Un viaggio tra “Le signore grandi firme”
“In Italia i giornali non sono quasi mai fatti per la gente: sono fatti per i politici, per i partiti, per gli interessi di pochi”. Questo quanto si legge in apertura del profilo dedicato ad Oriana Fallaci a cura della giornalista Patrizia Carrano nel suo libro dal titolo “Le signore grandi firme” edito da Guaraldi. Una dichiarazione senza mezze misure che peraltro proviene proprio da chi ha fatto del giornalismo la sua strada “maestra” nella vita. Ed infatti tra le prime domande che vengono rivolte alla Fallaci ci sta appunto questa: “Quando hai pensato per la prima volta di fare la giornalista?”. La sua risposta forse potrà stupire, ma andiamo per gradi.
“Io più che il giornalista ho sempre pensato di fare lo scrittore… mi sono sempre sentita scrittore, ho sempre saputo d’essere uno scrittore, e quell’impulso è sempre stato avversato in me dal problema dei soldi, dai discorsi che sentivo fare a casa. ‘Eh! Scrittore, scrittore! Lo sai quanti libri deve vendere uno scrittore per guadagnarsi da vivere? […] Prima bisogna vivere, e poi scrivere! Cosa vuoi scrivere ora se non conosci la vita?” Queste ultime frasi provenivano dal fratello maggiore del padre della Fallaci: lo zio Bruno. Inutile forse aggiungere che tutto ciò, sulle prime, finì per scoraggiare la giovane Oriana. Ed infatti è sempre lei che, nel riannodare a ritroso il filo della memoria, aggiunge quanto segue.
“Così mi convinsi che per fare lo scrittore avrei dovuto aspettare d’avere i soldi e l’età”. Una convinzione pagata a caro prezzo e che, per sua stessa ammissione, ha finito per avvelenare la sua vita facendole perdere anni preziosi. Ne discende quindi che il giornalismo è stato per lei una sorta di compromesso. E’ pur vero però che anche la scrittura giornalistica era nelle sue corde. Infatti è sempre lei a dire che del giornalismo “me ne innamorai”. Una doppia anima quindi la sua che si pone a metà tra la vocazione per la scrittura narrativa e il giornalismo. Due professioni che secondo Fallaci si collocano su due piani diversi, seppur in certa qual misura simili.
“Il giornalismo – è sempre lei ad evidenziare – ti butta a capofitto nella vita, e ti butta nella storia. La letteratura invece ti ruba alla vita, perché per scrivere un libro devi essere solo e staccato da tutto”. Emblematico a tal proposito il suo libro dal titolo “Intervista con la storia”. E’ qui che la Fallaci raccoglie le interviste effettuate ai “potenti” della terra con una sorta di ritratto da cui trapela la sua anima forse più narrativa. Un giornalismo vissuto quindi con una certa ambivalenza espressa a chiare lettere quando lei dichiara: “Ho verso il giornalismo una specie di rancore, però ho anche molta gratitudine perché devo al giornalismo il fatto di non essere più povera”. Ecco perché lei si dichiara “uno scrittore rubato dal giornalismo”.
Maria Teresa Biscarini