Woodstock, la pacifica ribellione

by Bruno Cimino

Cinquantatré anni fa un certo Max Yasgur ospitò nella sua fattoria, sita tra le amene Catskill Mountains, a circa 70 km dal piccolo comune di Woodstock dello Stato di New York, il più grande concerto rock pacifista di cui si abbia memoria. Era il 15 agosto del 1969. L’iniziativa era nata senza grandi pretese, ma si rivelò al di là di ogni immaginazione tra gli avvenimenti più importanti della seconda metà del XX secolo. Vi parteciparono oltre 500 mila persone.

A distanza di così tanti anni, il pensiero che emerge maggiormente su questo irripetibile raduno musicale è che, al di là del momento storico pregno di vicende politiche così aberranti da avvelenare l’esistenza civile specialmente dei giovani, che alimentarono la contestazione studentesca in quasi tutto il mondo, straripò il desiderio di vivere emozioni in musica, pace e totale libertà. 

L’orrore della guerra in Vietnam, l’uccisione di Martin Luter King e di Bob Kennedy, la primavera di Praga, tanto per citare alcune nefandezze, sfociarono in idee che occuparono interessi artistici, letterari e musicali.   

Uniti da uno spirito libero, gli hippy, o se preferite i figli dei fiori, i pacifisti, senza differenza di razza, sesso, religione né età, insieme, per vivere un breve periodo di controcultura, lontani dai rumori del mondo. 

Giornalisti di varie testate americane innanzitutto, ma anche provenienti da diversi paesi del mondo ne presero atto e scrissero che si trattava di un avvenimento senza precedenti. 

Forse all’attuale generazione dicono poco i nomi dei gruppi, singoli cantanti e personaggi quali il guru indiano Swami Satchidananda che vi parteciparono, ma ognuno di essi, con la loro presenza o musica che eseguiva, lanciava messaggi che hanno cambiato usi, costumi e tradizioni della cultura popolare, ma hanno soprattutto inciso nel modo di pensare e di essere comunità inossidabile nella società, ovunque si vivesse. Molte di quelle canzoni continuano ad emozionare indipendentemente da chi le esegue tra gli artisti moderni.

A dare il via alla kermesse musicale è stato Richie Havens. Poi, sono saliti sul palco, Jimi Hendrix; Ten Years After; Santana; Janis Joplin; Joan Baez; Crosby, Stills, Nash & Young; Joe Cocker; Melanie; The Who; Johnny Winter e tanti altri.

Non ci sarà un altro Woodstock. Possiamo solo vedere e rivedere i filmati, riascoltare su vinile o cd le canzoni interpretate, parlarne, ricordalo, per non dimenticarlo.

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