, “Love in Portofino”, “Che notte”…) sono stati un sottofondo gradevole, scanzonato e goliardico, di un’Italia che ricostruiva se stessa seguendo la “stella cometa” del benessere dei propri figli e dei propri nipoti, che guardava al futuro. Innanzitutto.
E quella stella cometa la raggiunse un po’ di anni dopo, col boom economico e con i figli dei contadini e degli operai che potevano aspirare ad una vita migliore dei genitori.
Ma torniamo alla musica: Ferdinando Buscaglione in arte Fred, nasce a Torino il 23 novembre 1921: la sua è una famiglia di umile provenienza. Il papà decorava muri e ringhiere, la mamma era portinaia e, a tempo perso, dava lezioni di pianoforte. Fu proprio la passione materna per la musica che influenzò i gusti del Buscaglione ragazzino, allora soprannominato “Nando di Piazza Cavour”.
Dopo le scuole elementari entrò al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino: ma quella musica, imparata con metodi e tecniche così austeri, gli stava “stretta”; lui aveva bisogno di creare ed esprimersi da spirito libero, senza vincoli di ordine tecnico.
Fu così che fece esplodere quella voglia di rottamare lo stile melodico a colpi di Jazz e Swing.
Torino accoglieva molti locali notturni, e fu proprio lì che Fred Buscaglione da adolescente iniziò ad esibirsi in pubblico.
Fu proprio nei locali torinesi che incontra colui che diventerà il suo partner artistico. Al Caffè Ligure conosce infatti Leo Chiosso: è il 1936 e Buscaglione ha 15 anni, Chiosso uno in più. La loro giovane età non impedisce di gettare le basi per quello che sarebbe diventato un sodalizio d’acciaio, infranto solo dalla morte prematura di Fred, a 39 anni.
Torino accoglieva la direzione centrale dell’Eiar, quindi rappresentava il luogo ideale per le ambizioni dei due amici. Chiosso e Buscaglione si ritrovano pressoché quotidianamente, a casa dell’uno o dell’altro. Leo mette giù le parole e Fred ne crea il ritmo, costruendo attorno al lavoro del paroliere sonorità che negli anni ’50 cambieranno la musica italiana, e non solo.
E’ il 1949 e Fred Buscaglione si trova a Lugano per uno spettacolo: incontra Fatima Ben Emabrek, acrobata e contorsionista magrebina. Nasce un amore travolgente, con tanto di fuga romantica sotto la neve con una slitta trainata da un cavallo.
Fatima si converte al cattolicesimo e i due si sposano cristianamente nel 1953. Fatima entra nel gruppo di Fred, gli Asternovas, orchestra formatasi a Torino appena dopo la guerra. Buscaglione di quel sodalizio diventa subito il bandleader. La moglie canta, la sua voce è paragonata a quella di Ella Fitzgerald, ma è Fred l’attrazione. Il suo carattere istrionico ed estroverso, quel suo essere così guasconamente “animale da palcoscenico” mette in ombra Fatima. Sempre più gelosa del successo del marito. Il loro rapporto, passionale e travolgente ma sempre caratterizzato da furibonde liti e gelosie, va in frantumi. Buscaglione rimane solo, con i suoi amici Asternovas e il successo cresce; ma dentro sente un profondo vuoto lasciato dalla separazione affettiva da Fatima.
La popolarità del cantante non conosce più limiti e arriva l’incontro con l’amico e collega Gino Latilla, che aveva appena ottenuto un discreto successo con una canzone firmata proprio da Chiosso-Buscaglione. Latilla propone ad un discografico della Cetra di incidere le canzoni di Fred, il dirigente della casa discografica non ne vuole sapere, così Latilla proporne di anticipare lui le spese. Nasce un 78 giri che contiene ”Che bambola” e “Giacomino”. Latilla riempie la propria automobile di dischi e li distribuisce in giro. E’ il primo passo per quella che diventerà la vendita di ben 980 mila copie.
La fama di Fred Buscaglione passa così dai muri fumosi dei locali notturni al grande pubblico. “Che bambola” è una “bomba” che spazza via il modo tradizionale di intendere la musica. La gente conosce il jazz e lo stile americano del duro, spavaldo, bullo, messo in scena da Fred con tanta autoironia. Nascono due polarità musicali americaneggianti tutte italiane: una al nord, con Busaglione l’altra al Sud con Renato Carosone.
Alla fine degli anni cinquanta il cantante torinese è uno degli artisti più famosi e richiesti: concerti, dischi, pubblicità, cinema televisione. Tutti voglio lui. Buscaglione vive sempre di corsa: la mattina fa cinema, il pomeriggio è in sala d’incisione e la sera fa concerti. La sua esistenza è sempre più frenetica. Fred è stanco. Quasi quasi vorrebbe levarsi i panni del bullo, duro e irriverente, sempre alle prese con vite spericolate e con belle donne manesche e dal grilletto facile.
Vuole esprimersi con una vena sottile, riflessiva e romantica: così dopo “Teresa non sparare”, “Che bambola”, “Pensa ai fatti tuoi”, “Whisky facile” ed “Eri piccola così”, nasce quel capolavoro struggente che porta il titolo di “Guarda che luna”.
E’ la mattina del 3 febbraio del 1960, Fred Buscaglione rientra all’Hotel Rivoli di Roma dopo l’ennesima serata esagerata di concerti ed applausi. E’ stanco, alla guida della sua Ford Thunderbird lilla vede un camion che sta arrivando da un lato della strada, accelera per evitarlo, ma lo scontro è tremendo. Fred Buscaglione muore, malgrado i tempestivi soccorsi del guidatore del furgone e di una guardia.
by Fabio Buffa


