La scuola è finita: precari andate in pace!

Si sta chiudendo in questi giorni, in maniera non uniforme in tutte le venti regioni del nostro Paese, l’anno scolastico 2019/2020, un anno incredibilmente anomalo che ha visto la chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado, dal 5 marzo scorso, per la pandemia da Covid – 19 e che rimarrà nella storia.

È stata inaugurata, infatti, la Dad o Didattica a distanza, un modo nuovo ed anomalo di insegnare e partecipare che ha visto docenti ed alunni impegnati davanti a device di ogni genere per cercare di salvare il salvabile. E alla fine, urrà tutti promossi. In una scuola dove è diventato pressoché impossibile bocciare, in questa situazione si promuove ad oltranza anche con i quattro e si stila il Pai (Piano di apprendimento individualizzato) insieme al Pia (Piano di integrazione degli apprendimenti): quanto lavoro per questi insegnanti ormai burocrati che devono salvare il salvabile. Un’amnistia di massa che sfornerà, come se già non ne avessimo abbastanza, un oceano di analfabeti o quasi, ognuno etichettato con sigle diverse per far sì che tutti abbiano una buona ragione per essere promossi o meglio ammessi alla classe successiva.
Povera Italia!
Ma è stato anche l’anno scolastico che ha visto avvicendarsi due Ministri dell’Istruzione del M5S (stendiamo un velo davvero pietoso!) Lorenzo Fioramonti e la mitica Lucia Azzolina, ex insegnante precaria e sindacalista, con la sua frase migliore “gli studenti non sono imbuti da riempire” (sic!), salvata in extremis dalla mediazione dell’eminente Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che ha partorito un’idea mirabolante per stabilizzare i docenti precari di terza fascia i quali, in barba alle direttive europee, continuano a essere sfruttati oltre i 36 mesi consentiti e, a breve, andranno ad ingrossare ed ingolfare le casse INPS con la Naspi che, per dirla tutta, comincia ad arrivare quando la scuola è già ripartita. Allora l’ottimo Conte ha trasformato il concorso “straordinario” a crocette in concorso a domande aperte per professori ampiamente formati con titoli e servizio pluriennale.

Intanto, però, la scuola italiana va avanti grazie ai precari che per l’anno scolastico in corso ammontano a circa 200.000 unità, un esercito di disperati che firmano atti, valutano, prendono parte a tutte le attività collegiali prescritte e sono insostituibili, quando va bene, fino al 30/06 o 31/08 per poi essere mandati via.
A breve inizieranno gli esami conclusivi della Secondaria di primo e di secondo grado, una sorta di colloquio con tesine che non soddisfa nessuno, neanche gli amnistiati alunni.
E a settembre? Cosa succederà? Non si sa…ognuno racconta la propria verità!
Mi domando, allora, da docente precaria di terza fascia con un servizio che travalica di gran lunga i 36 mesi, cosa salvare di questo anno scolastico. Ebbene un aspetto l’ho scovato: per la prima volta non mi sono trovata a dover rispondere alla domanda dei miei ragazzi: “Ma lei ci sarà il prossimo anno?” e soprattutto ai saluti che, nella maggior parte delle volte, sono degli addii.

Bruna Fiorentino

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