Robert Redford: l’ “irregolare” dietro al mito

Dal Sundance Institute al Sundance Film Festival

Alla notizia della scomparsa improvvisa di Robert Redford, figura iconica del cinema americano, ha cominciato a diffondersi nel web una vera e propria valanga di messaggi di cordoglio. Testimonianza inequivocabile di un apprezzamento che va ben al di là dell’apparenza sicuramente fascinosa e intrigante che gli faceva da corredo. Redford ha infatti saputo, nel tempo, conquistare generazioni e generazioni di spettatori. La sua è infatti stata una personalità poliedrica che non si è fermata all’esperienza attoriale, che tende a stigmatizzare il personaggio, ma si è distinta anche nella regia e nell’attivismo verso strade nuove e, se si vuole, “irregolari”.

Tra le interpretazioni diventate “cult” e che hanno determinato una rottura dagli schemi vanno sicuramente menzionati i film, se si vuole, scomodi che mettevano in discussione l’autorità e le sue ombre. Basti pensare a “Tutti gli uomini del presidente” dove si racconta lo scandalo Watergate e “I tre giorni del Condor”. In quest’ultima pellicola Redford interpreta un uomo letteralmente braccato da un sistema marcio e corrotto; testimonianza della sua sensibilità verso le battaglie condotte attraverso il grande schermo. Ed infatti negli anni Ottanta Redford sceglie di fare il salto e di passare dietro alla macchina da presa con “Gente Comune” che gli valse il premio Oscar alla regia.

In questa nuova veste punta i riflettori su temi piuttosto complessi e lontani anni luce dal cinema cosiddetto “commerciale”. Ed è proprio qui che si rivela al pubblico la sua forse più intima ambizione di mixare insieme spettacolo e riflessione culturale. Il vero e proprio slancio verso il cinema cosiddetto “indipendente” avviene nel 1981quando fonda il “Sundance Institute” di cui al presente link. L’obiettivo sotteso è quello di sostenere e formare nuovi talenti. E così a distanza di pochi anni è proprio grazie a Redford che un piccolo festival nello Utah diventa il celebre “Sundance Film Festival” di cui al presente link. Di cosa si tratta? Molto sinteticamente si può dire che si tratta di un appuntamento di caratura mondiale per il cinema fuori dal circuito commerciale.

E’ infatti qui che registi indipendenti possono sperimentarsi ed esprimere voci tramite forme di cinema liberi da logiche strettamente commerciali e dai dictat degli studios. Ed è proprio da questa fucina di talenti che sono riusciti ad emergere e ad imporsi all’attenzione mediatica registi del calibro di Quentin Tarantino. In altre parole, Redford riesce a modificare il modo in cui Hollywood guardava al cinema indipendente che da marginale, diventa così fulcro d’interesse per la sua innegabile portata innovativa. Ma Redford si distingue anche per altro. Si fa infatti promotore di vere e proprie battaglie in difesa dell’ambiente oltre che di “giustizia sociale”. Era infatti convinto che la popolarità a cui aveva avuto accesso, poteva fungere da megafono per scuotere le coscienze. Al di là del suo bell’aspetto Robert Redford ha quindi saputo rendersi tramite per sfidare le logiche di potere, per aprire nuove strade nel mondo della regia e per promuovere forme di attivismo, consapevole della grande responsabilità che è riservata all’arte.

Maria Teresa Biscarini

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