La storia della bambola che ha incuriosito il Giappone

Come sappiamo nella cultura giapponese le bambole sono molto importanti.

Principalmente hanno funzione votiva ma spesso possono essere usate anche come oggetti decorativi, tesori di famiglia, souvenir o pezzi d’arte.

Ne esistono di diversi tipi e materiali: legno, argilla, carta, tessuto e lacca.

Inizialmente raffiguravano diverse creature del folclore giapponese, adesso i principali soggetti di queste bambole sono i componenti della famiglia imperiale del Giappone.

A queste bambole è dato il nome Ningyo composto dall’ideogramma Nin persona e dall’ideogramma Gyo, forma.

Per alcuni tali bambole hanno il potere di proteggere i bambini mentre secondo la religione scintoista tali bambole hanno un’anima, spesso donatale dal creatore.

Proprio da questa credenza è nata una leggenda che ha incuriosito il Giappone.

Nel 1918 un ragazzo di 17 anni comprò una bambola in un negozio di souvenir come regalo per la sua sorellina di due anni.

La bambina ci giocò tutti i giorni e la chiamò come lei, erano inseparabili fino a quando la bambina si ammalò di polmonite e morì.

I genitori pensarono di mettere la bambola nella tomba della bambina ma nel trambusto se ne scordarono e la famiglia cercò di rimediare mettendola sull’altare di casa che avevano dedicato alla figlia.

Pochi giorni dopo si accorsero che i capelli della bambola crescevano di giorno in giorno e dopo un’attenta riflessione capirono che lo spirto della bambina era entrato nella bambola.

Il fratello della piccola a causa della chiamata alle armi affidò la bambola ad un tempio dove il sacerdote se ne prese cura.

Quando il fratello tornò si accorse che i capelli della bambola erano ancora più lunghi.

Ancora oggi malgrado i capelli vengano tagliati regolarmente questi continuano a crescere fino alle ginocchia.

Benedetta Giovannetti

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