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Arte & Cultura

Buchettino, il cult dal fascino discreto e potente al Teatro India di Roma

Quando un testo teatrale resiste per trent’anni, diventando “cult”, significa che possiede profondità senza tempo.

Quando un testo teatrale resiste per trent’anni, diventando “cult”, significa che possiede profondità senza tempo. Buchettino parla della paura dell’abbandono, dell’inganno e della lotta con l’ombra — temi che risuonano anche nella vita adulta. In una stagione in cui molti spettacoli puntano all’effetto visivo o all’impatto immediato, questo allestimento privilegia l’ascolto, il silenzio, la fragilità.

Con un invito all’immaginazione, il sipario del Teatro India si illumina dal 15 al 26 ottobre 2025 per ospitare Buchettino, spettacolo dal fascino discreto e potente, pensato per bambini ma in grado di parlare anche agli adulti. Nato nel 1995 con la Socìetas Raffaello Sanzio, è diventato col tempo un classico visionario, capace di conquistare platee in Europa, Asia e America Latina.

La versione in scena a Roma è una coproduzione con il Romaeuropa Festival: l’adattamento è curato da Claudia Castellucci, la regia è di Chiara Guidi, e la narrazione è affidata alla voce di Maria Bacci Pasello. Lo spettacolo prende spunto da Le Petit Poucet di Charles Perrault, ma lo reinventa in un contesto che mescola sogno e realtà, memoria e paura.

L’ambientazione è semplice e straniante: una grande stanza di legno, parzialmente oscurata, con piccoli letti ordinati come in un dormitorio. Lo spettatore è invitato a “entrare” in quell’ambiente, sdraiarsi, ascoltare. In quella semi-oscurità, la narratrice inizia la fiaba: Buchettino, il bambino più piccolo della sua famiglia, deve usare astuzia e coraggio per salvarsi da un orco spietato e liberare i suoi fratelli.

Ma la storia non resta chiusa nella favola: è attraversata da suoni che diventano vento, pioggia, urla lontane, da rumori che penetrano le pareti e da un’atmosfera che fa vibrare il corpo. I confini tra linguaggio umano, animale e fantastico diventano labili: le parole si fanno atto sonoro, le immagini interiori emergono nei sensi. Non è uno spettacolo “per bambini”, ma uno spettacolo che risveglia il bambino che è in ciascuno di noi.

La durata è di circa sessanta minuti: un tempo breve e concentrato — senza filler — in cui ogni sonoro, ogni pausa, ogni respiro conta. Il pubblico, spesso disteso sui propri letti, condivide fisicamente quello spazio; le distanze tra chi guarda e chi narra si accorciano. In quel clima sospeso, si rinnova l’antica magia delle fiabe… ma anche il timore che qualcosa — nel buio, fuori dal racconto — stia accadendo davvero.

In un mondo saturo di stimoli, sedersi in un lettino per ascoltare una voce che ti parla piano dentro una stanza buia è un gesto di fiducia. Buchettino invita al raccoglimento, al riattivarsi del meraviglioso dentro la più minuta semplicità.

La scelta della location non è casuale. Il Teatro India, sul Lungotevere Vittorio Gassman, è uno degli spazi centrali del Teatro di Roma, pensato per accogliere linguaggi contemporanei, teatro ragazzi, danza e nuove sperimentazioni. Non è un teatro “storico” nel senso classico, ma uno spazio vivente, flessibile, nato per plasmarsi attorno alle esigenze della scena contemporanea. La sala in cui va in scena Buchettino è la Sala B, locale che spesso si trasforma: laboratorio, arena, ambiente immersivo, spazio condiviso. Il Teatro India ha un’anima urbana, spesso sfrutta spazi esterni, coinvolge il quartiere e integra l’architettura moderna con la vitalità spettacolare.

Affacciato sul Tevere, con prefabbricati in cemento e grandi vetrate, il teatro non nasconde la propria contemporaneità. È luogo dove si sperimenta, si azzarda, si abbattano le distanze: spettatori che camminano, che si muovono, che entrano e escono — non solo sale rigidamente divise.

In questa cornice, Buchettino trova la sua casa ideale: uno spettacolo che sussurra al buio, che sollecita l’immaginazione e che mette al centro la relazione tra voce e ascolto. È il teatro che non grida, ma parla piano — il teatro che resta sulla pelle

Marino Ceci

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