Una leggenda, tra le tante, vuole che il nome “Merla” indichi il nome di una giovane donna annegata nel Po ghiacciato il giorno del suo matrimonio. Viaggiava con la sua carrozza e, attraversando una lastra ghiacciata del fiume che si sbriciolò, si inabissò irreparabilmente. Storia, o leggenda, tragica e commovente.
Ma i giorni della merla, a fine gennaio si celebrano, oramai da tantissimi anni in molte città, ognuna delle quali ha una propria versione da raccontare. E le città che ricevono maggiori consensi popolari si trovano in Lombardia: a Regona, Formigara, Soresina, Lodi, Milano e così via.
In alcune di queste il rituale è di origine pagana, legato ai buoni auspici per l’anno appena iniziato. Si organizzano feste per ballare, si cantano stornelli nei dialetti locali, ci si esibisce in rappresentazioni folkloristiche molto antiche, si accendono falò e fuochi galleggianti sull’Adda.
Altre manifestazioni impegnano i giovani ad andare in giro cantando per scacciare il freddo dell’inverno, ma più probabilmente per far uscire le ragazze le quali acconsentiranno all’invito solo se i “merli” pretendenti dimostreranno di avere ottime doti canore.
A Milano, si racconta che, al tempo in cui i merli erano bianchi, papà merlo e mamma merla per mettere al riparo, dal freddo pungente, i loro piccoli, costruirono un nido dentro un comignolo. A causa della bassissima temperatura la famigliola stava lì rannicchiata anche per molti giorni: nessuno poteva muoversi, ma papà merlo dopo qualche giorno uscì in cerca di cibo poiché oltre al gelo il rischio era anche di morire di fame.
Quando tornò stentò a riconoscere la propria famiglia, poiché a causa della fuliggine del comignolo erano diventati tutti neri. E da allora, si dice, che i merli nacquero tutti neri.
Altra leggenda è quella rievocata a Lodi dove si vuole ricordare il tempo in cui il mese di gennaio non era molto freddo. I merli erano bianchi e scherzavano contenti per il clima mite. Gennaio si sentì deriso, così rubò due giorni a febbraio per avere una temperatura più bassa, questo costrinse i merli ad abbandonare i loro piccoli dentro il nido per andare a cercare del cibo. Faceva così freddo che i piccoli si intrufolavano ovunque, specialmente nei comignoli, sporcandosi e diventando di anno in anno sempre più neri. Da allora gli ultimi tre giorni di gennaio presero il nome di giorni della merla.
Rovistando tra i detti popolari leggiamo che se i giorni della merla sono freddi allora la primavera arriverà presto e sarà particolarmente calda. Se invece sono più caldi (del solito), la primavera tarderà ad arrivare.
A proposito, il merlo bianco (Turdus merula) esiste ancora, ma è una rarità dovuta a condizioni genetiche come l’albinismo.
Bruno Cimino