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Curiosità letterarie, dalla scrittura alla stampa

Curiosità letterarie, dalla scrittura alla stampa

Alcuni studiosi di mitologia attribuiscono ad Ermes (equivalenti Mercurio e Toth) il primo mezzo di comunicazione di massa, ossia l’invenzione della scrittura. Platone scriveva che un giorno Toh si presentò al Faraone per parlargli della sua invenzione, ossia la scrittura e convincerlo che questa innovazione avrebbe reso gli egizi più eruditi.

Nonostante le contrarietà del Faraone il quale sosteneva che “questa ideazione genererebbe l’oblio in coloro che avranno imparato a scrivere, poiché non utilizzeranno più la memoria ma richiameranno tutto solo leggendo”, si andò avanti senza censure di alcun genere.

E sebbene la mitologia sia un insieme di fiabe con interessanti elementi di veridicità, dalla storia attingiamo che la scrittura si sviluppò concretamente in maniera indipendente e inarrestabile in diversi paesi del mondo.

Sembra che la più antica forma di scrittura risalga al 3400 a.C con i Sumeri che utilizzarono i “pittogrammi”, (immagini utilizzati per condividere un’idea o comunicare un’informazione comprensibile anche tra popoli differenti per lingua e cultura), una scrittura cuneiforme realizzata con incisioni lineari a forma, appunto, di cuneo nella pietra o nell’argilla, tracciate da sinistra verso destra mediante uno stilo di canna o di metallo. Per avere un’idea si pensi ai segnali stradali che altro non sono se non pittogrammi.

Gli Egizi, a loro volta, svilupparono i geroglifici (simboli, raffigurazioni di animali, persone, oggetti e idee); ai Fenici viene attribuita, invece, l’invenzione dell’alfabeto i quali adattarono ai suoni della loro lingua un metodo che, influenzando poi Greci ed Etruschi, diede origine all’alfabeto latino, quello che usiamo ancora oggi. Ma simili forme di scrittura vennero ideate in America precolombiana, in Cina e altre regioni del Medioriente.

La necessità di raccogliere in un unico luogo le migliaia di tavolette di argilla fu pressoché istintiva. La prima (biblioteca) della storia è considerata quella di Assurbanipal a Ninive (nell’attuale Iraq), risalente al VII secolo a.C. e venne realizzata dal re assiro Assurbanipal.

Da quegli albori trascorsero tanti secoli quando Gutenberg Johann Gensfleisch, orafo e tipografo tedesco (Mainz 1395 – 1468) ebbe un’idea geniale: utilizzò dei caratteri mobili in metallo, un inchiostro a base oleosa e un torchio per creare un sistema di stampa su carta (prima di allora si usavano, per i libri manoscritti, la cartapecora o la pergamena).

Un’intuizione che per secoli ha mantenuto il primo posto tra le invenzioni più importanti in ambito culturale.

Il primo libro stampato con la tecnica dei caratteri mobili è stato la «Bibbia a 42 linee»; il testo utilizzato fu quello della Vulgata, la Bibbia latina tradotta dal greco da san Gerolamo nel V secolo.

Le tecniche moderne consentono metodi di stampa straordinari, ne citiamo alcune: Xilografica. Tipografica. Offset (stampa litografica indiretta). Calcografica. Serigrafica.

Per la lettura si sta gradualmente passando dalla stampa cartacea agli ebook reader, sia Kindle che Kobo, ma i romantici della carta non ci rinunciano e continuano ad affollare le librerie presenti in tutto il mondo.

In Italia la libreria più grande è la Mondadori Bookstore di Napoli, situata nella Galleria Umberto I. In Europa quella più vecchia in attività è la Livraria Bertrand di Lisbona, Portogallo, fondata nel 1732, dispone di 148.000 volumi.

Per numero di librerie Roma vanta 476 negozi, Milano 268 e Napoli 248, ma la capitale delle librerie è Cagliari dove si conta una libreria ogni 5700 abitanti.

Infine, se parliamo di biblioteche, la più completa in Italia, è la Nazionale Centrale di Firenze che dispone di circa 15 milioni di libri.

Bruno Cimino

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