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Ambiente & Società

Ecuador, il presidente Noboa abolisce il Ministero dell’Ambiente

Cresce la preoccupazione per Amazzonia e diritti indigeni

In Ecuador la tutela dell’ambiente perde un presidio fondamentale. Con il Decreto 60, il presidente Daniel Noboa ha deciso di eliminare sei ministeri, tra cui quello dell’Ambiente, accorpandolo al dicastero dell’Energia e delle Miniere. Una scelta che ha sollevato immediate critiche da parte di organizzazioni ambientaliste e movimenti sociali, convinti che questo provvedimento apra la strada a un’ulteriore espansione delle attività estrattive in un Paese già segnato da forti pressioni sul suo patrimonio naturale.

Un passo indietro nella tutela ambientale

Il Ministero dell’Ambiente era il principale organo incaricato di vigilare su biodiversità, foreste e risorse idriche. Con l’accorpamento alle Miniere e all’Energia, le competenze ambientali finiscono sotto la stessa guida politica che promuove petrolio, gas e progetti minerari. Per le ONG, questa commistione rappresenta un evidente conflitto di interessi che rischia di indebolire controlli, monitoraggi e politiche di protezione della natura. La misura è ancora più significativa se si considera che l’Ecuador è stato tra i primi Paesi al mondo a introdurre in Costituzione, nel 2008, il riconoscimento dei “diritti della natura”, un principio che ha fatto scuola a livello internazionale.

Il nodo economico e il ruolo del FMI

La decisione di Noboa arriva in un contesto di forte crisi economica e segue la via intrapresa dal Brasile. Il governo deve far fronte a un debito crescente e a difficoltà finanziarie che hanno spinto il Paese a rafforzare i rapporti con il Fondo Monetario Internazionale (FMI). Le misure di austerità e le riforme richieste in cambio dei prestiti multilaterali hanno spinto l’esecutivo a puntare con maggiore decisione sullo sfruttamento delle risorse naturali come petrolio e minerali. Il rischio, sottolineano gli osservatori, è che la logica della crescita rapida e della stabilizzazione macroeconomica si traduca in maggiore deforestazione, emissioni di gas serra e nuove violazioni dei diritti delle popolazioni indigene.

Amazzonia in pericolo

L’Amazzonia ecuadoriana è una delle aree più ricche di biodiversità al mondo e al tempo stesso tra le più fragili. Negli ultimi anni, le comunità locali hanno già dovuto affrontare gli impatti di progetti petroliferi e minerari, spesso avviati senza un reale consenso libero, previo e informato. Lo smantellamento del Ministero dell’Ambiente rischia di ridurre ulteriormente gli spazi di partecipazione democratica, lasciando territori e comunità senza un’adeguata protezione istituzionale.

La mobilitazione sociale

Non si è fatta attendere la reazione della società civile. Movimenti come Acción Ecológica, Yasunidos e la Confeniae (Confederazione delle Nazionalità Indigene dell’Amazzonia Ecuadoriana) hanno lanciato una campagna contro il Decreto 60, chiedendone la revoca e denunciando la minaccia che rappresenta per l’ambiente e i diritti collettivi. Le proteste hanno già varcato i confini nazionali: diverse ONG internazionali hanno espresso preoccupazione, invitando la comunità globale a non restare indifferente.

Un segnale pericoloso

La scelta del governo Noboa non riguarda solo l’Ecuador. È un segnale che si inserisce in un quadro regionale in cui la spinta verso l’estrattivismo – dal petrolio del bacino amazzonico al litio delle Ande – entra sempre più in conflitto con gli obiettivi climatici e gli impegni internazionali di tutela della biodiversità. Mentre il mondo discute di transizione ecologica, in Ecuador l’ambiente viene subordinato agli interessi minerari ed energetici. Un passaggio che potrebbe rappresentare non solo un arretramento politico, ma anche un pericoloso precedente per altri Paesi della regione.

Riccardo Pallotta

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