Matrimonio: per le spose torna di moda l’abito medievale rosso

Simbolo dell’amore, della prosperità e della buona sorte… sposarsi con un abito da sposa rosso (bordeaux per la precisione) in stile medievale, sembra inaspettatamente rivelarsi una scelta molto apprezzata e gettonata dalle spose del nuovo millennio.

Utilizzato prevalentemente per i matrimoni a rito civile, l’abito medievale rosso, non privo di audacia e originalità, ha ormai conquistato una posizione di tutto rispetto nelle collezioni di molti stilisti ed è pronto a rivalersi sul classico abito bianco (in voga solo dal 1840).

Fu, infatti, proprio la Regina Vittoria che, indossando un candido abito bianco per il giorno delle sue nozze, diede il via alla “nuova” moda, rompendo i ponti con un passato medievale e rinascimentale che voleva, invece, la sposa vestita di rosso, colore da sempre simbolo di carità, amore e santità.
Eppure, il rosso, in tutte le sue tonalità, continua ad essere amato da stilisti raffinati e stravaganti che non esitano a proporlo alle spose per il giorno del lieto evento: da McQueen a Valentino, da Dior a Vera Wang, e benché lo si consideri il colore della “trasgressione” è invece, paradossalmente, proprio il colore della “tradizione”, quanto più di attraente, mistico, storico e magnetico possa esserci per una donna.

Un colore che si sposa benissimo con lo stile medievale, dunque, richiamando quell’epoca in cui le ragazze erano tenute ad indossare, il giorno del matrimonio, l’abito che meglio rispecchiasse il prestigio della famiglia di appartenenza (quasi sempre realizzato con stoffe rosse e rifiniture in oro).
E se i più maliziosi sostengono che «sposarsi in rosso non portò poi così bene alla celebre cantante Loredana Bertè», forse, sarebbe opportuno ricordare anche l’effetto che l’abito rosso esercitò sul poeta Dante Alighieri durante il suo primo incontro con Beatrice (La Vita nova), quando ai suoi occhi apparve come una meravigliosa visione «vestita di nobilissimo colore, umile e onesto, sanguigno… cinta e ornata alla guisa che alla sua giovanissima etade si convenia».

Ambra Belloni

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