La mummificazione prima parte

Nonostante quanto ritenuto da molti, gli egizi non furono i primi ad usare i processi di mummificazione, i primi furono un’antica popolazione cilena nel 7000 a.C.

I primi esempi di mummificazione nella valle dei Nilo risalgono al 4000 a.C. in pieno periodo predinastico e consistevano nel collocare manciate di lino imbevuto di resine in parti specifiche del corpo per riempirlo prima di coprirlo con bende e poi avvolgerlo completamente in una stuoia.

Successivamente il procedimento cambiò ed i corpi venivano essiccati con il natron ma non eviscerati, bensì si cercava di trasformarli in una sorta di statua del defunto, per questo si bendava il corpo e poi lo si impregnava di resina premendo la tela contro il corpo per modellarlo con precisione tanto che ci sono mummie in cui è possibile vedere perfettamente che l’uomo era circonciso.

In alcuni casi al posto della resina veniva impiegato il gesso ed il corpo veniva dipinto con del nero per i capelli, occhi e sopracciglia di verde e bocca di rosso.

Questo perché il gesso dava al cadavere un aspetto più statuario.

Questa tecnica però permetteva solo la conservazione delle ossa ma non del corpo perché all’interno del guscio di gesso la carne si decomponeva.

E’ per questo motivo che si iniziò a sperimentare la eviscerazione sperando che rimuovendo gli organi interni la putrefazione si facesse più difficile.

Tuttavia solo col nuovo regno venne sviluppata la tecnica definitiva ma di questo ne parleremo nella seconda parte.

Benedetta Giovannetti

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