È il festival internazionale dedicato al riuso creativo delle immagini
UnArchive Found Footage Fest è il festival internazionale dedicato al riuso creativo delle immagini. La candidatura è aperta a tutti fino al 15 gennaio 2026. È ufficialmente aperta la call for entries per la quarta edizione, in programma dal 26 al 31 maggio 2026. E ancora una volta si svolgerà nel quartiere di Trastevere di Roma, con la direzione artistica di Alina Marazzi, regista e di Marco Bertozzi, storico del cinema e regista, autore di importanti studi sul documentario e sulle pratiche del found footage. Il festival prevede una sezione competitiva aperta a opere audiovisive di ogni genere, formato, durata e nazionalità, prodotte dal 2023 in poi, che presentino forme di riuso creativo delle immagini d’archivio. Accanto al concorso, il festival proporrà sezioni non competitive dedicate a mostre, performance, retrospettive e omaggi, a cui si partecipa su invito della direzione artistica.
Come partecipare
Il bando e le modalità di partecipazione sono disponibili sul sito www.unarchivefest.it. È possibile candidare direttamente la propria opera anche tramite la piattaforma FilmFreeway al link: https://filmfreeway.com/UnArchive-FoundFootageFest.
Perché nasce il festival
Promosso e organizzato dall’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD), il festival nasce da una profonda riflessione sulla funzione degli archivi audiovisivi e cinematografici nel mondo contemporaneo, nello sviluppo dell’arte, della cultura e più in generale della società civile. L’obiettivo è raccogliere e presentare opere che, partendo dal riuso delle immagini – la pratica del found footage – sperimentino linguaggi e forme in modo libero, sinergico e persino audace, suggerendo letture critiche e consapevoli del presente. Creare nuovi progetti a partire da frammenti d’archivio stimola infatti la ricerca espressiva di filmmaker e videoartisti, animatori e performer, archivisti e curatori, in una contaminazione di linguaggi e pratiche che genera forme cinematografiche sorprendenti, al centro della ricerca e della missione del festival.
Francesco Fravolini