Presentato il IV Rapporto ISPRA
È stato presentato lo scorso 30 luglio, presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri a Roma, il quarto Rapporto ISPRA sul dissesto idrogeologico in Italia (edizione 2024). Un documento di riferimento fondamentale che, ancora una volta, restituisce l’immagine di un Paese vulnerabile, esposto e impreparato ad affrontare le conseguenze sempre più frequenti dei fenomeni naturali estremi. Secondo i dati aggiornati, il 94,5% dei comuni italiani – ovvero 7.463 – è a rischio per frane, alluvioni, erosione costiera e valanghe. Un dato allarmante, che interessa ben il 19,2% del territorio nazionale. Le regioni più colpite restano Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Campania, Lombardia e Liguria, a conferma di un pattern geografico consolidato, ma sempre più pressante.
Una fotografia aggiornata del rischio
Sul fronte delle frane, l’Italia si conferma tra i Paesi europei più esposti, con oltre 636.000 fenomeni censiti nell’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (IFFI). La superficie interessata da pericolosità da frana o aree di attenzione supera oggi i 69.500 km², pari al 23% del territorio nazionale. Un incremento del 15% rispetto al 2021, segno non solo di un monitoraggio più accurato, ma anche di un deterioramento reale della situazione, legato ai cambiamenti climatici e alla crescente artificializzazione del suolo. Sono oltre 582.000 le famiglie potenzialmente coinvolte da frane in aree a elevata pericolosità (P3 e P4), che interessano anche 742.000 edifici, quasi 75.000 imprese e 14.000 beni culturali. Numeri che evidenziano il forte impatto del rischio geologico anche in termini economici e sociali. Le alluvioni, nel frattempo, coinvolgono 6,8 milioni di abitanti nello scenario di pericolosità idraulica media. Tra il 2022 e il 2024, eventi estremi si sono verificati con particolare intensità, come le devastanti piogge del maggio 2023 in Emilia-Romagna, che hanno innescato oltre 80.000 frane e causato danni per 8,6 miliardi di euro.
Erosione costiera e valanghe: emergenze persistenti
Il rapporto dedica ampio spazio anche all’erosione costiera, fenomeno meno spettacolare ma altrettanto critico. Tra il 2006 e il 2020, ben 1.899 km di spiagge italiane hanno subito variazioni superiori ai 5 metri. Di questi, 934 km risultano in erosione, mentre 965 km sono in avanzamento, una dinamica che riflette anche l’effetto delle opere di contenimento realizzate negli ultimi anni. Sul fronte delle valanghe, infine, la superficie complessiva delle aree interessate ammonta a 9.283 km², pari al 13,8% del territorio montano sopra gli 800 m s.l.m. Dal 1984 a oggi, ISPRA ha registrato 1.896 incidenti valanghivi con oltre 800 vittime.
Strumenti digitali e finanziamenti: a che punto siamo?
Il rapporto evidenzia il ruolo centrale degli strumenti digitali come IdroGEO, la piattaforma open source e open data lanciata nel 2020, che ad oggi ha registrato oltre 269.000 utenti. Fondamentale anche il lavoro svolto attraverso ReNDiS, il Repertorio Nazionale degli interventi per la Difesa del Suolo: sono quasi 26.000 gli interventi finanziati dal 2000 al 2024, per un valore complessivo di 19,2 miliardi di euro. Tuttavia, il tempo medio di realizzazione degli interventi strutturali resta elevato: 4,7 anni, un dato che impone riflessioni sulla governance e l’efficacia dei meccanismi di risposta.
La sfida del futuro
Il rapporto ISPRA 2024 non lascia spazio a dubbi: l’Italia è un Paese strutturalmente fragile e sempre più esposto, anche a causa dell’aumento delle superfici artificiali, passate dal 2,7% negli anni ’50 al 7,16% nel 2023. Cambiamenti climatici e pressione antropica stanno accelerando dinamiche già in atto, rendendo indispensabile una programmazione più integrata, basata su dati aggiornati, pianificazione di lungo termine e investimenti strutturali mirati. In un contesto di crisi ambientale sempre più evidente, il rapporto ISPRA torna a ribadire con forza l’urgenza di un cambio di paradigma: non basta gestire l’emergenza, serve prevenzione, conoscenza, partecipazione.
Riccardo Pallotta


