IO COLTIVO – diario di una disobbedienza, l’interessante memoir dell’attivista per i diritti civili Matteo Mainardi

IO COLTIVO – diario di una disobbedienza di Matteo Mainardi racconta le dieci settimane di iniziativa politica organizzate da “Io coltivo”, grazie all’interessamento dell’attivista Antonella Soldo. L’autore è stato il volto pubblico dell’iniziativa, che si è svolta tra il 20 aprile e il 25 giugno 2020: ha diffuso giornalmente dei video su YouTube in cui mostrava l’avanzamento della coltivazione della sua pianta di cannabis e in cui offriva consigli a chi volesse fare altrettanto; allo stesso tempo si è impegnato attivamente per far arrivare tutti pronti e consapevoli alla grande manifestazione del 25 giugno davanti a Montecitorio, in cui si è anche autodenunciato come forma di protesta contro la penalizzazione della coltivazione per uso personale. In quest’opera Mainardi racconta sotto forma di diario le dieci importanti settimane che hanno fatto la storia dell’antiproibizionismo: è stata infatti la mobilitazione di disobbedienti civili più numerosa che si sia mai svolta sul suolo italiano. Il diario parte dal giorno in cui le prime persone hanno seminato pubblicamente le loro piante di canapa, tra cui l’autore; il numero poi è cresciuto a circa 2500 – «Con Io Coltivo proviamo ad uscire allo scoperto disobbedendo alla legge e autodenunciandoci. Vogliamo abbattere quello stigma che ci hanno gettato addosso trent’anni di ottuso proibizionismo». In seguito si racconta, parallelamente allo sviluppo dell’iniziativa, anche il progresso della crescita della pianta dell’autore e, scelta davvero vincente, alla fine di ogni settimana vi è anche una guida passo dopo passo per aiutare nell’auto coltivazione della cannabis. Ciò che più colpisce è l’evidenza che, settimana dopo settimana, il numero delle persone disposte a rischiare la loro libertà per vincere una giusta battaglia sia aumentato, ma non l’interessamento dei vertici dei partiti di maggioranza, sebbene ci fossero ormai i numeri per essere visibili e per stimolare un dibattito con le Istituzioni. Per Mainardi i primi muri da abbattere in ogni atto di rivendicazione sociale sono sempre gli stessi: quelli della censura e/o della disinformazione; nel caso della legalizzazione della cannabis sono presenti entrambi, e per decenni hanno creato più danni che offerto benefici. Come riportato nel testo, dalle parole di Michele Usuelli, consigliere regionale della Lombardia: «Io Coltivo in qualità di membro della Commissione Antimafia, perché il mercato illegale degli stupefacenti in Italia vale 30 miliardi di euro all’anno: cannabis e hashish contribuiscono per poco meno della metà. Chiudere immediatamente uno dei grandi ‘rubinetti di liquidità’ della criminalità organizzata attraverso l’auto coltivazione rappresenta un’azione di responsabilità nei confronti dello Stato».

Facebook

Articoli simili

Summer Edition di Visioninmusica è a Terni

I BTS conquistano Billboard

Masterclass al Brancaccio Musical Academy