Il 1 gennaio 1926 nasceva Claudio Villa, il “Re” incontrastato del melodico all’italiana
Cento anni fa a Roma, nasceva uno dei cantanti più popolari, iconici e carismatici italiani. Qualcuno, ancora oggi, lo definisce il miglior cantante di tutti i tempi. Parliamo di Claudio Villa, il “Reuccio” dell’ugola melodica, autore di 35 brani ed interprete di infinite canzoni, grazie alle quali ha venduto 45 milioni di dischi in tutto il mondo. Perchè Villa, all’anagrafe Claudio Pica, nato nella capitale il 1 gennaio 1926, è stata una voce conosciuta e ri-conosciuta ancora oggi, a livello planetario.
Era di Trastevere, dove visse fino ai trent’anni, per poi trasferirsi a Monteverde Nuovo. Di umili origini (il padre Pietro conduceva carrozze a cavallo e la madre era casalinga), da ragazzino partecipa ai primi concorsi canori e attorno ai vent’anni si propone alla radio con le proprie canzoni. La guerra finisce, l’Italia respira una nuova aria di fiducia e di speranza e in questo clima la carriera di un ventunenne Claudio Villa inizia a dare segnali di successo, con l’incisione del primo disco. Nel 1952 sposa la sua prima moglie, Miranda Bonansea, attrice piemontese che fu la “voce” italiana di Shirley Temple e Marilyn Monroe. I due avranno il figlio Mauro. Claudio Villa non è soltanto un cantante, ma si esibisce anche come attore, nel 1952 è Mario nel film “Serenata amara” di Pino Mercanti. Da un film drammatico e sentimentale, passa alla commedia all’italiana con “La banda del buco”, “Fontana di Trevi” e “Primo applauso”, tutte pellicole che rappresentano un pretesto per far conosere la sua meravigliosa voce come interprete.
E’ il 1955 e Villa vince il suo primo Festival di Sanremo, con “Buongiorno tristezza”, mentre le altre vittorie sanremesi cadranno nel 1957, 1962 e nel 1967, rispettivamente con “Corde della mia chitarra”, “Addio…addio” e “Non pensare a me”.
Recordman di vittorie al Festival, di dischi venduti, di popolarità, la sua carriera sembra non conoscere ostacoli. “Binario”, “Granada”, “Arrivederci Roma”, “Libero”, “Il tuo mondo”, sono solo alcune delle decine e decine di canzoni che porterà al successo, contenute in una discografia infinita. Ma negli anni sessanta arriva la Beat Generation, il Rock and roll e tutte le sue derivazioni; tutta roba che fa impazzire i giovani, che corrono dietro ai Beatles, ai Rolling Stones ai Led Zeppeling e a tutto quell’arcipelago cultural-musicale che irromperà nelle mode giovanili (ma non solo) di tutto il mondo occidentale. Come se non bastesse, tra gli anni sessanta e i settanta, arrivano i cantautori impegnati (Guccini, De Gregori, Dalla, De Andrè), la morte di Luigi Tenco al Sanremo, del 1967, oltre ad essere uno schock per l’opinione pubblica italiana, sembra dare un nuovo significato, più forte, passionale, al mondo dei cantautori “impegnati”. Claudio Villa si trova in ombra rispetto a questi nuovi mondi musicali, che portano, forse inconsapevolmente, alla convinzione che il melodico tradizionale (di Villa, Modugno, Tajoli, Nilla Pizzi) sia un genere definitivamente superato, destinato alla sparizione.
Claudio Villa con tutte le proprie forze vuole rimarcare la dignità e l’importanza del proprio genere, entra in polemica con artisti, organizzatori e case discografiche, ma alla fine il mercato dimostra di aver voltato pagina. E nelle nuove pagine, Claudio Villa non è contemplato. Negli anni ottanta la sua partecipazione al Festival è un flop: viene eliminato dalla finale, lui entra in polemica con l’organizzazione, ritenendo che i voti della giuria siano in realtà delle bufale. Probabilmente aveva ragione.
Ma la popolarità di Villa e delle sue canzoni rimane indelebile nel tempo: nel 1975 si sposa per la seconda volta, con Patrizia Baldi, che gli donerà due figlie, Andrea Celeste e Aurora, mentre, dopo la scomparsa, ci fu il riconoscimento giudiziario di altri due figli, Claudio e Manuela.
Claudio Villa fu un attivista su tematiche che, soprattutto tra gli anni settanta e ottanta, scuotevano l’opinione pubblica: si era battuto per la legge sul divorzio, per l’obbligatorietà del casco in motocicletta e contro i fast food nel centro di Roma.
Il 7 febbraio 1987, durante la finale del Festival di Sanremo, l’allora conduttore della kermesse, Pippo Baudo, comunicava in diretta che pochi minuti prima Claidio Villa era morto. I problemi di cuore, di cui soffriva da diverso tempo, avevano chiuso la vita di una delle personalità più popolari e amate nel panorama italiano e mondiale.
Fabio Buffa