Scioperi e sistemi istituzionali sono ormai basati su concezioni sociali del passato. E’ necessario rivedere i diritti e i doveri della società civile.
Passa quasi inosservato il modo di vivere del nostro tempo. Lo accettiamo come fosse inevitabile, secondo il celebre principio del «così è, se vi pare» di pirandelliana memoria.
Eppure molte situazioni che consideriamo normali sono ormai profondamente anacronistiche, incompatibili con una società che ambisce a definirsi moderna e civile.
Ecco due aspetti emblematici.
Il primo riguarda le amministrazioni comunali sciolte per infiltrazioni mafiose e affidate a commissari straordinari. In più occasioni ho espresso su Full d’Assi, perplessità sull’efficacia di questo sistema. Anche il magistrato Nicola Gratteri ne ha evidenziato i limiti. Se un meccanismo continua a riproporre gli stessi problemi senza risultati duraturi, è lecito chiedersi se non debba essere ripensato.
Il secondo aspetto riguarda gli scioperi.
Ciò che colpisce è l’assenza di un serio dibattito legislativo capace di affrontare la questione in modo innovativo e di conciliare i diritti dei lavoratori con quelli della collettività.
Oggi lo sciopero sembra aver smarrito in parte la sua funzione originaria di tutela dei lavoratori. Troppo spesso si trasforma in un fattore di paralisi sociale, con pesanti disagi per milioni di cittadini e ripercussioni su numerosi settori produttivi.
Occorre un nuovo quadro normativo capace di tutelare contemporaneamente il diritto alla protesta e quello dei cittadini a usufruire dei servizi essenziali. Servono meccanismi più efficaci per il rinnovo dei contratti e l’adeguamento delle retribuzioni al costo reale della vita. Anche le imprese dovrebbero contribuire a sistemi salariali più equi e coerenti con l’andamento dell’economia.
Nel XXI secolo tutto questo non dovrebbe apparire un’utopia. Senza innovazione nei diritti e nei doveri, senza un rinnovamento morale ed etico e senza un deciso rilancio dell’istruzione pubblica, ogni società è destinata a scivolare nell’anacronismo.
Se non si individueranno soluzioni adeguate ai problemi del presente, continueremo ad assistere alle stesse inefficienze: servizi pubblici paralizzati, tempi di attesa sanitari sempre più incerti e disagi che colpiscono soprattutto le persone più fragili.
Questo ragionamento non riguarda le manifestazioni civili a difesa dell’ambiente, della sanità pubblica, della pace o di altri beni comuni, che restano un elemento essenziale della vita democratica.
Forse il vero anacronismo del nostro tempo consiste proprio nell’incapacità di riformare strumenti e istituzioni appartenenti a una realtà ormai profondamente cambiata.
Bruno Cimino