In Italia le edicole stanno scomparendo a un ritmo che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato impensabile. Eppure, mentre migliaia di chioschi abbassano definitivamente le serrande, a Perugia un’edicola ha scelto una strada diversa: smettere di essere un’attività commerciale per trasformarsi in uno spazio pubblico dedicato alla lettura, all’incontro e alla vita di comunità. La storia di Edicola 518 non racconta soltanto la rinascita di un piccolo chiosco urbano. Racconta soprattutto una domanda che riguarda molte città italiane: cosa perdiamo quando chiude un’edicola?
La lenta scomparsa delle edicole italiane
I numeri fotografano una crisi profonda. Nel gennaio 2025 le edicole italiane dedicate prevalentemente alla vendita di quotidiani e periodici erano circa 10.700. Solo dieci anni prima superavano le 17.600 unità. Significa che in poco più di un decennio il Paese ha perso oltre un terzo della propria rete distributiva della stampa. Tra il 2019 e il 2023 sono scomparse quasi 2.700 edicole, mentre molti comuni italiani si ritrovano oggi senza alcun punto vendita dedicato all’informazione cartacea. Dietro questi dati si nascondono trasformazioni economiche, tecnologiche e sociali. L’avvento dell’informazione digitale ha modificato radicalmente le abitudini dei lettori. Parallelamente, la liberalizzazione della vendita dei giornali nei supermercati e nella grande distribuzione organizzata ha ridotto ulteriormente il ruolo esclusivo delle edicole. Ma il problema non riguarda soltanto il mercato editoriale.
Non erano semplici punti vendita
Per decenni le edicole hanno rappresentato uno dei luoghi più accessibili della vita quotidiana italiana. Erano spazi aperti a tutti, senza obbligo di consumazione, dove l’informazione circolava insieme alle relazioni umane. L’edicolante non era soltanto un commerciante. In molti quartieri era una figura di riferimento, una persona capace di conoscere i propri clienti, suggerire letture, commentare le notizie del giorno e contribuire a creare un senso di appartenenza alla comunità. La differenza rispetto alla grande distribuzione è evidente. Nei supermercati la stampa è un prodotto accessorio, spesso limitato alle testate più diffuse. In un’edicola trovavano invece spazio giornali locali, riviste specializzate, pubblicazioni indipendenti e contenuti destinati a pubblici specifici. Con la chiusura delle edicole non si perde soltanto un canale di vendita. Si perde un presidio culturale e sociale.
L’esperimento di Perugia
È proprio in questo contesto che assume valore l’esperienza di Edicola 518. Nata nel 2016 dalla volontà di un gruppo di scrittori, artisti e studenti di recuperare un chiosco abbandonato nel centro storico di Perugia, l’iniziativa ha progressivamente trasformato uno spazio destinato alla vendita di giornali in un laboratorio di cultura indipendente e partecipazione civica. Dopo quasi dieci anni di attività e centinaia di eventi organizzati, il progetto ha compiuto un ulteriore passo: rinunciare alla dimensione commerciale per diventare un luogo pubblico aperto a tutti. Oggi lo spazio ospita una gradinata in legno per leggere e sostare, una fontana pubblica con acqua potabile, elementi modulari utilizzabili come sedute o leggii e una selezione di pubblicazioni consultabili gratuitamente. L’obiettivo non è vendere qualcosa, ma offrire un luogo in cui fermarsi.
Ripensare le città partendo dai piccoli spazi
La trasformazione di Edicola 518 suggerisce una riflessione che va oltre il caso perugino. Nelle città contemporanee gli spazi di socialità libera stanno diventando sempre più rari. Molti luoghi pubblici vengono attraversati velocemente, mentre aumenta il numero di spazi pensati principalmente per il consumo. L’edicola riconvertita in oasi urbana propone una visione diversa: quella di una città che investe sulla relazione, sulla cultura accessibile e sulla permanenza delle persone negli spazi comuni. Non è una soluzione alla crisi dell’editoria né può sostituire il ruolo delle edicole tradizionali. Ma rappresenta un esempio concreto di come un luogo simbolico dell’informazione possa continuare a generare valore collettivo anche quando cambia funzione. Forse il futuro delle città non dipenderà soltanto dai grandi interventi urbanistici. Potrebbe nascere anche da piccoli spazi recuperati, capaci di trasformare una semplice edicola in un punto di incontro, di lettura e di comunità.
Riccardo Pallotta