I suoni che calmano stati di ansia e paranoie

La scoperta messa a punto dalle neuroscienze

E’ un fatto noto che i suoni a cui si è esposti possono riverberarsi sullo stato psico fisico degli esseri umani.
Ma c’è anche chi è andato oltre rispetto a questa rilevazione esperienziale e ha condotto una serie di studi
apparsi sulla rivista di settore “Scientific Reports”. La pubblicazione in questione è apparsa il 13 ottobre 2022
e porta la firma di tre autori. Il primo autore è il neuroscienziato Emil Stobbe del Max Planck Institute for
Human Development in Germania. Seguono J. Sunderman, del dipartimento di psichiatria e psicoterapia del
centro universitario Hamburg-Eppendorf (Germania) e S. Kuhn.

Andando al cuore dello studio, si può dire che sono stati messi sotto esame gli effetti sull’umore prodotti dai
cosiddetti paesaggi sonori urbani e dai paesaggi naturali. L’esperimento ha coinvolto circa 300 persone a cui
sono stati sottoposti questionari e test cognitivi sia prima che dopo l’esposizione ai suddetti suoni. Si è così
scoperto che i rumori urbani di clacson e traffico sono stati associati ad aumenti significativi di stati
ansiogeno depressivi. Mentre stati di ansia e paranoia sono risultati notevolmente affievoliti a seguito
dell’esposizione dei soggetti al cinguettio degli uccelli. E’ dunque il canto naturale degli uccelli ad essere
risultato un balsamo rigenerante per la psiche delle persone. Una scoperta, questa, che può avere
implicazioni di vario tipo e ad amplio spettro.

Perché non pensare quindi ad introdurre compilation canore degli uccelli all’interno dei reparti di degenza
dove lo stato d’animo non è dei migliori? O ancora perché non condurre sedute di psicoterapia con il
sottofondo di melodie provenienti dal mondo naturale? L’umore dei pazienti ne potrebbe sicuramente
beneficiare con prevedibili migliori risposte alle terapie. Se poi anziché alle registrazioni del canto degli
uccelli, ci si esponesse ad esperienze immersive nella natura, i benefici potrebbero essere ancora superiori.
Ed infatti sono gli stessi ricercatori a chiosare dicendo che “nel complesso i risultati hanno implicazioni
interessanti per ulteriori ricerche”. In attesa di saperne di più, quando l’umore è nero proviamo ad immergerci
nella natura o quantomeno culliamoci sulle registrazioni delle melodie canore degli amici uccelli.

Di Maria Teresa Biscarini

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