Consigli e ricette di Maria Cristina

Non soltanto ricette, ma tutto ciò che le rende tali: esperienza, passione, perfezione. Tutto ha un perché e niente è lasciato al caso. Con Maria Cristina, “A modo mio”  è il monito a rendere arte la cucina, così come un vero sapiente insegna.

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Featured TACCHINO IN PORCHETTA: un piatto bello, buono…e facilissimo da realizzare

Cristina Corrieri

Avete ospiti e volete fare un figurone? Ecco una ricetta marchigiana che sembrerebbe elaborata, in realtà è molto semplice e, come tutti i rotoli di carne ripieni, anche questo è comodissimo perché si può preparare il giorno prima. Buonissimo da gustare anche freddo!

Che bello andare noi stessi a raccogliere in questo periodo dell’anno il finocchietto nell’orto o durante una passeggiata in campagna, nemmeno c’è bisogno di abbassarsi: la natura a portata di mano (e di cesoie)! Poi, dai rami tagliati nasceranno tante nuove foglioline finché la stagione lo permetterà.

Dose per 8-10 persone:

  • una fesa di tacchino di circa 850 g
  • 100 g di pancetta a fette fine
  • mezza salsiccia
  • un bel mazzo di finocchio selvatico (circa 90 g pulito)

Procedimento: Chiediamo al macellaio di prepararci il petto di tacchino: lo aprirà per bene, lo passerà al batticarne e ci farà vedere come arrotolarlo nel senso giusto.

Per primo, occupiamoci di pulire il nostro finocchietto raccolto: molto semplicemente si tratta di “sfogliarlo” cioè passando con una leggera pressione il pollice e l’indice lungo tutto i gambi più grossi, nel senso della crescita (per intenderci al contrario di come si sfoglia il rosmarino): resteranno solo i rametti più fini.

A questo punto, lo mettiamo in un colino grande e lo laviamo velocemente sotto l’acqua del rubinetto. Dopo averlo lasciato scolare per bene, lo mettiamo su un tagliere grande e lo tagliuzziamo. Lo mettiamo in una insalatiera grande e sbricioliamo dentro, mischiando, una mezza salsiccia cruda.

Riprendiamo il tagliere e sistemiamo sopra il pezzo di tacchino.  Su entrambi i lati strofiniamo uno spicchio di aglio schiacciato, mettiamo sale e pepe, moderatamente.

Distribuiamo la metà del finocchietto, cercando di spianarlo uniformemente poi adagiamo sopra tutte le fette di pancetta, infine il finocchietto rimasto. Non ci resta che avvolgere la carne e legarla con dello spago da cucina.

Per la cottura, le opzioni sono due:

– cominciare a rosolare leggermente il nostro rotolo da tutti i lati in una padella con dell’olio, sfumare con un po’ di vino bianco poi infornare a circa 200° per 45 minuti, irrorandolo ogni tanto con i succhi che rilascerà.

– in “arrosto morto”: cuocere il rotolo in un tegame dal fondo pesante e antiaderente, facendolo inizialmente rosolare leggermente con 3 cucchiai di olio poi aggiungere un po’ di acqua e di vino bianco. Proseguire la cottura a fuoco basso per un’ora circa, girandolo ogni tanto.

Adesso arriva il più difficile: riuscire a resistere alla tentazione di vedere “com’è venuto” dentro!

Mettetevi l’anima in pace per qualche ora…lo taglierete a fette solo quando sarà completamente freddo, anche il giorno dopo, pena vedere il vostro tacchino in porchetta sfasciarsi sotto il coltello.

Prossimo appuntamento con il finocchio selvatico: a estate inoltrata, con la raccolta dei fiori poi dei semi…per tantissime preparazioni n cucina!

Maria Cristina

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Featured IL RISO ALLA CANTONESE: un piatto etnico semplicemente delizioso!

Cristina Corrieri

Quando si ha voglia di cucinare qualcosa che esca un pò dalla solita routine culinaria, i piatti di altre nazioni offrono davvero tante suggestive opportunità: colorati, sorprendenti, dal profumo speziato che ci porta a viaggiare con la mente…tante volte però ci lasciamo scoraggiare dalla difficoltà a capire cosa sarà mai quel ingrediente richiesto e a reperirlo al momento dell’acquisto se non abbiamo un punto vendita ben rifornito.   Ormai comunque, anche nei negozi più piccoli troviamo sempre dei reparti con prodotti che non appartengono alla nostra cucina tradizionale.

La ricetta di oggi, di “etnico”, ha solo due ingredienti che, appunto, troviamo dappertutto: la salsa di soia e il riso basmati. La delizia, per il palato, comincia proprio da lì: questo tipo di riso dai chicchi di forma allungata è molto aromatico, al punto che durante la preparazione, che richiede di cuocerlo inizialmente da solo,  verrebbe voglia di mangiarlo così com’è! Ecco perché in tanti paesi asiatici viene proprio consumato come da noi, il pane, cioè come accompagnamento delle altre pietanze presenti in tavola. Gli altri ingredienti che servono per il riso alla cantonese sono reperibili in qualsiasi frigorifero casalingo italiano!

Per questa ricetta, è molto importante “azzeccare” il giusto rapporto riso/acqua che eviterà, sia di dover scolare l’acqua in eccesso, sia di dover (peggio!) aggiungere acqua in corso di cottura. Per questo è più facile considerarlo in volumi.

La proporzione è questa: 1 volume di riso per 1 volume ½ di acqua all’incirca (dipende dal tipo di riso) Personalmente, uso una tazza da 150 ml per regolarmi meglio.

Dose base per 3 persone:

  • 1 tazza di riso basmati
  • 2 o 3 fette di prosciutto cotto (o a cubetti)
  • 1 ½ tazza di acqua
  • 2 uova
  • Olio di semi
  • 3 cucchiai di piselli (freschi o congelati)
  • Salsa di soia

Cuocere il riso basmati è un’operazione molto semplice, a patto di usare alcuni accorgimenti. Essendo ricco di amido, inizialmente questo riso va risciacquato, mettendolo in una ciotola capiente piena di acqua fredda del rubinetto, mescolando poi mettendolo a scolare in un colino dalle maglie fitte. Questo, per almeno quattro volte, comunque fino a quando l’acqua non risulterà limpida.

A termine dell’ultimo “risciacquo”, è utile lasciare il riso ricoperto di acqua fredda per una ventina di minuti: eviterà ai chicchi il rischio di spezzarsi in cottura.

Eccoci arrivati al momento della cottura. In una pentola, possibilmente a fondo spesso, mettere a bollire una tazza e mezzo di acqua poi saliamo leggermente, aggiungiamo un cucchiaio di olio, infine il nostro riso (una tazza). Per 2-3 minuti, manteniamo una bella ebollizione poi abbassiamo la fiamma, mettiamo un bel coperchio lasciando però uno “spiraglio”magari con un cucchiaio di legno intraversato. Da questo momento, non mescoliamo più il riso né alziamo il coperchio: cuocerà con il suo vapore.

Passati 10 minuti, spegnere la fiamma e lasciar riposare.

Nel frattempo, avremo cominciato ad occuparci degli altri ingredienti di questo piatto:

  • Lessare i piselli in poca acqua leggermente salata.
  • Sbattere le uova,  (se volete un maggior contrasto finale di colore, usate solo i tuorli!) e in una padella grande e profonda (l’ideale è un wok), appena unta di olio di semi, metterle a cuocere in modalità “strappazzate”.
  •  Aggiungere il prosciutto cotto tagliato a pezzetti, lasciare un pò insaporire il tutto, unire i piselli cotti in precedenza. Un’aggiustatina (leggera) di sale e di pepe.

Sgranare il riso con una forchetta (non un cucchiaio che lo compatterebbe!) e unirlo al resto della preparazione in padella. Infine, diluire uno o due cucchiai di salsa di soia con un mestolo di acqua di cottura dei piselli e versare sul riso, aggiungere un filo di olio di semi se c’è bisogno. Mescolare delicatamente il tutto, questo è un piatto che ama i modi  …gentili.

Buona degustazione!

Maria Cristina

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Featured Un dolce al cucchiaio fresco, elegante e…facile da realizzare: La panna cotta alle fragole

Cristina Corrieri

Finalmente ci siamo, la bella stagione ci invita oramai a gustare qualcosa di fresco e possibilmente non troppo impegnativo. Tra i dolci al cucchiaio, la panna cotta è tra quei più leggeri perché priva di uova quindi ideale a fine pasto.

Gli ingredienti principali sono: la panna fresca, anche se riesce benissimo anche con la panna da cucina a lunga conservazione, il latte, in percentuale variabile a secondo i gusti, infine la colla di pesce, quei fogli di gelatina che servono a dare la consistenza gelatinosa a questo dolce.

Un vantaggio: è un dessert che si può preparare con molto anticipo, anzi, l’anticipo è fondamentale perché, se la preparazione in sé richiede poco tempo, senza nemmeno l’uso di attrezzi elettrici, i tempi di attesa per il rassodamento in frigorifero sono lunghi, specie se si preferisce la versione senza colla di pesce o se vogliamo “capovolgere” la nostra panna cotta. In effetti l’ideale è cominciare in mattinata per servire questo dolce la sera.

La panna cotta è un dessert talmente versatile, che oltre la grande varietà di gusti ed aromi che possiamo abbinarci, anche il procedimento e la presentazione finale offrono tante possibilità diverse.

Innanzitutto possiamo scegliere se usare uno stampo unico oppure degli stampini monoporzioni. Possono essere di plastica, di silicone, di vetro, di ceramica…L’accortezza, se vogliamo poi “rovesciare” la nostra panna cotta è di passare velocemente lo stampo o gli stampini sotto l’acqua molto fredda prima di riempirli. Successivamente, una volta ben rappresa, per sformarla basta infilare lungo il bordo la lama di un coltello fino ed appuntito, girare tutto intorno e premere delicatamente fino al fondo per creare una bolla d’aria che farà “staccare” il contenuto.

Dopo questi consigli “tecnici”, passiamo al capitolo “aromi”. In effetti, il gran classico è la panna cotta aromatizzata alla vaniglia ma ci possiamo sbizzarrire con una miscela a base di cioccolato, caffè, rum, agrumi…

E comunque, la fantasia, la possiamo usare lo stesso con la versione classica alla vaniglia che essendo un gusto abbastanza neutro ci permette mille abbinamenti con lo strato superiore che ha il compito di lasciare il gusto decisivo al palato oltre che di meravigliare il senso della vista.

Una volta ben rassodata la nostra panna cotta in frigo dunque possiamo guarnire con un semplice topping pronto di caramello, caffè, frutta rossa, cioccolato, decorare con striscioline di agrumi, foglioline di menta…

Per la mia panna cotta, invece, ho realizzato, molto semplicemente, un coulis di fragole: più denso del topping, più intrigante…e più genuino, soprattutto se abbiamo a disposizione delle fragole prese dal contadino e mature al punto giusto.

Dose base per 7 stampini (o bicchierini da punch) da 50ml:

          -Un brik di panna da cucina da 200ml

          -50 ml di latte

          -40g di zucchero

          -estratto naturale di vaniglia o mezza fialetta di aroma vaniglia

          -colla di pesce: 3g (1 foglietto e mezzo di quelli da 2g)

Per la base di panna:

     Mettere in ammollo la colla di pesce per 10 minuti in acqua fredda.

In un pentolino mettere il latte, la vaniglia, lo zucchero e metà panna. Fare riscaldare a fuoco medio mescolando  e prima dell’ebollizione spegnere. Aggiungere la colla di pesce ben strizzata, mescolare ancora bene per farla sciogliere infine aggiungere la panna restante. Versare negli stampini (ricordiamoci di bagnarli leggermente) disposti su un vassoio perfettamente piano che, passato un quarto d’ora, si potrà riporre in frigo ricoperto con della pellicola e per 3 o 4 ore…scordarcene!

Per il coulis:  -200g di fragole mature ma sode

                        -40g di zucchero

                        -il mezzo foglietto di colla di pesce avanzato

Lavare 200g di fragole, farle scolare e tagliarle a pezzetti non troppo piccoli. Metterle in un pentolino insieme a 40g di zucchero. Scaldare per 5 minuti, si creerà una salsetta, a questo punto spegnere il fuoco ed aggiungere il mezzo foglietto di colla di pesce rimasto che gli darà una consistenza un pò gelatinosa. Aspettare 5 minuti poi versare nei stampini sopra la panna, rimettere in frigorifero per 2-3 ore.  Volendo, invece di lasciare le fragole a pezzetti nel coulis, si potrebbero frullare con il minipimer e magari metterne una sopra per decorare.

Buon divertimento!

Maria Cristina

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Featured POLENTA PRONTA A PANETTO…come usarla?

Cristina Corrieri

 Quest’anno, purtroppo, la stagione invernale sembra non finire mai e viene quasi voglia di cucinare ancora qualcosa di caldo e confortante…

Ecco un’idea che fa al caso nostro, una polenta, ma non quella che richiede le quaranta minuti di postazione fissa davanti al fornello a mescolare, non si tratta nemmeno di quella precotta che riduce di molto i tempi di cottura ed è comunque altrettanto buona.

Per tanto tempo vedevo sui scaffali del supermercato quei panetti di polenta pronta sottovuoto e a dire il vero poco invitanti! Poi, ho scoperto che, abbinandoci la fantasia si potevano rivelare molto pratici e adatti a tante preparazioni. Certo che, lo stesso panetto lo possiamo fare noi stessi, cucinando una polenta “tosta”, rovesciandola in un contenitore di cui prenderà la forma raffreddandosi. O utilizzando un’avanzo di polenta fatta il giorno prima. Ma vogliamo mettere la praticità di un panetto già pronto?

Trattandosi di una polenta cotta, per di più già leggermente salata, una volta aperta la confezione, volendo, la si può usare subito, tagliandola a fette, riscaldandola in padella per poi versare sopra il condimento o il sugo preparato a parte. Ma a questo punto, perché non arrostirle, invece di semplicemente riscaldarle? Senz’altro più accattivante come base le fette di polenta con la loro crosticina croccante, accostate ad un condimento umido!

La polenta, sia quella più fluida che quella più “solida”, essendo una pietanza di gusto neutro, si abbina a tantissimi sughi, meglio se con pezzetti, a base di carne, di pesce (l’immancabile baccalà!), formaggi come fontina, taleggio o gorgonzola, a funghi porcini, ecc…

Per il piatto di oggi, ho usato un sugo di salsiccia mista a carne di manzo macinata e abbondante cipolla.

Dal panetto di polenta, si ricavano sedici fette, di circa 1,5 cm di spessore. Meglio disporle per qualche minuto su un foglio di carta assorbente in modo da togliere loro un pò di umidità. Poi si prende una piastra rigata, una griglia o una padella antiaderente, appena unta di olio extravergine d’oliva e quando è ben calda si mettono le fette ad abbrustolire. Nonostante queste premure, le fette di polenta hanno il brutto vizio di attaccarsi al tegame! Esiste anche un altro modo: arrostirle (senza esagerare!) usando il grill del nostro forno, il che ci permette, vista la capienza, di tagliare l’intero panetto a fette e tostarle tutte anche perchè la confezione di polenta di solito è di un chilo ed è da consumare entro due giorni dall’apertura.

Quindi, le opzioni sono diverse: se non si consuma tutto la prima volta, si possono lasciare delle fette avanzate di polenta condita per il giorno dopo o lasciarle senza condimento oppure provare ad usarle il giorno dopo in una forma nuova, stuzzicante, ricavandone dei cubetti da far saltare in padella con un mix di erbe aromatiche. Anzi, perché non proporla così per un’aperitivo o in un’antipasto: scommettiamo che sarà scelto come primo…bocconcino!

Maria Cristina

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Featured UN PIATTO COMPLETO A BASE DI PESCE …con un’astuzia!

Cristina Corrieri

Oggi parleremo ancora di vapore per proporre un piatto composto da trote e patate usando una cottura mista: prima, vapore sia per cuocere la trota, sia per cuocere le patate poi facendo insaporire  e dorare il tutto in padella con burro e salvia, condimento delicato che sopporta male le cotture prolungate.

 Non so voi ma a me è capitato spesso di cucinare patate a tocchetti direttamente in padella e ritrovarmi con il triste risultato di patate dorate fuori…ma semicrude dentro, oppure buone, ben cotte ma…sfasciate! Ci saranno sicuramente diversi modi di risolvere la questione ma per quanto mi riguarda, da quando ho trovato questo sistema, non ci sono più sgraditi finali…

Perché precuocere il pesce e non cucinarlo in padella direttamente? Per lo stesso motivo delle patate…più uno! Cuocere sulla padella un’alimento delicato come il pesce è un’operazione a volte molto deludente: la pelle del pesce si attacca al fondo, il pesce si spezza quando lo rigiriamo, ecc…Inoltre cuocere il pesce intero al vapore prima, permette poi di spinarlo facilmente e ricavare i filetti che passeremo in un secondo momento in padella con gli aromi.

Adesso passiamo al procedimento vero e proprio. Questa ricetta prevede la trota come pesce perché si sposa molto bene al profumo di salvia e burro, ma vanno bene anche altri tipi di pesce.

Prendiamo la nostra bella trota pulita che lasciamo intera e la adagiamo nel cestello del vapore dentro qualsiasi pentola dove avremo messo tre o quattro bicchieri d’acqua, in ogni modo, l’acqua non deve traboccare dal fondo del cestello, per intenderci. Posizioniamo il suo coperchio, che deve essere pesante e ben aderente, come quelli in vetro a forma di cupola, ottimi per la cottura a vapore anche perché, data la forma, aumentano la capienza della pentola e trattengono bene il vapore. Non c’è bisogno di girare il pesce, quando noteremo che la pelle si lascia staccare abbastanza facilmente, sarà ora di levare la trota dal cestello. La mettiamo su un tagliere a raffreddare.

Stavolta prendiamo delle patate che avremo pelato e tagliato a tocchetti regolari. Non buttiamo l’acqua di prima (aggiungiamone solo un altro bicchiere): le patate assorbiranno un pò dell’aroma del pesce. Le togliamo quando si sono un pò ammorbidite.

Ora in una padella bella capiente, mettiamo una noce di burro a sciogliere, insieme a due cucchiai di olio extravergine d’oliva e qualche foglia di salvia, che lasciamo mezzo minuto a cuocere. Posizioniamo i filetti che avremo ricavato dalla nostra trota accanto alle patate a tocchetti. Mettiamo sale e pepe. Dopo qualche minuto, giriamo il pesce per farlo dorare anche dall’altro lato e rigiriamo anche le patate che stanno formando oramai una deliziosa crosticina…

 Il procedimento completo di questa ricetta può sembrare lungo, in realtà ci permette di sfruttare molto bene i vari passaggi: mentre cuoce il pesce con il vapore, ci occupiamo di preparare le patate. Mentre cuociono le patate, sfilettiamo il pesce. L’ultimo step, l’unione in padella dei due cibi, dura solo pochi minuti!

Buon appetito!

Maria Cristina

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Featured LA COTTURA A VAPORE Per la linea, per la salute…e anche per comodità

Cristina Corrieri

Chi dice cottura a vapore forse pensa subito a quella pentola specifica chiamata vaporiera, con magari due o tre ripiani: onestamente chi non usa esclusivamente questo tipo di cottura può benissimo far a meno di quell’ ingombrante arnese. Per cuocere a vapore, in una pentola assolutamente normale oppure in una pentola a pressione per accelerare la cottura, non servono altro che un cestello d’acciaio apposito e un buon coperchio. Il cestello può essere di diverse forme ma quello più usato ha la forma di un fiore con i suoi “petali”che si aprono e quindi si adatta a tutte le pentole che abbiamo a casa.

Le ragioni per usare la cottura a vapore sono molteplici: Voler essere attenti alla linea perché questo modo di cottura consente di cucinare i cibi senza usare grassi. Magari si può aggiungere dopo, a crudo, olio extravergine d’oliva o salse varie. Durante la cottura, si può anche aggiungere all’acqua delle erbe aromatiche.

Voler cucinare in modo più salutare perché la cottura a vapore mantiene integre vitamine e sali minerali che, con la classica bollitura in acqua, si perderebbero. La cottura a vapore può essere utilizzata per cucinare la carne bianca, a fette e per tante varietà di pesce (intero o a filetti) come nasello, orata, trota, salmone e anche crostacei, in genere tutti gli alimenti delicati che soffrirebbero al momento di girarli in padella ad esempio. Molto indicata per ortaggi come carote, patate, asparagi, cavolfiore, broccoli, zucca, ecc. Una comodità: il fatto che il cibo non sia immerso nell’acqua che bolle permette di controllare molto bene il grado di cottura, semplicemente pungendo con la lama di un coltello o con uno stecchino. Difficilmente ritroveremo le nostre patate sfasciate, disperse nell’acqua!  Infine, cuocere con il vapore conviene perché portare (e mantenere il bollore) di solo due dita di acqua fa risparmiare sul gas anche se la cottura a vapore richiede leggermente più tempo.

Un ulteriore vantaggio è la possibilità di una cottura mista: pre-cuocere al vapore e magari finire con il forno o con la padella. La prossima volta vi presenterò un piatto completo che sfrutta questa soluzione.

A presto!

Maria Cristina

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Featured TORTA RIPIENA ALLA MARMELLATA Morbida, squisita e…veloce!

Cristina Corrieri

Avete in dispensa ancora diversi barattoli di marmellata regalati oppure fatti da voi e vi viene una gran voglia di farli…sparire, prima che arrivino quelli della nuova stagione?

Chi dice marmellata, di solito, pensa solo all’uso sulle fette biscottate  (quante colazioni ci vogliono per finire un barattolo?) Poi c’è la classica crostata, gustosa sì ma divoratrice di tempo: impastare, lasciare a riposo, spianare, aggiustare le strisce…ci vuole una feroce determinazione!

Questa di oggi è un’alternativa che vi riconcilierà con il bisogno (e la voglia) di consumare la confettura fatta con i frutti che la natura ci ha regalato l’anno scorso e che abbiamo amorosamente (e anche faticosamente) realizzato ed imbarattolato.

Si tratta di una torta ripiena di marmellata, ultra veloce perché non farcita dopo, ma durante la cottura. Il risultato è un dolce buonissimo, molto morbido e bello, con il suo cuore di frutta.

  • Prendete 3 UOVA da sbattere a lungo con 120 g. di ZUCCHERO e un pizzico di sale.
  • Aggiungete ora 100 cc di OLIO di semi e piano piano 200g di FARINA 00.
  • Setacciate da 4 a 6 cucchiaini rasi di LIEVITO istantaneo per dolci (a secondo l’altezza e la consistenza desiderata) e uniteli all’impasto.
  • Aggiungete un pò di aroma di VANIGLIA (essenza o altro), mezza buccia di LIMONE biologico grattugiata.
  • Adesso dobbiamo aggiustare la consistenza dell’impasto con l’aggiunta di acqua: è quella che conferirà leggerezza e sofficità al dolce: quindi misurate 100 cc di ACQUA a temperatura ambiente e versatene, sempre mescolando, la quantità necessaria per ottenere una buona fluidità.

In una teglia da forno di circa 25 cm di diametro, imburrata ed infarinata, versate META’ dell’impasto preparato e mettete  nel forno preriscaldato a 180°.

Dopo 10 o 15 minuti, quando la superficie del dolce  sarà un pò soda, togliete la teglia dal forno e, velocemente, distribuite 250 g di MARMELLATA delicatamente ma uniformemente e fino ai bordi. Versate l’impasto rimanente e infornate di nuovo.

Trascorsi 20 minuti, controllate la cottura, aspettando comunque che la superficie del dolce prenda un colore leggermente dorato.

Una volta fredda, spolverizzate la torta con dello ZUCCHERO AL VELO setacciato e…gustate!

Maria Cristina

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Featured VOGLIA DI MARE? UN ANTIPASTO SIMPATICO E GUSTOSO

Cristina Corrieri

Queste carinissime barchette potrebbero essere un’idea di antipasto per la tavola di Pasqua.

Su una base di crostini, tutto quello che la fantasia vi suggerisce. Giocate sull’abbinamento degli ingredienti ed il contrasto dei colori, il buon umore è garantito!

Ingredienti per 6 persone:

-12 crostini (anche integrali) a forma di barchette

-100 g di salmone affumicato

-3 o 4 foglie di lattuga, tipo cappuccina

A scelta:  12 fettine di Brie (formaggio francese a pasta molle) oppure  6  fette di Magrello o di Primo sale da tagliare in due

Questo antipasto si gusta freddo quindi si può benissimo preparare in anticipo, il che non guasta quando la mente e i fornelli sono impegnati fino all’ultimo in cento altre cose!

Prima di divertirci a comporre queste barchette, dobbiamo tostare i crostini in questo modo, per renderli fragranti e non secchi:  li passiamo uno ad uno velocissimamente sotto un filo d’acqua poi li mettiamo sopra una griglia già bella calda, una bistecchiera o un tostapane. Li togliamo appena si sente con il dito che non c’è più traccia di umidità.

E adesso viene il bello (magari coinvolgendo anche bambini!) Poche mosse e prendiamo il largo…possiamo a piacere alternare gli ingredienti o cambiarli, ad esempio invece del salmone affumicato, prosciutto cotto, prosciutto crudo o bresaola.

Per il formaggio, è consigliabile un certo spessore altrimente “l’effetto scenico” ne risente, quindi non ripieghiamo su un formaggio spalmabile.

Tagliamo  le nostre fette di formaggio della misura del crostino, stessa cosa per il salmone che lasciamo un pò spesso. Adesso piantiamo l’albero maestro che non è altro che uno stuzzicadenti, resta solo da infilarci la vela (un pezzo di lattuga tagliato a triangolo): un passaggio da fare con delicatezza.

Per i più temerari, vi suggerisco un’idea: degli oblò fatti con rondelle di olive nere denocciolate. Le infiliamo lateralmente dentro la fetta di formaggio, scavando prima un buco con uno scovolino. Un consiglio: fate prima qualche prova, ci vuole una certa abilità a fare gli artisti…

Buon divertimento!

Maria Cristina

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Featured L’ESTRATTORE DI SUCCO: in un bicchiere un elisir di salute e benessere

Cristina Corrieri

Fino all’anno scorso, non avevo capito bene, né la differenza tra un frullatore ed un estrattore, né l’utilità di tenersi in cucina l’ennesimo attrezzo elettrico ingombrante, mentre ero abbastanza convinta che la sua diffusione planetaria fosse una questione di moda.

Poi ci è stato regalato. Così, per onestà intellettuale, prima di confinarlo in qualche angolo remoto della casa, ho deciso di tenermelo, per mettere alla prova le sue potenzialità e verificare se, viste le sue notevoli dimensioni e la pazienza che occorre per lavarlo, ne valesse veramente la pena. Ma come funziona? Diversamente dal frullatore, dall’estrattore esce solo succo,  più o meno denso, in base agli ingredienti usati, quali frutta o verdure. Il vantaggio è che, dopo averli accuratamente lavati, non c’è bisogno di pelarli, né di togliere i semi, perché questi vengono automaticamente convogliati nel contenitore degli scarti. Inoltre la bassa velocità di spremitura dell’estrattore, consente di mantenere inalterate le sostanze nutrienti, i sali minerali e le vitamine. Il “mese di prova”, il nostro estrattore l’ha superato alla grande, non solo: farsi un succo personalizzato è diventato una coccola quotidiana, a colazione, tempo permettendo o a metà pomeriggio. Sappiamo che il modo più salutare che esista è consumare frutti e vegetali così come sono, con tutta la loro polpa e le loro fibre integre. Ma nella giornata di una famiglia, specie se ci sono bambini, per pigrizia o mancanza di tempo, non si riuscirebbe ad assumere tutta quella frutta, tanto meno quelle verdure se, invece di berle, venissero mangiate. Già, perché dentro un solo bicchiere di quel succo fatto in casa, ritroviamo ad esempio una pera più una carota, più qualche chicco d’uva, volendo anche un pezzo di radice di zenzero. Un bello e sano spuntino! E le combinazioni sono infinite.

L’estate e l’autunno scorso sono stati così prodighi di frutta in campagna che, non sapendo più a chi regalarla, se non era per l’amico estrattore, sarebbe andata persa. È così che fino ad ora, mese di marzo, abbiamo fatto i nostri bei succhi di cachi, melagrane, mele, ormai  bruttine da vedersi, piccole o raggrinzite, scomode da pelare. Che bella soddisfazione aver dato loro l’opportunità di un gran bel finale! E che bontà quel succo coloratissimo!

Ma che succederà tra poco con le fragole, le albicocche e le prugne? Per ogni succo un’avventura!

Maria Cristina


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Featured GIRELLE DI RICOTTA E SPINACI

Cristina Corrieri

Un primo piatto scenografico…ma comodo e facile da realizzare

Questa pasta al forno è ideale da preparare quando abbiamo ospiti, sia perché è di grande effetto, sia perché è anticipabile, addirittura in tre fasi diverse della realizzazione. Un gran vantaggio!

Nel cucinare questo piatto, le versioni sono diverse: c’è chi prepara le girelle con la sfoglia cruda e le mette in forno così, il che ci fa correre il rischio di mangiare una pasta secca e ancora cruda. C’è chi invece avvolge i rotoli in teli di cotone e li fa bollire per poi dover aspettare un bel pò che si raffreddino prima di poterli tagliare. Questo procedimento forse va bene per la versione senza forno, da servire con un sugo di pomodoro semplice, la eviterei per la versione gratinata che vi voglio descrivere oggi.Ecco il mio procedimento: semplice, senza tempi di attesa e senza rischi.

Ingredienti per 8 persone:

– una busta di spinaci freschi (500g)

– 500g di ricotta (due vasetti)

– 2 uova grandi

– 4 sfoglie di pasta all’uovo lunghe circa 28 cm (oppure 8 corte)

– 500cl di besciamella

– parmigiano a piacere

Per il ripieno delle girelle, prendete una pentola molto capiente e cuocete gli spinaci al vapore, magari con un dito di acqua nel fondo. Scolateli molto bene e tritateli finemente.

In una ciotola grande, sbattete due tuorli, unite la ricotta, il parmigiano ed infine gli spinaci. Condite con sale, pepe e noce moscata. Il tutto deve risultare ben amalgamato.

Questa è la prima fase della ricetta che potete benissimo eseguire il giorno prima, avendo l’accortezza di coprire la ciotola e tenerla in frigorifero.

In una pentola di medie dimensioni, fate bollire dell’acqua che avrete salato. Immergete la prima sfoglia e fatela a cuocere solo due minuti. Scolatela e adagiatela su un piano (io uso un tagliere di silicone). Ora spalmateci un quarto del ripieno di ricotta e spinaci andando a ricoprire tutta la superficie della sfoglia, senza lasciare bordi. Arrotolate delicatamente esercitando comunque una leggera pressione.

Eseguite questa operazione per le tre sfoglie rimanenti. Nessuna difficoltà: si compatteranno subito. Se le vostre sfoglie sono più corte, sbollentatele due alla volta e mentre le stendete accavallatele per un paio di cm per ottenere una sfoglia lunga.

Questa è la seconda fase della ricetta che potete anticipare, se volete proseguire in un altro momento, mettete i vostri rotoli su un vassoio, copriteteli con della pellicola e metteteli in frigorifero.

Ora prendete i vostri quattro rotoli e con un bel coltello tagliate per ogni rotolo dieci fette, larghe circa 2,5 cm.

Preparate 500cc di besciamella abbastanza liquida oppure usate una busta di besciamella pronta che avrete un pò diluita con del latte e aggiustato di sale, pepe e noce moscata.

Imburrate una grande teglia da forno (tenete presente che avete quaranta pezzi da sistemare), stendete un pò di besciamella a ricoprire tutto il fondo. Adagiate le vostre girelle che ricoprirete con tutta la besciamella rimanente, infine spolverate con il parmigiano.

Anche a questo punto potreste benissimo ricoprire la teglia pronta e conservarla in frigorifero fino al momento della cottura.

Infornare a 200 ° per circa 45 minuti, comunque fino ad una leggera doratura della superficie.

Buon appetito!

Maria Cristina