Consigli e ricette di Maria Cristina

Non soltanto ricette, ma tutto ciò che le rende tali: esperienza, passione, perfezione. Tutto ha un perché e niente è lasciato al caso. Con Maria Cristina, “A modo mio”  è il monito a rendere arte la cucina, così come un vero sapiente insegna.

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Featured LA CARTA DA FORNO: tutti i suoi usi in cucina!

Cristina Corrieri

Ovviamente, quando si prende in mano la carta da forno in rotolo, il più delle volte è per rivestire una pirofila, per non farci attaccare i cibi in cottura, senza l’uso di burro o olio.  Primo, notevole pregio. Ma qui si tratta della versatilità fatta …carta.

Come prima cosa, conoscete il trucchetto per far aderire il foglio alla teglia prima di metterci il cibo: basta passarla sotto l’acqua corrente e strizzarla, si stenderà poi molto agevolmente!

Ci piace la praticità dei fogli pretagliati? Purtroppo, quando la teglia è piccola lo spreco è inevitabile. Si può naturalmente ripiegare una parte del foglio su se stesso oppure tagliare l’eccedenza per il prossimo utilizzo, facendo “rattoppi” creativi con altri pezzi…C’è anche un altro modo per utilizzarli: quando avete una certa quantità di fette di carne, di pesce o altro che volete congelare separatamente oppure anche dei mucchietti di tagliatelle fatte in casa, dei ravioli, ecc.  prendete un vassoietto o un piatto foderato di carta da forno e usate anche i ritagli per evitare che le porzioni di cibo rimangano appiccicate tra esse. Dopo poche ore, si potranno trasferire comodamente tutti insieme in sacchetti per congelatore.

Utilissima anche nella preparazione delle pietanze, la carta da forno, appoggiata sul tagliere o sul tavolo quando maneggiamo carne, pesce o altro ci permetterà di non sporcare il piano da lavoro, lasciar odori o trasmettere batteri.

Comoda quando dobbiamo usare il pangrattato per delle impanature. Per dare la forma ad un polpettone o degli gnocchi alla romana (magari bagnando la carta). Stesa sopra un impasto per appiattirlo, sopra delle fettine di fesa o di vitellone prima di utilizzare il batticarne per assottigliarle e renderle più tenere, ecc. In tutte le situazioni nelle quali si vorrebbe evitare l’appiccicatura in generale!

La carta da forno è anche un’alternativa al foglio di alluminio per cuocere al cartoccio: niente rischi di reazione spiacevole a contatto con il cibo. E per finire, può anche trasformarsi… in un imbuto improvvisato, quando c’è bisogno di trasferire liquidi, polveri o chicchi da un contenitore più grande ad uno più piccolo.

Buon lavoro e divertimento in cucina!  

Maria Cristina

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Featured FRITTATA CON ZUCCHINE E SCAMORZA

Cristina Corrieri

A volte capita di essere a corto di idee per quanto riguarda l’ennesimo… pasto da preparare. Lasciamoci aiutare da un ingrediente sano, saziante e che si presta ad un’infinità di presentazioni: l’uovo!

Ci pensiamo poco o ci pensiamo “male”. In realtà, l’uovo cotto da solo, in camicia, strapazzato, ecc., magari usando un po’ di spezie e accompagnato da una fetta di pane leggermente abbrustolita è già una delizia. Ma se proprio così non ci garba, si può preparare sotto forma di frittata con l’aggiunta di una grande varietà di ingredienti, del tipo “svuota frigo”!

Per la ricetta di oggi, usiamo una verdura di stagione e troviamo magari tutto il resto già in casa.

Ingredienti per 4 persone: 

  • quattro uova grandi
  • una zucchina media
  • uno scalogno
  • formaggio del tipo scamorza, provola, fontina oppure parmigiano a scagliette
  • crostini piccoli già abbrustoliti, meglio se a dadini

Cominciamo tagliando a fettine fine lo scalogno (o anche un pezzo di cipolla, ma è decisamente più forte di sapore). Lo facciamo appassire dentro una padella con due cucchiai di olio extra vergine d’oliva. Dopo due o tre minuti, aggiungiamo una zucchina tagliata prima per lungo poi a fette. Insaporiamo leggermente con sale e pepe e lasciamo cuocere qualche minuto a fiamma alta in modo da far dorare i pezzetti.

Nel frattempo, sbattiamo le uova leggermente salate poi le versiamo sulle zucchine. Quando la frittata si comincia a rapprendere ci aggiungiamo una decina di crostini, il formaggio (a pezzetti o a scagliette) e qualche foglia spezzettata di basilico fresco, se ce l’abbiamo. Mettiamo un coperchio che lasciamo fino al momento di servire ma spegniamo il fuoco: il calore residuo farà sciogliere un po’ il formaggio ma sarà gustoso sentire in bocca i pezzetti ancora un po’ consistenti.

Una variante nella presentazione: cuociamo la frittata in un’altra padella e quando si comincia a rapprendere, versiamo scalogno e zucchina cotti solo su una metà della frittata, uniamo formaggio e basilico poi ripieghiamo in due. Spegniamo subito il fuoco ed incoperchiamo. Tagliamo a fette larghe questa frittata imbottita con il suo formaggio filante e serviamo subito.

Buon appetito!

Maria Cristina

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Featured PASSATELLI IN BRODO e VITELLO TONNATO

Cristina Corrieri

Questa ricetta abbastanza elaborata e adatta soprattutto per un giorno di festa offre la praticità di cucinare un primo e un secondo piatto insieme e di poterla realizzare con un buon anticipo, il che non guasta quando ci sono ospiti.

In realtà di solito, per il vitel tonné, si usa un pezzo di vitello come il girello che viene lessato con svariati odori, qualche volta messo anche a macerare prima della bollitura. Poi si butta l’acqua perché sa di chiodo di garofano o altro…Perché non approfittarne invece per fare un buon brodo di carne? Ovviamente, essendo di vitello, sarà più delicato che avendo utilizzato un pezzo di manzo, bollito o muscolo che sia. Comunque ci penseranno i passatelli a rendere sostanziosa questa minestra. Ovviamente possiamo anche servirci del brodo per fare un risotto o un altro tipo di minestra.

Ingredienti per 4/5 persone:

Per i passatelli:       600g di girello di vitello

                                    i classici odori da brodo: cipolla, sedano, carota

                                    4 uova

                                    pangrattato, farina, parmigiano o grana

Per la salsa:        una scatolina di tonno sott’olio, un’acciuga

                             maionese

                             due cetriolini o capperi o altre verdure sott’aceto

Cominciamo facendo bollire in abbondante acqua un po’ salata, il pezzo di vitello intero, unendo una cipolla tagliata in due, un pezzo di gambo di sedano ed una carota tagliata per lungo e copriamo con un coperchio. Dopo circa un’ora, preleviamo il pezzo di carne e lo posiamo su un tagliere a raffreddare.

Nel frattempo, ci occupiamo dei passatelli considerando la dose di un uovo a persona. Prendiamo quindi le nostre uova intere che sbattiamo per bene in una ciotola abbastanza capiente. Aggiungiamo sale, pepe e noce moscata. E adesso si naviga a vista…e a tatto! L’importante, per l’impasto che ci servirà a realizzare i passatelli, è rispettare alcune proporzioni: il nostro dosatore sarà un semplice cucchiaio. Cominciamo con il prelevare due cucchiai di pangrattato che mettiamo nella ciotola con le uova. Poi aggiungiamo un cucchiaio di farina e un cucchiaio di formaggio grattato. Alterniamo questi ingredienti, amalgamando bene dopo ogni “giro” finché l’impasto risulterà sodo e non più appiccicoso. Ricopriamo la ciotola con della pellicola alimentare. A questo punto ci si può anche fermare ma se decidete di servire questo piatto il giorno successivo, mettete la ciotola in frigorifero.

Ritorniamo al nostro vitello che ormai possiamo maneggiare senza scottarci ma possiamo aspettare di più: più è freddo e meglio si riesce ad affettarlo finemente. Adagiamo le nostre fette di carne un po’ accavallate su un bel piatto piano.

La salsa che andrà a nappare le fette di vitello si fa in un attimo: mettiamo in un piccolo mixer tonno, acciuga se ci piace, sottaceti, maionese e un po’ di brodo. Si può anche usare il frullatore ad immersione con un recipiente alto e stretto. Aggiustiamo di sale e pepe. Versiamo sulla carne, decoriamo con qualche cappero.

È quasi ora di pranzo? Mettiamo a riscaldare il nostro brodo, aggiustiamo di sale se occorre poi prendiamo l’impasto di pangrattato e uova, lo dividiamo in due o tre parti che pressiamo con uno schiacciapatate a fori larghi, facendo cadere l’impasto dentro il brodo bollente ed aiutandoci con un coltello per farlo staccare. Pochissimi minuti, quando riaffiorano, i passatelli sono cotti.

Un vantaggio notevole pur essendo una minestra: i passatelli, se aspettano un po’, non scuociono. Abbiamo il tempo di gustare con calma…l’aperitivo o l’antipasto con i nostri ospiti!

Maria Cristina

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Featured CROSTATA ALLA RICOTTA E MANDORLE, che delizia!

Cristina Corrieri

Ecco una ricetta di dolce che farà contenti sia gli amanti della crostata che quelli della torta morbida: questione di diametro! Un ripieno di crema alla ricotta che gli conferisce morbidezza abbinato alla croccantezza delle mandorle: nelle due versioni, il successo è garantito!

Per prima cosa, prepariamo una pasta frolla.

Nel robot da cucina o sulla spianatoia uniamo:

  • 1 uovo intero + 1 albume (il tuorlo avanzato servirà per la spennellatura finale)
  • 140 g. di zucchero
  • 200 g. di burro ammorbidito
  • 400 g. di farina
  • Un pizzico di sale
  • Vaniglia
  • ½ bustina di lievito per dolci

Appena amalgamato il tutto, formiamo una palla che rivestiamo di pellicola e depositiamo in frigo per almeno mezz’ora.

Ora, ci occupiamo del ripieno: in una boule, rompiamo un uovo intero, uniamo 50 g. di zucchero. Mescoliamo bene poi aggiungiamo 250 g. di ricotta scolata.

Riprendiamo la nostra pasta frolla che dividiamo in due. Sulla spianatoia bella infarinata, formiamo due dischi.

Ne stendiamo uno su una tortiera imburrata ed infarinata. A questo punto, al composto di ricotta uniamo una decina di mandorle triturate oppure una quindicina di amaretti secchi sbriciolati. Versiamo il nostro ripieno sul primo disco. Ricopriamo con il secondo disco e bucherelliamo con una forchetta. Non ci resta che spennellare la superficie con il tuorlo avanzato sbattuto con un po’ di latte e dello zucchero. Il tocco finale: ricoprite con mandorle sfilettate. Se non le avete, usate ancora mandorle tritate, a granella oppure amaretti in briciole.

Cuocete in forno preriscaldato a 180° per 40 min. fino ad ottenere una bella e pronunciata doratura. Lasciate raffreddare il dolce in forno a sportello aperto. Perché questa accortezza? Per il fatto che un dolce ripieno tende sempre a cuocere più difficilmente: se rischia di essere un po’ troppo cotto, non succede niente, se invece è rimasto un po’ “crudo” dentro, non si mangia!

Quali sono le due versioni possibili? Con esattamente la stessa dose e lo stesso procedimento, possiamo ottenere due risultati diversi. Se preferite una crostata alta e morbida (come sulla foto) usate uno stampo di un diametro di 24 cm. Se la volete più bassa e più croccante, usate uno stampo da 26 o 28 cm.

Un trucco: misurate il diametro e scrivete i centimetri sul fondo (all’esterno ovviamente) delle vostre tortiere con un pennarello indelebile. Per un po’, vi aiuterà a scegliere meglio il tipo di stampo per tutte …le prossime torte!

Maria Cristina

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Featured CON IL SALMONE FRESCO: UNA RICETTA GUSTOSA, VELOCE…E ROSA!

Cristina Corrieri

Un bel trancio di salmone fresco, ricco di proprietà benefiche, addirittura uno dei cosiddetti “super alimento” ma come cucinarlo?

Il salmone, avendo un gusto delicato ma comunque piuttosto “deciso”, non ha bisogno di tanti aromi da aggiungere e nemmeno di una cottura prolungata anche se parliamo oggi di salmone a tranci spessi.

Questa ricetta è rapidissima: il pesce è cotto in padella, quasi al vapore e servito con una salsa olandese con la quale si sposa molto bene.

 Ingredienti:     

  • Salmone in trancio
  • Limone, sale, pepe rosa in grani
  • Uovo, senape, olio extra vergine d’oliva, burro

 Procedimento:

Prendiamo una padella di una misura giusta per il nostro trancio di salmone. Mettiamo a riscaldare un cucchiaio appena di olio e una nocetta di burro e ci adagiamo il pesce. Insaporiamo subito con sale e pepe rosa in grani. Quest’ultimo ha la caratteristica di essere più delicato rispetto al pepe nero e rilascia un aroma gradevolissimo: lasciamo qualche grano intero e qualcuno invece lo schiacciamo. Facciamo cuocere il nostro salmone prima su un lato per tre minuti, a fuoco dolce. Lo giriamo, altri tre minuti. Ora, aggiungiamo il succo di mezzo limone e qualche cucchiaio d’acqua e ricopriamo la padella con un bel coperchio pesante: il nostro pesce finirà a cuocere con il suo vapore. Basteranno meno di dieci minuti durante le quali gireremo di nuovo il nostro trancio, una volta sola, delicatamente, controllando che rimanga sempre del liquido.

Nel frattempo, ci occupiamo della salsa di accompagnamento. In realtà è una salsa olandese un po’ modificata, fatta trascurando alcuni passaggi non essenziali: in una tazza mettiamo due cucchiai di senape, un tuorlo d’uovo, il succo del mezzo limone rimasto, sale e pepe. Con un cucchiaio preleviamo dalla padella tutto il liquido di cottura del pesce e lo aggiungiamo al nostro miscuglio. Rimettiamo il coperchio alla padella per tenere in caldo il pesce. Con una forchetta o con qualche mini-diavoleria elettrica, sbattiamo il composto fino ad ottenere un’emulsione. Con questa salsa, ricopriamo il nostro salmone (attenzione!) solo al momento di servirlo in tavola.

 Non ci resta che gustare questa vera delizia…rosa!

Maria Cristina

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Featured IL CLASSICO RAGÙ…rivisitato per i nostri bambini

Cristina Corrieri

Cucinare quando ci sono bambini in famiglia, si sa, richiede una grande adattabilità! Non so i vostri ma quando i miei figli erano piccoli e trovavano a tavola un piatto di pastasciutta al ragù, mentre la presenza di carne tritata li lasciava indifferenti, non sopportavano di vedere i pezzetti di sedano, carota e cipolla, anche camuffati nel sugo… Piuttosto, disdegnavano l’intero piatto. Crescendo, hanno imparato a scansare… i pezzetti di ortaggi sotto accusa. Adesso, grazie al cielo, non scansano più niente: mangiano e basta!

In quel periodo comunque, per evitare di dover sistematicamente cedere gli avanzi di pasta bella condita ai nostri animali di casa (quelli veri!…), usavo due stratagemmi:

– “L’infinitamente grande”: usando i classici ingredienti del soffritto ma con l’intento di ritirarli poi agevolmente dal sugo, una volta portato a termine. Quindi non si tagliuzza niente: la cipolla va solo divisa naturalmente in falde mentre il sedano e la carota vanno tagliati nel senso della lunghezza. Il sugo, in questa maniera, risulterà piuttosto limpido ma comunque aromatico.

– “L’infinitamente piccolo”: stessi ortaggi del soffritto ma passati, a crudo, al tritatutto elettrico, sminuzzando il più possibile, quasi ad ottenere una poltiglia. Dopo la cottura con il pomodoro, i pezzettini non si noteranno più ma avranno rilasciato aroma e dato consistenza al nostro sugo.

Una versione salutista del soffritto: all’olio extra vergine d’oliva, aggiungete da subito anche un po’ di acqua, in modo da stufare le verdure. Dopo una decina di minuti, si può aggiungere la carne tritata (meglio mista) e quando il tutto si è un po’ asciugato, sfumare con un po’ di vino. Una volta evaporato, unire passata di pomodoro, sale, pepe. Un sugo buono richiede almeno una trentina di minuti da questo momento…e un rametto di maggiorana fresca o secca cinque minuti prima del termine.

Buon appetito!

Maria Cristina

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Featured FRESCA E ALLEGRA, L’INSALATA MISTA!

Cristina Corrieri

In questo periodo dell’anno, sarebbe un vero peccato non approfittare di tutti gli ortaggi di stagione per ogni giorno portare in tavola una bella insalata mista, ogni volta diversa, anche nella presentazione: adagiata su un piatto con una striscia di glassa all’aceto balsamico o in una classica insalatiera. Rinfrescante, colorata, mette di buon umore solo a vederla! Per di più, un mix di vitamine, sali minerali e fibre: un aiuto più che mai indispensabile nella stagione calda.

C’è una prima mossa: aprire il nostro frigorifero e vedere se magari c’è da finire qualche barattolo cominciato… Poi, fare una selezione di quello che vogliamo usare.  Decidere se fare un’ insalata solo di contorno, vicino ad un secondo già stabilito oppure fare una bella insalatona come piatto unico. In questo caso, oltre agli ortaggi quali insalata e pomodori freschi, potremmo inserire tonno, striscette di salmone affumicato, gamberetti lessati, carne in gelatina, cubetti di pollo lesso, di prosciutto cotto, emmental, scaglie di parmigiano, ecc…Per arricchirla in modo diverso, un pugnetto di legumi, ricchi di proteine vegetali e particolarmente salutari: ceci, lenticchie o fagioli, lessati in precedenza. Volendo introdurre cereali, si possono optare per orzo, farro, grano, riso.

Se in questo elenco di possibili candidati a partecipare alla realizzazione di un’insalata mista sembra regnare l’anarchia, invece qualche regola utile da seguire c’è:

– gli ortaggi dalla consistenza dura o dal gusto forte vanno tagliati a pezzi piccoli o a striscioline  (sedano, carote, ravanelli, finocchio, scarola, rucola, cipolla…)

– gli alimenti dalla consistenza delicata del tipo avocado, mozzarella, uovo sodo, tonno ecc… vanno inseriti solo dopo tutti gli altri, altrimenti, mescolando, formeranno una bella…salsetta.

Per chi non guarda alle calorie, si possono aggiungere frutta secca come noci, nocciole, pistacchi… Anche i semi ultimamente, riscuotono un grande successo grazie alle loro sorprendenti proprietà benefiche e versatilità: semi di lino, di chia, di girasole ecc…

Nell’insalata mista che vedete sulla foto ho messo: pomodorini, mais, ravanelli, fave fresche, olive nere scalogno, tonno ed erba cipollina…ed era gustosissima!

Comunque, se preferite una versione minimalista, gli ingredienti devono essere almeno tre: come quando si compone un mazzo di… fiori!

Maria Cristina

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Featured TACCHINO IN PORCHETTA: un piatto bello, buono…e facilissimo da realizzare

Cristina Corrieri

Avete ospiti e volete fare un figurone? Ecco una ricetta marchigiana che sembrerebbe elaborata, in realtà è molto semplice e, come tutti i rotoli di carne ripieni, anche questo è comodissimo perché si può preparare il giorno prima. Buonissimo da gustare anche freddo!

Che bello andare noi stessi a raccogliere in questo periodo dell’anno il finocchietto nell’orto o durante una passeggiata in campagna, nemmeno c’è bisogno di abbassarsi: la natura a portata di mano (e di cesoie)! Poi, dai rami tagliati nasceranno tante nuove foglioline finché la stagione lo permetterà.

Dose per 8-10 persone:

  • una fesa di tacchino di circa 850 g
  • 100 g di pancetta a fette fine
  • mezza salsiccia
  • un bel mazzo di finocchio selvatico (circa 90 g pulito)

Procedimento: Chiediamo al macellaio di prepararci il petto di tacchino: lo aprirà per bene, lo passerà al batticarne e ci farà vedere come arrotolarlo nel senso giusto.

Per primo, occupiamoci di pulire il nostro finocchietto raccolto: molto semplicemente si tratta di “sfogliarlo” cioè passando con una leggera pressione il pollice e l’indice lungo tutto i gambi più grossi, nel senso della crescita (per intenderci al contrario di come si sfoglia il rosmarino): resteranno solo i rametti più fini.

A questo punto, lo mettiamo in un colino grande e lo laviamo velocemente sotto l’acqua del rubinetto. Dopo averlo lasciato scolare per bene, lo mettiamo su un tagliere grande e lo tagliuzziamo. Lo mettiamo in una insalatiera grande e sbricioliamo dentro, mischiando, una mezza salsiccia cruda.

Riprendiamo il tagliere e sistemiamo sopra il pezzo di tacchino.  Su entrambi i lati strofiniamo uno spicchio di aglio schiacciato, mettiamo sale e pepe, moderatamente.

Distribuiamo la metà del finocchietto, cercando di spianarlo uniformemente poi adagiamo sopra tutte le fette di pancetta, infine il finocchietto rimasto. Non ci resta che avvolgere la carne e legarla con dello spago da cucina.

Per la cottura, le opzioni sono due:

– cominciare a rosolare leggermente il nostro rotolo da tutti i lati in una padella con dell’olio, sfumare con un po’ di vino bianco poi infornare a circa 200° per 45 minuti, irrorandolo ogni tanto con i succhi che rilascerà.

– in “arrosto morto”: cuocere il rotolo in un tegame dal fondo pesante e antiaderente, facendolo inizialmente rosolare leggermente con 3 cucchiai di olio poi aggiungere un po’ di acqua e di vino bianco. Proseguire la cottura a fuoco basso per un’ora circa, girandolo ogni tanto.

Adesso arriva il più difficile: riuscire a resistere alla tentazione di vedere “com’è venuto” dentro!

Mettetevi l’anima in pace per qualche ora…lo taglierete a fette solo quando sarà completamente freddo, anche il giorno dopo, pena vedere il vostro tacchino in porchetta sfasciarsi sotto il coltello.

Prossimo appuntamento con il finocchio selvatico: a estate inoltrata, con la raccolta dei fiori poi dei semi…per tantissime preparazioni n cucina!

Maria Cristina

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Featured IL RISO ALLA CANTONESE: un piatto etnico semplicemente delizioso!

Cristina Corrieri

Quando si ha voglia di cucinare qualcosa che esca un pò dalla solita routine culinaria, i piatti di altre nazioni offrono davvero tante suggestive opportunità: colorati, sorprendenti, dal profumo speziato che ci porta a viaggiare con la mente…tante volte però ci lasciamo scoraggiare dalla difficoltà a capire cosa sarà mai quel ingrediente richiesto e a reperirlo al momento dell’acquisto se non abbiamo un punto vendita ben rifornito.   Ormai comunque, anche nei negozi più piccoli troviamo sempre dei reparti con prodotti che non appartengono alla nostra cucina tradizionale.

La ricetta di oggi, di “etnico”, ha solo due ingredienti che, appunto, troviamo dappertutto: la salsa di soia e il riso basmati. La delizia, per il palato, comincia proprio da lì: questo tipo di riso dai chicchi di forma allungata è molto aromatico, al punto che durante la preparazione, che richiede di cuocerlo inizialmente da solo,  verrebbe voglia di mangiarlo così com’è! Ecco perché in tanti paesi asiatici viene proprio consumato come da noi, il pane, cioè come accompagnamento delle altre pietanze presenti in tavola. Gli altri ingredienti che servono per il riso alla cantonese sono reperibili in qualsiasi frigorifero casalingo italiano!

Per questa ricetta, è molto importante “azzeccare” il giusto rapporto riso/acqua che eviterà, sia di dover scolare l’acqua in eccesso, sia di dover (peggio!) aggiungere acqua in corso di cottura. Per questo è più facile considerarlo in volumi.

La proporzione è questa: 1 volume di riso per 1 volume ½ di acqua all’incirca (dipende dal tipo di riso) Personalmente, uso una tazza da 150 ml per regolarmi meglio.

Dose base per 3 persone:   

  • 1 tazza di riso basmati              
  • 2 o 3 fette di prosciutto cotto (o a cubetti)
  • 1 ½ tazza di acqua                      
  • 2 uova
  • Olio di semi                          
  • 3 cucchiai di piselli (freschi o congelati)
  • Salsa di soia

Cuocere il riso basmati è un’operazione molto semplice, a patto di usare alcuni accorgimenti. Essendo ricco di amido, inizialmente questo riso va risciacquato, mettendolo in una ciotola capiente piena di acqua fredda del rubinetto, mescolando poi mettendolo a scolare in un colino dalle maglie fitte. Questo, per almeno quattro volte, comunque fino a quando l’acqua non risulterà limpida.

A termine dell’ultimo “risciacquo”, è utile lasciare il riso ricoperto di acqua fredda per una ventina di minuti: eviterà ai chicchi il rischio di spezzarsi in cottura.

Eccoci arrivati al momento della cottura. In una pentola, possibilmente a fondo spesso, mettere a bollire una tazza e mezzo di acqua poi saliamo leggermente, aggiungiamo un cucchiaio di olio, infine il nostro riso (una tazza). Per 2-3 minuti, manteniamo una bella ebollizione poi abbassiamo la fiamma, mettiamo un bel coperchio lasciando però uno “spiraglio”magari con un cucchiaio di legno intraversato. Da questo momento, non mescoliamo più il riso né alziamo il coperchio: cuocerà con il suo vapore.

Passati 10 minuti, spegnere la fiamma e lasciar riposare.

Nel frattempo, avremo cominciato ad occuparci degli altri ingredienti di questo piatto:

  • Lessare i piselli in poca acqua leggermente salata.
  • Sbattere le uova,  (se volete un maggior contrasto finale di colore, usate solo i tuorli!) e in una padella grande e profonda (l’ideale è un wok), appena unta di olio di semi, metterle a cuocere in modalità “strappazzate”.
  •  Aggiungere il prosciutto cotto tagliato a pezzetti, lasciare un pò insaporire il tutto, unire i piselli cotti in precedenza. Un’aggiustatina (leggera) di sale e di pepe.

Sgranare il riso con una forchetta (non un cucchiaio che lo compatterebbe!) e unirlo al resto della preparazione in padella. Infine, diluire uno o due cucchiai di salsa di soia con un mestolo di acqua di cottura dei piselli e versare sul riso, aggiungere un filo di olio di semi se c’è bisogno. Mescolare delicatamente il tutto, questo è un piatto che ama i modi  …gentili.

Buona degustazione!

Maria Cristina

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Featured Un dolce al cucchiaio fresco, elegante e…facile da realizzare: La panna cotta alle fragole

Cristina Corrieri

Finalmente ci siamo, la bella stagione ci invita oramai a gustare qualcosa di fresco e possibilmente non troppo impegnativo. Tra i dolci al cucchiaio, la panna cotta è tra quei più leggeri perché priva di uova quindi ideale a fine pasto.

Gli ingredienti principali sono: la panna fresca, anche se riesce benissimo anche con la panna da cucina a lunga conservazione, il latte, in percentuale variabile a secondo i gusti, infine la colla di pesce, quei fogli di gelatina che servono a dare la consistenza gelatinosa a questo dolce.

Un vantaggio: è un dessert che si può preparare con molto anticipo, anzi, l’anticipo è fondamentale perché, se la preparazione in sé richiede poco tempo, senza nemmeno l’uso di attrezzi elettrici, i tempi di attesa per il rassodamento in frigorifero sono lunghi, specie se si preferisce la versione senza colla di pesce o se vogliamo “capovolgere” la nostra panna cotta. In effetti l’ideale è cominciare in mattinata per servire questo dolce la sera.  

La panna cotta è un dessert talmente versatile, che oltre la grande varietà di gusti ed aromi che possiamo abbinarci, anche il procedimento e la presentazione finale offrono tante possibilità diverse.

Innanzitutto possiamo scegliere se usare uno stampo unico oppure degli stampini monoporzioni. Possono essere di plastica, di silicone, di vetro, di ceramica…L’accortezza, se vogliamo poi “rovesciare” la nostra panna cotta è di passare velocemente lo stampo o gli stampini sotto l’acqua molto fredda prima di riempirli. Successivamente, una volta ben rappresa, per sformarla basta infilare lungo il bordo la lama di un coltello fino ed appuntito, girare tutto intorno e premere delicatamente fino al fondo per creare una bolla d’aria che farà “staccare” il contenuto.

Dopo questi consigli “tecnici”, passiamo al capitolo “aromi”. In effetti, il gran classico è la panna cotta aromatizzata alla vaniglia ma ci possiamo sbizzarrire con una miscela a base di cioccolato, caffè, rum, agrumi…

E comunque, la fantasia, la possiamo usare lo stesso con la versione classica alla vaniglia che essendo un gusto abbastanza neutro ci permette mille abbinamenti con lo strato superiore che ha il compito di lasciare il gusto decisivo al palato oltre che di meravigliare il senso della vista.

Una volta ben rassodata la nostra panna cotta in frigo dunque possiamo guarnire con un semplice topping pronto di caramello, caffè, frutta rossa, cioccolato, decorare con striscioline di agrumi, foglioline di menta…

Per la mia panna cotta, invece, ho realizzato, molto semplicemente, un coulis di fragole: più denso del topping, più intrigante…e più genuino, soprattutto se abbiamo a disposizione delle fragole prese dal contadino e mature al punto giusto.

Dose base per 7 stampini (o bicchierini da punch) da 50ml:

          -Un brik di panna da cucina da 200ml

          -50 ml di latte

          -40g di zucchero

          -estratto naturale di vaniglia o mezza fialetta di aroma vaniglia

          -colla di pesce: 3g (1 foglietto e mezzo di quelli da 2g)

Per la base di panna:

     Mettere in ammollo la colla di pesce per 10 minuti in acqua fredda.

In un pentolino mettere il latte, la vaniglia, lo zucchero e metà panna. Fare riscaldare a fuoco medio mescolando  e prima dell’ebollizione spegnere. Aggiungere la colla di pesce ben strizzata, mescolare ancora bene per farla sciogliere infine aggiungere la panna restante. Versare negli stampini (ricordiamoci di bagnarli leggermente) disposti su un vassoio perfettamente piano che, passato un quarto d’ora, si potrà riporre in frigo ricoperto con della pellicola e per 3 o 4 ore…scordarcene!

Per il coulis:  -200g di fragole mature ma sode

                        -40g di zucchero

                        -il mezzo foglietto di colla di pesce avanzato

Lavare 200g di fragole, farle scolare e tagliarle a pezzetti non troppo piccoli. Metterle in un pentolino insieme a 40g di zucchero. Scaldare per 5 minuti, si creerà una salsetta, a questo punto spegnere il fuoco ed aggiungere il mezzo foglietto di colla di pesce rimasto che gli darà una consistenza un pò gelatinosa. Aspettare 5 minuti poi versare nei stampini sopra la panna, rimettere in frigorifero per 2-3 ore.  Volendo, invece di lasciare le fragole a pezzetti nel coulis, si potrebbero frullare con il minipimer e magari metterne una sopra per decorare.

Buon divertimento!

Maria Cristina