Pandemie ed esperimenti sugli animali

È oramai risaputo che la maggior parte degli esperimenti sugli animali per studi vari non danno i medesimi risultati se gli stessi sono fatti sull’uomo. Nella ricerca di un vaccino, per esempio, contro l’Aids, il professor Robert Gallo, che è stato il primo ad isolare il virus HIV disse che tra i vari vaccini sviluppati quello di Daniel Zagury, a differenza di altri, era tra i più validi perché in grado di stimolare la produzione di anticorpi maggiormente negli esseri umani che negli animali. Tali risultati provenivano da esperimenti fatti sull’uomo e sugli scimpanzé che difficilmente contraggono l’HIV.
Negli Stati Uniti, citando un altro metodo, si fa inalare agli animali fumo di sigarette per due-tre ore al giorno per circa dieci giorni con l’obiettivo sicuro di far sviluppare il cancro. La domanda, lecita, che si pongono gli animalisti è: se sappiamo per certo che nell’80-90% dei casi il fumo è la causa principale per ammalarsi di cancro ai polmoni, perché dobbiamo far pagare alle povere bestie il prezzo del nostro vizio?
Quindi – dirà l’apolide Bastian Contrario – come sostituire gli esperimenti sugli animali per trovare le cure adatte alle malattie dell’uomo?
Semplice – rispondono gli animalisti: Gli esperimenti sugli animali vanno sostituiti con soluzioni alternative. Gli scienziati sanno come procedere, a meno che non sono sui libri paga di colossi farmaceutici senza scrupoli, in gara per innovare produzioni commerciali, oppure al servizio di quegli Stati in guerra tra loro per fabbricare armi biologiche.
Lo studioso comune, ma con scienza e coscienza, spesso dichiara che “Quando l’uso di medicinali, testati sia su animali sia su persone, non viene fatto con accanimento terapeutico, non provoca né dolore né morte”. Si potrebbe fare di più, ossia indirizzare la ricerca ad uso e necessità di chi ne ha bisogno.
Per quanto concerne il miglioramento della vita dell’umano, è risaputo che il risultato  migliore per prevenire infezioni e malattie è l’igiene ed il mangiare genuino. Ma al tempo in cui scriviamo, il Covid-19, che ha una brutta storia a sé, ci permette  di constatare che certe infezioni possono diventare pandemiche e sono in grado di mettere in ginocchio tutta la popolazione della terra. E qual è solitamente la causa e le concause di un qualunque virus? È tutto ciò che determina squilibri nella natura! Si chiama ecocidio la violenza che perpetriamo contro la natura e che poi ci si ritorce contro.
Se ne esce? A volte sì, altre volte il cammino è lungo, difficile e mai indolore. E non aiutano le istituzioni quando non comprendono che i wet market vanno aboliti tanto quanto i laboratori e gli allevamenti intensivi. Non aiuta neanche il fatto che chi provoca il danno non riconosca le proprie colpe, perché ammetterlo significherebbe da una parte svelare l’origine del virus (che servirebbe per produrre il vaccino e debellarlo) e dall’altra pagare i danni causati (vedi Joseph Tritto in “Cina, Covid-19” – ed. Cantagalli).
È cronaca di questi giorni i 15 milioni di poveri visoni che la Danimarca vuole abbattere perché avrebbero sviluppato un nuovo ceppo, così come è cronaca la notizia che diverse case farmaceutiche avrebbero prodotto un vaccino che copre al 90 per cento l’infezione. Ma questi sono argomenti che vanno  trattati quando le notizie saranno più attendibili.

Bruno Cimino

Articoli simili

Anche la vendemmia alterata dalle temperature

Le Averle piccole in un mondo che cambia

Agricoltura, è il momento del salto di qualità: serve più attenzione dalla politica e dai consumatori