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Ambiente & Società

Aumenta chi si sente più solo durante le festività, i dati di Telefono Amico

Il Natale ha le potenzialità per essere il periodo più bello dell’anno, carico di attese ed aspettative. Inoltre è un momento per vedere riunita la propria famiglia con le vacanze e frequentare anche amici e parenti. A questo si aggiungono gli slogan pubblicitari che facendo leva sull’emotività, invogliano all’acquisto di beni o regali. Per queste ragioni, per chi è solo o sta attraversando un momento di disagio si traduce in un periodo molto difficile.

Telefono Amico Italia per il nono anno consecutivo tiene attivi i propri servizi di ascolto e sostegno per tutta la notte di Natale e di Santo Stefano, una sorta di maratona di ascolto che impegna quasi 300 volontari a supporto emotivo di chi chiama, e sono centinaia (nel 2021 il 26% in più rispetto al Natale precedente, il 2020, e ben il 78% in più rispetto al Natale 2019, l’ultimo prima della pandemia).

La difficoltà nasce dallo scollamento tra il clima gioioso che propone il mondo esterno e le emozioni che invece si stanno vivendo. Questa differenza può trasformarsi nella percezione di una distanza e favorire sentimenti di isolamento e emarginazione che fanno sentire particolarmente soli, tristi, che richiedono di essere ascoltati e accolti per potersi trasformare in consapevolezza e conoscenza di sé.

La maggioranza di coloro che chiamano sono uomini, quasi il 60%, di età superiore ai 40 anni. Per un terzo, riguardavano problematiche legate alla solitudine e al bisogno di compagnia ma sono alti anche i numeri relativi a richieste originate da problemi relazionali o esistenziali, intesi come interrogativi rispetto al significato e al senso della propria vita.

La solitudine cambia con il tempo. Il problema del sentirsi soli è un tema permanente e ricorrente. Nel corso dell’ultimo decennio, la solitudine rappresenta circa un terzo dei contatti telefonici, soprattutto al telefono, si rivela sempre più spesso connessa alla difficoltà di trovare interlocutori. Negli ultimi due anni, durante i lockdown ma anche più in generale a causa della contrazione delle relazioni sociali conseguenti alla pandemia, questa caratteristica specifica sembra essere emersa in maniera chiara in tutte le fasce d’età: molto spesso, il sentimento di solitudine nasce dal non riuscire a ricevere ascolto e attenzione, dal non sentirsi compresi e accolti, dal non vivere relazioni significative. Durante le feste, così come in estate o a Pasqua, nei periodi in cui il dall’esterno sembra esserci una richiesta particolare di allegria, l’assenza di questi contatti, la mancanza di rapporti nei quali sentiamo di poterci esprimere ed essere autenticamente noi stessi, pesa maggiormente, e il sentimento di “essere soli” diventa ingombrante e richiede uno spazio dove poter essere espresso.

Natale è tradizionalmente il momento riservato alla famiglia, che mette in crisi chi si sente più solo. Ma anche il Capodanno, occasione di feste e cenoni, può mettere in crisi molte persone. Le richieste di aiuto dell’intero periodo delle feste è un periodo di attenzione alle relazioni, alla loro assenza o alle loro insufficienze. Nei servizi scritti, soprattutto i più giovani propongono inoltre con maggiore frequenza problemi di relazione, sia familiari che amicali o sentimentali. Riceviamo in questo periodo anche molte chiamate legate anche al tema della prospettiva esistenziale: “oltre una chiamata su 10 proviene da una persona che si interroga sul percorso di vita che sta seguendo, sulle alternative e sul significato della propria esistenza.”

Negli ultimi due anni le richieste ricevute da parte dei più giovani sono cresciute costantemente, soprattutto attraverso la chat e la mail che sono i servizi scelti con maggiore frequenza dalle persone under 30. 

I dati confermano quanto rilevato anche dall’Istat, secondo la quale nel 2021 in Italia sono 220mila i ragazzi tra i 14 e i 19 anni insoddisfatti della propria vita e, allo stesso tempo, in una condizione di scarso benessere psicologico. Questi dati contengono però anche un segnale positivo: se da una parte, infatti, l’aumentato numero di richieste di aiuto è indice del disagio vissuto dalle generazioni più giovani in questi ultimi anni, dall’altro, la capacità di chiedere aiuto e di attivare le risorse a disposizione nel momento del bisogno testimoniano dell’acquisita competenza di prendersi cura di sé, di ascoltarsi. Sembra che le generazioni più giovani abbiano una maggiore consapevolezza dei propri bisogni e sappiano cercare supporto per affrontare i momenti di vulnerabilità e fragilità.

“Chiunque si senta solo o in difficoltà durante le feste può chiamarci o scriverci: troverà la voce amica dei nostri volontari, tanto ascolto e la possibilità di esprimere la propria sofferenza senza essere giudicato», ribadiscono i volontari di Telefono Amico.

di Marino Ceci

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