La legge di bilancio 2026 arriva in Parlamento con la promessa di una “transizione ecologica”, ma l’impianto complessivo smentisce l’ambizione dichiarata. L’ambiente resta marginale e frammentato, confinato a misure emergenziali e incentivi sparsi, senza un progetto strutturale che guardi davvero al futuro. Anche quando il linguaggio politico evoca resilienza e sostenibilità, i numeri raccontano una storia diversa.
Uno 0,8% che rivela la mancanza di una strategia nazionale
Il cuore del problema sta nella scelta politica di considerare l’ambiente un tema “trasversale” e non prioritario. Nel bilancio, cultura, ambiente e qualità della vita ricevono in totale solo lo 0,8% della spesa pubblica. Una quota minima che evidenzia l’assenza di una strategia nazionale capace di collegare transizione ecologica, crescita economica e sicurezza climatica. Il risultato è un insieme di interventi scollegati, senza una visione unitaria né una roadmap coerente.
Analizzando la distribuzione delle risorse, emerge una tendenza chiara: la maggior parte dei fondi ambientali finisce in capitoli dedicati alle emergenze, come rischio idrogeologico e calamità naturali. Un approccio necessario per rispondere ai danni, ma insufficiente se non accompagnato da investimenti massicci nella prevenzione. Le rinnovabili, l’efficienza energetica e la mobilità sostenibile continuano a crescere troppo lentamente. Le metropolitane perdono 300 milioni e misure come plastic tax e sugar tax vengono rinviate ancora, rallentando strumenti utili sia sul piano ambientale che fiscale.
La crescita della spesa militare rafforza lo squilibrio delle priorità
Sul fronte delle scelte strategiche, spicca il forte incremento delle spese militari: +3,5 miliardi nel 2026, con altri aumenti già programmati. Una direzione che accentua lo sbilanciamento delle priorità in un momento in cui la crisi climatica è considerata a livello globale una minaccia anche per la sicurezza nazionale. Mentre molti Paesi investono nella transizione per rafforzare competitività e resilienza, l’Italia rischia di perdere terreno. WWF, ASviS, ECCO, Legambiente e numerose reti civiche condividono un giudizio severo: questa manovra manca di visione climatica. Assenti investimenti forti per decarbonizzazione, ripristino della natura ed energia pulita, l’Italia rischia di restare ferma mentre altri Stati trasformano la transizione ecologica in un’occasione di sviluppo industriale e innovazione.
La posta in gioco: scegliere tra emergenza continua e prevenzione
Le associazioni chiedono una revisione profonda delle priorità, spostando risorse da opere controverse e spese militari verso un’economia realmente sostenibile. Senza una scelta politica netta e una strategia chiara, continueremo a finanziare l’emergenza invece della prevenzione. Un rischio enorme per un Paese fragile come l’Italia, che non può più permettersi di oscillare tra promesse e rinvii. Senza una visione che guardi oltre l’immediato, rischiamo di attraversare il decennio più fragile della nostra storia con il passo incerto di chi rincorre l’emergenza, invece di costruire il futuro. E il tempo, oggi più che mai, non aspetta nessuno.
Riccardo Pallotta