Le Sterpazzoline sono probabilmente il gruppo di uccelli europei più complicato. Sia a livello di identificazione che di tassonomia, questi silvidi da anni danno grattacapi a ornitologi e birdwatcher: se i maschi si distinguono bene dagli altri passeriformi, non è così per femmine e giovani, simili ad altri specie della famiglia, ma poi distinguere una specie di sterpazzolina da un’altra diventa a sua volta complicato, anche per recenti modifiche tassonomiche.
I maschi sono tutti caratterizzati da una colorazione grigio-azzurra del dorso e della testa e parti inferiori bianchi, con gola e petto rosso-mattone variabile. Caratteristico è il “baffo” bianco sulla guancia che divide il grigio superiore dal rosso inferiore. L’occhio è contornato da un evidente anello rosso. Una delle ultime revisioni ci indica tre specie presenti in Italia: la Sterpazzolina comune (Curruca cantillans), la Sterpazzolina di Moltoni (C. subalpina) e la Sterpazzolina occidentale (C. iberiae).
Per complice le cose la S.comune in Italia è presente con due sottospecie, quella italica (C.c.cantillans) e quella balcanica (C.c.albistriata). Queste hanno gola-petto più rosso intenso ma limitato (soprattutto in albistriata) e ali più lunghe rispetto alle altre specie, mentre le Sterpazzoline occidentali presentano colorazione rosso-aranciata meno intensa e più diffusa anche sul ventre e fianchi. Anche questa specie si divide in due sottospecie: C.i.iberiae (franco-iberica) e C.i.inornata (nordafricana). Infine la Moltoni è la specie più differenziata geneticamente e anche a livello fenotipico è più riconoscibile, per le parti inferiori uniformi rosa salmone, l’ala più corta e il “baffo” meno evidente.
Come spesso accade per le specie difficili ed elusive, il canto e i versi risultano il metodo più valido di distinzione.
Per approfondire:
Brambilla M. 2013. C’era una volta la sterpazzolina. Quaderni di Birdwatching 10: 54-63
Daniele Capello